ANNA E MARCO

Anna e Marco


Di Fabio Baldrati  

 

“Marco dentro a un bar, chissà
cosa farà.
Poi c’è qualcuno che trova una moto si può andare in città.
Anna bello sguardo non perde un ballo.
Marco che a ballare sembra un cavallo…..”


Lucio Dalla (Anna e Marco)

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Auguro “buon viaggio” a chi
avrà la pazienza, la voglia, la bontà d’animo di leggere fino alla fine questa
storia  assolutamente reale, vera come vero è il buon Dio. E’ certamente una
delle cose migliori che ho mai composto da quando racconto il mondo motociclante.
Lo dovevo a Marco, e ad Anna.

 

Ho scritto Anna e Marco di notte, come un gufo, nell’unico momento in cui la
”pace”sembra avere la meglio e il silenzio ammanta ogni cosa in una sorta di
incantesimo. Anche il silenzio è una rarità, a me fa bene all’anima.
Anna mi ha incoraggiato in questa stesura: “farà piacere a Marco, e anche a
me, scrivila”

Ho fatto del mio meglio.

DrimDrim DrimDrim DrimDrim (telefono)   “Pronto? ……sì, ‘glielopasso…..prego.
Fabioooooo. E’ per te. Telefono”.

Lascio Beatrice, mia nipote,
in compagnia delle sue bambole e mi dirigo verso l’apparecchio. “Ciao Fabio.
Sono Anna….”.

E intuisco immediatamente:
purtroppo è accaduto ciò che temevo e questa telefonata dalla Toscana non giunge
inaspettata.

 

Vi parlerò di due bellissime
persone: Anna e Marco. Vi racconterò di una sincera amicizia scaturita dalla
comune passione per una motocicletta dai grossi cilindri a –V- la cui virtù
trascende ogni qualità meccanica : mi riferisco a quel suo prodigioso potere che
fa incontrare le persone.

Non citerò i loro veri nomi,
Anna e Marco è il titolo di una bellissima ballata di Lucio Dalla in cui,
forse, esiste qualche analogia. Se avete questa canzone inseritela nello stereo:
ascoleterete una poesia i cui versi raccontano di   “….una moto per andare
in città”
. Bè, quella moto era una Guzzi Falcone, molti anni fà.

Se non erro la nostra
conoscenza risale alla primavera del 98, forse era il 99, ricordo

comunque bene quel luminoso
sabato pomeriggio.

Eccolo.

Percorro la statale della Cisa in direzione Parma-Autostrada A1; torno a casa
dopo alcuni giorni trascorsi nella riviera toscana rigorosamente con tenda e
sacco a pelo.
Presto il sole diventerà “pesante” sui monti e sarò a casa a notte fonda.
Pazienza,…….in fondo non mi spiace immergermi nel buio in compagnia del
grande “cono” luminoso. Avete mai viaggiato in moto di notte? Io lo trovo
piacevole.

Davanzti ai pugni sui manubri c’è un sinuoso “nastro” d’asfalto in cui la mia
Guzzona
va “giù” a meraviglia da ogni lato, libera da qualsiasi pesantezza.
Sono ingordo e insaziabile di quel grigio-argento sfuggente che ogni volta vedo
“correre”  lì, appena un palmo sotto ai piedi, veloce, infido, sempre durissimo.
Eppure nemmeno “lui” è cattivo e se lo rispetti non ti “morde”.

A volte è indescrivibile il
piacere che sà regalarti una motocicletta, ad esempio una Guzzi California.
Ho scelto questo modello  pervaso da qualche dubbio dopo anni di 1000 SPIII ,
ebbene col tempo e i viaggi stò diventando un fervido estimatore di questa moto
dal vago stile Custom e la reputo essere una delle Moto Guzzi  “più Guzzi”  mai
realizzate a Mandello. Non scenderei mai da quella avvolgente sella, credo che
questa moto offra qualcosa di raro: il “piacere di guida”.

