Una treccia volante

Avevo la Guzzi California quando quella treccia volante mi stregò il manubrio, ero largo e pesante….ma anche più stretto e leggero non avrei mai raggiunto quell’amazzone.
Tornavo da un “giro-in-giro” di alcuni giorni trascorsi nel centro-Italia: da sempre i miei panorami prediletti.

Rhurhurhurhurhu… le testate del bicilindrico pulsano davanti alle ginocchia, come al solito. Immagino la danza delle valvole, il vorticoso frullare dell’albero-motore, il Sali-scendi di due grossi pistoni che non sanno trovare pace. Sul portapacchi i “rotoli” della tenda e del sacco a pelo, il bauletto sul serbatoio, le borse laterali piene….sono pesante, eppure vado “giù” bene fra curve e tornanti, mi godo la bellezza dei paesaggi appenninici fra Toscana e Romagna, mi sento “a posto” con me e con il mondo, e con la mia moto: trovo questa ergonomia azzeccatissima, infatti ci stò “in groppa” da mattina a sera senza stancarmi: il manubrio “aperto” ma non troppo, la sella avvolgente, le pedane poggiapiedi, il cambio a “bilanciere” che fa Clock col tacco. Certo la California non è un fulmine di guerra, però mi è rimasta nel cuore, la ricordo buona come il pane: lo mangi ogni giorno e non ti stufa mai (ne ho “consumate” due).

Nel tardo pomeriggio di una domenica di giugno “risalgo” dalla Toscana verso la Romagna, tante moto: un bel popolo.
All’uscita di una curva mi avvicino in “staccata” alle spalle di un cavaliere elegante. Anzi molto elegante: profilo snello, garbato, stà sulla moto con una grazia istintiva che nessuno specchio ha suggerito. E che stile! Metro dopo metro mi avvicino a quella proporzionata figura….indossa un completo scuro abbastanza aderente, fra spalle e gomiti due striscie bianche in vista, un casco rosso integrale, anzi no, intravedo la visiera scura abbassata.
Guida in lentezza con la mano sinistra sulla coscia come a godersi per qualche minuto il paesaggio, a me accade spesso. Poi riporta la mano sul manubrio, si “aggiusta” alla guida in previsione di alcune curve ghiotte che sembra conoscere bene. Gli sono abbastanza vicino e preferisco scalare una marcia invece di superarlo.

Superarlo? SuperarlA! Procede in mezzo alla corsia, quando mi vede negli specchi fa un cenno di saluto quasi a scusarsi per il “tappo”, contraccambio con un lampeggio, sotto al bordo del casco una treccia di capelli neri le accarezza la schiena….è una ragazza! Ci avrei scommesso: troppa grazia. Guida una “naked” blù: una moto non troppo pesante e maneggevole fra le curve, credo una 750. Rhurhurhurhurhu… per un lungo tratto metto le ruote nelle sue traiettorie. Cresce in progressione a “pendolare” curve e tornanti verso il passo della Consuma. Una bellezza da guardare e seguire, è più esatto dire inseguire: quella lì sa andare in moto come pochi maschietti sanno fare, è pulita nella guida, non rischia mai, rispetta con riverenza quel “limite” che tutti conosciamo (e non tutti rispettano).
Incontriamo tante moto di ogni tipologia: ci salutano puntuali, amici mai visti prima. Per me questa si chiama Civiltà-della-motocicletta.
Scivola via agile fra le curve in perfetta simbiosi fra due “lei”: lei stessa e la moto. Rimpicciolisce davanti a me…. l’ultimo colpo d’occhio è una treccia nera con un nastrino giallo al vento fra le curve…. nulla. Sono largo e pesante, oggi proprio non posso pensare di tornire curve per mantenere il “contatto” con quell’amazzone: chi la prende? Ci vuole Stoner! Buon Dio…. guidava da Dio, e non rischiava mai. Forse la rivedrò sul passo della Consuma, chissà che tipo sarà.

Ma sulla Consuma affollata di moto lei non c’era, l’ho cercata fra “cilindri bulloni e facce”, ho visto solamente la mia speranza di trovare una treccia nera: speranza che ho avvertito altre volte nei miei “giri-in-giro” fra Romagna e Toscana. Non l’ho più rivista. Dove sei magnifica treccia nera?

Trovo che le donne in moto siano semplicemente, normalmente, squisitamente BeLLiSSiME: da sempre e per sempre. Come passeggere e come guidatrici.
Prima o poi rivedrò davanti a me una treccia nera su una “naked” blù….non la raggiungerò mai.

Fabio Baldrati
(Guzzi Stelvio 1200 “la guzzalda giumenta”)

 

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