Jonathan Livingston (….noi come lui)



Jonathan Livingston

(….noi come lui)

di Fabio Baldrati


“La maggior parte dei gabbiani non si
danno la pena di apprendere, dal volo, altro che le nozioni elementari: gli
basta arrivare dalla costa a dov’è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior
parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì,
invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più di ogni altra
cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi in cielo”.

Ormai sapeva bene di non essere di carne e ossa e penne, ma un’idea: senza limiti né
limitazioni, una perfetta idea di libertà”

Richard Bach
(il gabbiano
Jonathan Livingston
)




Ho sempre coltivato interesse per la letteratura, a casa mia vi sono libri
“seminati” un po ovunque. Molti mi piace rileggerli e con stupore posso
riscoprirli, di altri mi pento della lettura più dei soldi che ho sprecato per
comprarli. Mentre alcuni, pochissimi, sono “esseri viventi” (come certe moto),
perché riescono a esprimere un ideale.
Fin dalla primissima moto, una 1000 SP, un piccolo-grande libro trova spazio in
un angolino di una borsa laterale: “il gabbiano Jonathan Livingston”.
Correva il 1981, sembra l’altro ieri. Uuuuuu…come passa il tempo!
Ogni volta in cui sono andato a prendere la tuta anti-pioggia, oppure a cercare
una carta stradale…”lui”, Jonathan, c’era sempre. E’ sgualcito e logoro,
alcune pagine sono ormai illeggibili; nel suo angolino buio è sopravissuto a
circa 400.000 chilometri, a 29 anni di…tutto: caldo e freddo, umidità, polvere,
sussulti e vibrazioni, e bagagli prepotenti che esigono il suo esile spazio di
11×18.
E’ quasi “finito”. Eppure vuole ancora vivere, viaggiare con me, ascoltare il
pulsare del bicilindrico, partecipare alle mie emozioni che qualche volta sono
piccole angoscie. Le pagine restano ostinatamente attaccate come se fossero le
penne del suo corpo.

Certi libri sono esseri viventi; come certe moto.


Dal semplice giro “fuoriporta” al più lungo viaggio attraverso l’Europa,
Jonathan
è sempre stato con me, puntualmente è “volato” dalla-borsa-destra/alla-borsa-destra
di ognuna delle mie Moto Guzzi. Anzi è stato “sopra” di me: mi ha protetto da
ogni insidia, non sono mai caduto, neppure una volta, mai un incidente. Tutta
fortuna? Certo (…forse).


Portami ancora “bene” vecchio gabbiano indomito.


Ridi pure amico mio…che posso dirti…: “non è vero ma ci credo”. Ognuno di
noi crede nelle proprie piccole-grandi superstizioni, perché è umano. Chi le
rinnega con superiore “sufficienza” mente a se stesso. Il “gabbiano Jonathan
è sempre stato il mio amuleto, è più di un bel libro: rappresenta un ideale di
libertà forse perduta, una ricerca della bellezza in ogni cosa che fai, “volare”
oltre le leggi precostituite dallo stormo (…dal gregge).
Chi ha scelto la moto per vedere un po di mondo è
inconsciamente un “gabbiano Jonathan”, un sognatore sopravissuto
all’omologazione. Non saremo mai gapponi domestici; anche se provano di tutto,
tutti i giorni, per ridurci al cortile.



LE 100 PAGINE


In un centinaio di pagine Richard Bach racconta di un gabbiano che esce dallo
stormo dove volare è solamente un goffo sistema per procacciarsi il cibo. Si
scontra con i pregiudizi degli altri, esce dal “gregge” per cercare la bellezza
del mondo, per seguire la propria legge interiore e l’essenza del “volare” come
atto di perizia. Jonathan scopre così il piacere particolare celato nel
far bene le cose a cui si dedica.
Noi come lui, insieme.
Scrive Bach: “Più di ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva
librarsi nel cielo
”.
Più di ogni altra cosa, a me piaceva andare alla scoperta del mio paese in sella
alla mia moto: la Moto Guzzi. Dalle alpi trentine decise a conficcarsi nel blù
del cielo, ai boschi “canadesi” odorosi di resina della Sila, in Calabria. Dai
borghi ombrosi del nord, dove il rombo sommesso del bicilindrico echeggiava fra
i muri, ai paesaggi straordinari del centro-Italia che ancora oggi restano i
miei prediletti; fino al profondo sud, assolato e luminoso, caldo e sanguigno.
Sempre con me “le 100 pagine”.