Ecco il valico della Cisa circondato dal bel panorama dell’appennino
Tosco-Emiliano. Numerose le moto posteggiate per una rituale sosta: quasi tutte
Super Racing dai colori di guerra come vuole la “tradizione” in questi
Passi. C’è una Moto Guzzi molto particolare che attira il mio “colpo d’occhio”:
è una 1000 SPII color marrone-blù carica di bagagli, sporca di insetti e di
pioggia “asciugata”, sulle borse laterali numerosi adesivi delle località
“conquistate” (c’è quasi tutta Europa), ogni particolare di quella moto emana
l’orgoglio di tanti viaggi vissuti a pieno respiro. Quì “devo” posteggiare la
mia moto.

Getto una occhiata a quel
tachimetro: 90.000. Sulla sella consunta vi sono adagiati due caschi e uno di
essi porta sul retro la famosa massima di Rudyard Kipling: “esistono
solamente due tipi di individui: quelli che se ne restano a casa e quelli che
non ci stanno”.

Graaaaande!


”…….ARRIVO’ COME UN
CAVALIERE SUL SUO DESTRIERO”


Li vedo venirmi incontro sorridenti come se ci conoscessimo da sempre, avrete
capito: sono Anna e Marco.

Non so ipotizzare la loro età ma
non sono certo ragazzi, forse….. sulla cinquantina? Non saprei. Indossano
completi in pelle nero-marrone dallo stile retrò e la loro è una eleganza
austera che nessuno specchio modaiolo ha suggerito. Mi salutano come fanno i
vecchi amici. Ci presentiamo: sono toscani, anzi toscanissimi con quel dialetto
che allunga le parole in cantilena e mette le “H” al posto delle “C”.
Marco  è rasato a zero sul capo probabilmente perchè come me soffre il
dispotismo del casco: “zerohapellizeroproblemiiiiiiiii “.  Anna porta i
“hapelli horti” e un leggero trucco nel contorno-occhi.

 Essi incarnano la gioia in
terra ogni volta in cui i loro volti si illuminano con un sorriso, e sorridono
spesso. Sono marito e moglie da chissà quanti anni, da una vita, e sono
bellissimi. Entriamo insieme nel bar e nasce così fra noi una sincera amicizia.
Quando rivelano la loro età…..non ci credo. Possibile?! 67 lui e 59 lei. Marco
con fare sibillino mi svela  il loro elisir di giovinezza: “l’èlamotoguzziiiiiiiiii
“.

Si sono conosciuti negli anni 60 grazie ad una Guzzi Falcone, mi dice
Anna:  “sembra ieri……quando arrivò come un cavaliere sul suo destriero” .

Poi è venuta la mitica V7
Special
, la California 850, la 1000 SP e l’attuale 1000
SPII
.
Anna e Marco: sempre insieme a vagabondare per mezzo mondo. I loro occhi si
accendono come tizzoni ardenti quando raccontano dei tantissimi viaggi vissuti
sempre in tre. In tre? Sì, la terza figura è “lei”;  “lèllamotoguzziiiiiii”
vissuta come una leale compagna di viaggio. Marco passa una mano sul serbatoio e
con orgoglio: “l’èllultimamotociclettarimastaaaaaaaaa “.

Anna e Marco significano 40
anni di amore, di passione, di gioia per la vita. Una bellissima storia umana.
Una storia di motociclisti come ve ne sono moltissime nel nostro mondo. Una
maggioranza poco appariscente fatta di “Anna e Marco” dotata di una luce diversa
nello sguardo, gli ultimi “vivi” in un conformismo di sonnambuli, un “popolo”
che ti saluta per strada senza conoscerti, che si ferma a chiederti “tutto
OK?”
se sei fermo sul ciglio, che si ritrova ai raduni ovunque questi siano,
nel freddo o nel caldo, ……eh sì, amici, provo una frustrazione infinita quando
penso che la nostra “civiltà”, il nostro mondo, finiscono infangati a causa di
quattro stupidi e due ubriaconi “motociclisti” per errore. Non mi ci abituo. Ci
soffro.