“lui”, Jonathan, c’è sempre. Sempre
con me “le 100 pagine”


UN LAKOTA COL SUO CAVALLO


Giornate vagabonde alla scoperta di luoghi e strade avulse al traffico, percorsi
inesistenti sulle guide turistiche, eppure per me inconfondibili: finemente
disegnati in giallino sulle carte stradali. Quasi sempre solo, e quasi sempre
fruendo dei camping con tenda e sacco a pelo fissati sul portapacchi. Mangiare
quando hai fame, fermarti se sei stanco, il tuo orologio è costituito dalle
diverse “altezze” del sole. Il ticchettio della moto accaldata a un metro dalla
tenda…prendi sonno mentre “lei” raffredda e diventa silenziosa nel buio.
Un Lakota in simbiosi col suo cavallo.
Piccole e grandi sensazioni vissute in sella alla moto; la gioia di aver
“respirato” luoghi bellissimi, mirabilmente sconosciuti, dei quali neppure
immaginavi l’esistenza. Qualche piccola angoscia da solitudine lontano da
casa…verso sera, col maltempo, mentre non trovi un camping e neppure un
alberghetto. Solo come un lupo, anzi un gabbiano. Qualche volta paura, paura
vera, col bluastro pesante davanti ai pugni chiusi sui manubri mentre le prime
gocce al “mercurio” arrivano impietose. Capisci cos’è la paura, una sensazione
che erroneamente credevi di conoscere, e invece no: ciò che a volte proviamo nel
nostro vivere quotidiano non è paura, ma angoscia. E il coraggio? Cos’è? Il mio
coraggio è aver paura ma andare avanti ugualmente.
La maggioranza dei “gabbiani” appollaiati ai margini del loro giardinetto, oltre
il quale non sono mai andati, mi guarda ottusamente quando racconto di luoghi e
paesaggi del nostro paese di cui ignorano tutto. Ehi voi!…Solo “pallone” e
tele-quiz? Nient’altro? Per loro andare sù e giù per lo “stivale” in sella a una
moto così…solo per vedere com’è fatto, dormire in una tenda col sacco a pelo…è
roba da matti.

Ho sempre pensato che viaggiare nel proprio paese
per conoscerlo sia un dovere, oltre che un piacere. Dedicare tempo ed energie in
questa esperienza serve a costruire dei cittadini migliori, consapevoli di
“cosa” sia questa nostra Nazione; perché conoscenza è coscienza.
Attraversando luoghi e contesti della nostra storia non puoi sottrarti a qualche
riflessione: chi siamo, da dove veniamo. Nessun libro di storia o geografia
potrà mai essere più virtuoso.
E ho sempre pensato che si può imparare di più
lungo il tragitto per andare a scuola, invece che a scuola.


Quasi sempre in camping.

Un Lakota in simbiosi col suo cavallo


Passo Godi,

Parco Nazionale d’Abruzzo


La piana di Assisi

(Umbria)


Presso il Museo Ideale di
Leonardo Da Vinci


(Vinci, a nord di Empoli, Toscana)



L’ESSENZA


Sono grato alla Moto Guzzi, perché mi ha fatto conoscere il mio paese. Ho
imparato ad amarlo, ad esserne orgoglioso; spesso a detestarlo per le brutture e
gli sfregi continui inflitti ai nostri paesaggi nella generale indifferenza. Gli
italiani si accorgono del “dissesto” solo quando gli entra il fango e l’acqua in
casa…dopo che si è costruito ovunque in modo folle e immorale.
Ecco, per me la vera essenza di questa passione è il Mototurismo. Non ho
mai conosciuto la velocità massima raggiunta da una moto. Mai. Mai ci ho
provato, perché mi importa meno di nulla. Velocità e super-prestazioni sono
“meraviglie” perniciose che purtroppo identificano moto e motociclisti
nell’immaginario collettivo; altro non sono che una faccia volgare, una
mortificazione per i tanti piaceri Civili offerti dal “bell’andare in
moto”. Gli stupidi (sì: stupidi) che ogni domenica sulle strade di montagna
fanno cose da galera col manubrio fra i denti e i colori di guerra…non hanno
capito NIENTE di questa passione. NIENTE. Poveri ragazzi convinti di avere il
“manico” candidati al pronto-soccorso (…se non peggio).
Credimi amico mio: la “Super-Sportiva”, la “più potente della categoria”, il
culto del “racing” che sulla giornalaglia motociclante regna incontrastato, sono
la rovina di questa passione. Poi si commentano da soli certi “dark-riders” del
cattivo gusto adorni di teschi in “bella” mostra sulla schiena…
Da sempre li chiamo “tre Re Magi”; chi non sa nulla del mondo motociclante
matura qualche idea in proposito grazie a Gaspare, Baldassarre e Melchiorre.
Poveri noi…e accidenti a loro.



Il
borgo natale di Michelangelo: Lassù, nella casina più in alto, nasce il
grande artista nel 1475. Caprese Michelangelo (fra Toscana e Umbria)


“la Busca”,

appennino tosco-romagnolo


La porta d’ingresso del borgo di San
Leo (fra Romagna e Marche)



TRE Re MAGI


Eccoli quà, i magnifici tre; se qualcuno si sentirà offeso…significa che
appartiene a questi “ordini”. Pazienza, non devo candidarmi alle elezioni e del
loro voto non mi importa nulla (neppure lo vorrei).

Gaspare
è lo “smanettone”; è corazzato come un improbabile gladiatore variopinto e non
si preoccupa troppo di com’è fatto il suo bolide, non gli importa nulla di cosa
“frulla” dentro alla carenatura-sarcofago della sua XG1100RZZ…gli importa che
abbia 10 HP in più della versione precedente, per un ammontare di cavalleria che
non può sfruttare neppure al 50%. Gaspare fruisce esclusivamente di due strade
alpine per dare “la paga” ai suoi simili, e per migliorare il suo
“tempo-personale” nel tratto da un certo paesello fino al valico (….che follia).
Ha memorizzato ogni curva al centimetro per meglio andare “in piega” di chiappe
e ginocchia, il bar-paninoteca sul passo è il suo “box”. Alberi e paesaggi? Roba
per quei bradipi (come me) sempre lì…fra le balle, fra le “sue” curve a
guastargli la festa.
Come fanno a divertirsi così?! Questi “fuoriclasse” vanno in moto qualche anno,
fanno prodezze da codice-penale, poi sovente si stufano e (s)vendono tutto
convinti di aver toccato la vera essenza della moto…(sempre che non siano finiti
in tragedia prima).
A ridosso di certe curve vi sono fiori deposti in memoria di qualche povero
ragazzo che credeva di avere il “manico”; ogni domenica l’ambulanza ne porta
“giù” un paio con le ossa “smontate”, poi ci vuole il dott. Haus per
“rimontarli”. Le imprecazioni degli automobilisti “sopravissuti” a certi
sorpassacci in curva sono letame sul ventilatore contro tutti noi. Ai troppi
Gaspare dobbiamo la moto intesa come veicolo infido, pericoloso e
“ammazzagiovani” (giovinastri).

Baldassarre
è il “cambiamotoditendenza”. Anche a lui importa poco di com’è fatta la sua
meraviglia all’ultimo grido: “ho preso questa perché adesso và questa…”.
Baldassarre sembra l’improbabile “modello” di qualche linea di
abbigliamento-tecnico-firmato-specifico, spende una piccola fortuna in
chincaglieria “dedicata” di cui a malapena comprende l’utilità. “Euri” a gò gò
che vanno dal casco agli stivaletti; per continuare col “catalogo-completo” di
accessori nella cui indispensabilità crede fervidamente. La sua cavalcatura è la
migliore in assoluto perché così hanno decretato “i vangeli”: le
prove-comparative della stampa settoriale. Nella versione “racing” è alla caccia
del casco uguale a quello del “fenomeno” di turno, così la tuta e il resto,
mutande comprese; stessi colori, stesso numero “di gara” attaccato addosso e sul
cupolino. E ovviamente la moto in “fotocopia”. Nella versione “turing”…tre bauli
rigidi (…vuoti) per decine di “litri”, profili para-colpi, fari
supplementari…Baldassarre sembra un temerario sulle orme di Marco Polo, e
invece…non si è spinto oltre qualche passo appenninico. Tra sì e no 2000 Km
all’anno. Osservi tutto quel ben di Dio troppo luccicante e lo paragoni a una
motosega per tagliare un formaggino (“adesso và questa…”).
E
così chi va in moto è indistintamente sfarzoso, spocchioso, snobista e danaroso:
Andrebbero tassati come si deve…’sti beni di lusso!”.
Baldassarre ti vogliamo bene (!).