Dopo il consueto spuntino nel bar decidiamo di viaggiare insieme fino alla
Autostrada A1. Invito Marco a fare da battistrada: è la cosa migliore (penso),
non è più un “ragazzo”…….il Marco, quindi che sia lui a disporre l’andatura.

Marco monta in sella e gira
la chiave: Wrummmmmmm!  Cuore di bicilindrico!  Anna “pianta” un piede in
una staffa e sale sù in un baleno. Non posso immaginare ciò che mi aspetta:
suderò sette camicie per seguirli!

Anna e Marco in sella alla loro Moto Guzzi sbugiardano quell’armamentario di
stupidi preconcetti che da sempre ci seguono alla stregua di un’ombra
indesiderata: il motociclista è “giovane” quasi per decreto legge, anzi è“giovinastroescavezzacollo”,
non solo, pure “maschio”: molte donne oggi vanno in moto e sono una
meraviglia da guardare, …..ma la miopia di certi osservatori è avvilente, più
sono autorevoli e più sono miopi.  Perché costoro sono così ottusi?


“SCUSAMI SE SONO STATO UN PO LENTO….”

Quella moto là davanzti
“pendola” ogni curva con stupefacente facilità: essa è la dimostrazione di come
anche la guida di una moto può esprimere una forma d’arte, nulla a che vedere
con la volgarità di certe sgassatone.  Anna e  Marco sono due artisti: quella
“sagoma” carica di bagagli disegna traettorie perfette e guizza via curva dopo
curva sempre sicura, mai indecisa ……e che “pulizia”, che stile! raramente si
accende la “luce” della frenata,….. quel “ragazzo” di settant’anni guida da
Dio assecondato a meraviglia dalla sua compagna in perfetta simbiosi con la moto.Sbaglia
chi reputa essere il passeggero semplice “zavorra”.

Oh…..! Che meraviglia
seguirli con lo sguardo! Però che fatica! Devo metterci del bello e del buono
per seguire quei due “anelli” d’argento (gli scarichi) sotto alle borse
laterali. Quei rimbrotti e i risucchi nelle “staccate” mi ricordano la mitica
V7 Sport
di Silèzi (silenzio) quando passava per le contrade del mio
paese, nella Bassa Romagna, nel 1973: era nera come l’inferno e portentosa nel
rombo. Unica. Tutti la indovinavanzo in lontananza. Io la volevo, la volevo, la
volevo da grande.
“Scusami se sono stato un po lento…..”  mi fa il Marco all’arrivo della
A1. Alla faccia della lentezza! Sono stanchissimo! Raramente ho rivisto
un talento simile nel condurre una moto. All’imbrunire ci salutiamo con una
stretta di mano: io diretto verso Bologna-Ancona, loro in direzione opposta (un
“salto” in Svizzera).

Ci siamo ritrovati qualche tempo
dopo fra le colline del Chianti per una indimenticabile bistecca alla Fiorentina
annaffiata con un Chianti-Rosso mondiale. Poi ancora insieme nel Delta del Po,
nuovamente in Toscana, in Garfagnana, e ancora in Maremma. Bellissimi Week-End
trascorsi nel miglior stile Guzzista: buona tavola e tanti chilometri
nella celebrazione di una amicizia sincera, di una passione. Avrei voluto
conoscere Anna e Marco molto tempo prima.

 


“CIAOFABIOOOOOOOGUARDAQUIIIIIIIIIIIIIII…….”