Melchiorre
non è un “modello-indossatore” alla Baldassarre, ma un’attore (da teatrino).
Anzi no, è entrambe le cose. Esibisce pellame nero sfrangiato, spesso disegni di
teschi e mortirie varie sulla schiena, catenarie penzolanti alle cui estremità
non ho mai capito cosa accidenti vi appende. Cattivo gusto a profusione. Eppure
non sembra cattivo, anzi non mi stupirei se fosse un tenerone di mammà. Recita
la sua particina di “Easy Rider” a deretano basso, stivali texani là…avanti
mezzo metro dal motore, brache da vaccaro, braccia per aria. Così vuole il mito
strombazzante. Il suo è un illusorio modo di “essere”: di questo si è
auto-convinto. Si sente il ragazzone-capellone dei telefilm con le fiamme di
fuoco disegnate sul serbatoio “a goccia” e gonfio di steroidi come un vitello da
bistecche. Lui è un “biker”…ah bè bè…mica un semplice sfigato motociclante come
te. Gli domandi cos’è un “biker”, lui ti guarda come farebbe un critico d’arte
quando gli chiedi i “perché” di un’opera cubista: “non puoi capire…”.
Eppure tu, sfigato motociclante che non puoi capire, spieghi al bisteccone
Melchiorre che il motore della sua “scultura” (20.000 “euri” solo di
aggeggistica e cromature) è un “bicilindrico-longitudinale-a-V-di-60°”, non “uno
davanti e uno dietro
” come lo chiama lui.
E bravo anche Melchiorre: “bruttisporchiecattivi…guarda lì…hai visto come vanno
in giro conciati? Mah…motociclisti: che gentaglia. ‘Stanotte mi hanno rotto i
timpani con quelle marmitte sfondate…non ho chiuso occhio! Dipendesse da me…

E’ pur vero che il mondo è bello perché è vario, e fortunatamente non tutti sono
come il sottoscritto: noioso mototurista Guzzista in grigio-blù con un
romanzetto in saccoccia come “santino”. Con quale diritto salgo in cattedra e
dispenso bocciature e promozioni? Nessuno. Aggiungo che le “sportive” e le
“custom” possono essere moto stupende, alcune sono opere d’arte, e i loro
estimatori sono in gran parte veri appassionati; poi ognuno spende i suoi denari
come vuole, ci mancherebbe!
Eh però…sono stufo di pagare il “conto” (salatissimo) per gli eccessi di pochi
stupidi; ogni anno è sempre peggio fra leggi-capestro e obblighi dispotici
proprio grazie ai “tre Re Magi”…altro che oro incenso e mirra!
Perchè è così difficile per costoro godersi semplicemente la moto, senza
rischiare la propria pellaccia e quella altrui? Condividere in modo sano questa
passione con gli amici, evitando di suscitare in chi ci osserva impressioni
perniciose?
Il “trio” Gaspare-Baldassarre-Melchiorre neppure conosce il significato di un
viaggio in moto. Lo trovo triste. Del resto non è roba per loro…


La vera essenza di
questa passione è il Mototurismo


(monti Volsini, Lazio)


Civiltà della moto



MEMORIA DA ELEFANTE


No, non è roba per loro. Neppure sanno com’è fatta la propria moto, per altro
scelta in base a criteri emotivi di “tendenza” (“adesso và questa…”). E’
proprio dalla TUA moto che si comincia. Invece non se ne interessano, provi a
spiegargli qualcosa…hai l’impressione di infastidirli. Probabilmente non
saprebbero “riprendere” neppure un dado allentato, credo si chiami “pigrizia
mentale”.
Quanti anni ha la batteria? L’ultimo cambio d’olio? I livelli saranno a posto? E
le candele? I cavi del gas e frizione?…Boh! Un controllino a certe
viti?…Mah! “non è roba per me”. E per chi allora? Puoi essere nelle
mani del miglior “mecca” del mondo, ma la moto non è sua, è tua, caro Gaspare.
Viaggiare in moto è una cosa molto seria, non esagero nel definirla una
disciplina
; pressappochismo e faciloneria si pagano a caro prezzo. Si
comincia con la conoscenza della propria moto, poi devi averne rispetto: SEMPRE.
Basta una strapazzata, una soltanto, per indebolire un “pezzo” che può
schiattare dopo 3000 km: a tre metri dal garage oppure a trecento chilometri da
casa…chissà dove.
Appiedato: trasmissione collassata, forse è il cambio, boh….fà un rumore strano
di “macina” e gira a “vuoto”…finisci le imprecazioni e ti domandi “perché”,
perché proprio a te! Che non lo meriti…eppure l’hai sempre trattata bene!
Proprio sicuro? Non ricordi quella sgassatona, quel giorno, vero? Era così…tanto
per provare. “Lei” invece ha memoria da elefante e ti presenta il “conto” senza
pietà.
MAI strapazzare la moto, amico mio. Provaci e sarai candidato al 116. Ho sempre
rispettato le mie Guzzi, alcune le ho proprio “consumate”, però mai maltrattate,
e sono stato ricambiato. Fortuna? Certo (anche). Ma è falso che la Fortuna sia
cieca mentre la Sfortuna ci vede benissimo; entrambe hanno ottima vista, dipende
anche da te: da quale “signora” vuoi essere guardato (!).