Risale all’autunno del 2000 il nostro ultimo incontro, il più gioioso…..e
afflitto.
Sono al Passo del Muraglione fra Forlì e Firenze: mitico luogo di ritrovo per
decine di motociclisti nel corso di ogni fine settimana. Fra l’arlecchinume di
mille tute integrali e super-bolidi-racing spunta un rombo sommesso
inconfondibile per le mie orecchie: rhurhurhurhurhu…….per me quel
bicilindrico è inconfondibile come la chitarra di Eric Clapton, anzi quella di
B.B. King. E’ certamente una grossa Moto Guzzi. Eccola, la intravvedo, ma……è
lui!  Anzi loro!  Loro tre!  …..Ah! Che magnifico vegliardo! Quel  Cavaliere
Errante e la sua dama in sella al loro “destriero” di argento antico emanano una
trionfale quanto severa austerità. I cilindroni alettati di quella 1000 SPII
sembrano due torri Guelfe, i tubi paraurti luccicano al sole, le valigie
laterali e la borsa-serbatoio ornate con decine di “trofei” di viaggio. Davanzti
a loro si stende un regale tappeto di ammirazione e stima spontanea. Che
spettaaaaaaaacolo! Dovevate esserci quel giorno, amici, sì, dovevate vederli
Anna e Marco. Una lacrima di gioia mi ha attraversato il volto.

…….Poi un’altra lacrima mi ha
“segnato” come una ferita.

Tutti ammiccano, sorridono,
indicano, e domandano: “ma chi sono quelli?”.  Vi dico io COSA sono:
MOTOCICLISTI. E quella lì è una MOTOCICLETTA. Una Moto Guzzi! L’ultima rimasta.
Guardateli bene.

E’ una scena vista altre
volte: in molti si avvicinano ad una “eroica” motona carica di gloria, bagagli e
umanità, la osservano con stupore e curiosità nella quasi totale ignoranza di
quei principi che più nobilitano questa nostra passione: viaggiare, conoscere,
condividere, raccontare, incontrarsi. VIVERE.

 

Quando Anna e Marco incrociano
il mio sorriso……..” FABIOOOOOOO!”. Ci abbracciamo con la gioia dei
bimbi. Anna è sempre lei. Marco invece…….mio Dio, non è più Marco: è pallido
in volto, dimagrito, il collo gli balla nella camicia mentre i suoi occhi sono
spenti, inerti, sembrano non vedere. Terminare questo viaggio, per lui, è una
impresa titanica. Restiamo insieme a lungo afflitti da una comune coscienza
incoffessabile: è il nostro ultimo incontro. Non servono parole. Marco non sta
bene.
Quando giunge il momento di salire sulla moto Marco cerca l’aiuto di Anna e
finalmente in sella, col fiato grosso, gli vedo una goccia correre giù dal
volto…..forse una lacrima. Anna mi sorride malinconica. Marco mi lascia così:
CiaoFabioooooGuardaquiiiiiiii L’èl’ultimarimastaaaaaaaaa”.  Wrummmmm!
Clock della prima, VIA. Li vedo rimpicciolire…….scomparire
nell’ultimo viaggio. L’ultima volta. Nulla. Solo il nastro grigio dell’asfalto
che si estingue, là …. in una curva lontana.


“Peeeerò,….mica male”

sento alle spalle in tono serafico, e sbotto: “lo puoi ben dire!”.
Rifletto sul meraviglioso dono della vita di cui spesso siamo indegnamente
incoscienti. Un groppo alla gola mi assale con veemenza, ho il mento tremulo,
sento gli occhi allagarsi, faticosamente mi contengo dallo “scoppiare”.


A volte mi sento chiedere il “perchè” del mio essere “motociclista” e sempre
rispondo con un sorriso non trovando le parole per definire una passione, un
modo di “essere”, uno stile di vita che accomuna tantissime persone come Anna e
Marco. Siamo noi: il Popolo Motociclista. Io appartengo alla etnia
Guzzista
come Anna, come mio padre, come mio nonno, come Silèzi.
……come Marco.

Sì, sono Guzzista. Esiste
un’altra motocicletta così? No, non esiste. Possiamo trovare solamente di
“meglio” o “peggio”, ma nulla di simile. Anche per me è l’ultima rimasta come lo
era per Marco. Marco era un motociclista “vero”.

Te ne sei
andato nel sonno………via come la piuma di Forrest Gump. Eri
bellissimo.
Presto telefonerò ad Anna.

 

Lampeggi a –V-


Fabio Baldrati

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