Pure le moto sono esseri viventi, c’è poco da ridere: è la verità.
Tu maltrattale e loro ripagheranno con la stessa moneta;
oh…stanne certo! Dopo tanti anni di mototurismo e sei Moto Guzzi giudico queste
bicilindriche proprio come l’elefante: lavoratore instancabile, forte,
affidabile, onesto…ma guai a mancargli di rispetto.


E questo, ovviamente, vale per tutte le moto.


MAI strapazzare la moto,
provaci e sarai candidato al 116



C’E’ ANCHE FANTOZZI (ma i viaggiatori…)


Oltre ai “tre Re Magi” ci sono anche i “Fantozzi”, questi ultimi fanno più danni
a se stessi che alla categoria.
Ho perso il conto dei “faciloni” visti per strada e nelle aree di sosta. Mai
fatto un viaggio in moto, e di punto in bianco vogliono andare a Capo Nord!
Bagagli sistemati alla “Dio bono” e fissati anche peggio a minare l’assetto
della moto. Con i jeans e le scarpette da tennis, addirittura sprovvisti di tuta
anti-pioggia. Partenze alla “garibaldina” senza neppure una carta stradale…: “Dai!
Partiamo poi vedremo dopo
…”. Intraprendono viaggi tosti anche per
moto-viaggiatori incalliti con un pressappochismo che lascia sbigottiti, a volte
ho pensato a quei piazzisti di “elisir-curatutto” dell’800 americano con le
stoviglie penzolanti dal carro…(dalla moto). Poi al primo temporale eccoli fermi
all’autogrill, bagnati, infreddoliti e disperati, col mento tremulo in preda al
piagnisteo. La consorte inferocita come un cobra: “Te lo dicevo io di
prendere la macchina!! Ma tu niente!! E adesso cosa facciamo??
”. Aveva
ragione lei (penso): il tipo doveva ascoltarla, ne sà più di lui.
Per questi “Fantozzi” non basta un Jonathan Livingston fra i bagagli,
occorre qualcuno lassù. Due sgassate fuoriporta di domenica con “quella che
và adesso
”; meglio non andare oltre.
I viaggiatori sono di un’altra pasta. La moto è
parte di loro, niente colori arlecchineschi e baracconate esotiche, questi non
vanno in moto per “esibire”; vanno in moto perché “sono”. Sono Motociclisti,
neppure assomigliano ai “c’ho la moto” di stagione. Visti in viaggio
emanano fierezza e austera bellezza, comprendi che costituiscono una minoranza
di “gabbiani” nell’arcipelago motociclante, capisci istintivamente che quella è
gente con le palle quadre.


Avevo una dozzina d’anni quando si andava sul cavalcavia a vedere “i mutùr”,
correva il 1974. Certe motone con le torri a “V” davanti alle ginocchia del
pilota erano sbragose: Rhurhurhurhurhu…quella era la “più” di tutte, e
tutte scopiazzavano da “lei”: la Moto Guzzi. Molte avevano targa straniera,
cariche di bagagli. Motociclisti orgogliosi in anni in cui le Motociclette
spiccavano sulle moto (…le altre). Rivoglio quegli anni!
Ecco perché oggi tiro pugni sul tavolo quando (ri)cominciano a pasticciare con
tubini, sellotte, portapacchini, serbatoiuzzi di 18 litrozzi, svilendo quella
che è stata la principessa dei viaggiatori. Non ne hanno coscienza. I più
giovani possono solo immagninare cosa è stata per noi la Moto Guzzi.


Gargano: la “foresta umbra”
(Puglia)




Verso il passo della Futa


(appennino tosco-emiliano)



Nella
regione della Cantabria, nord della Spagna


(…quanta pioggia! E che freddo!)


Verso Crotone (Calabria)


Il ponte sul Rio Douro (Portogallo)


Nella regione del Porto (Portogallo)


Andalusia

(sud
della Spagna…in agosto era un forno!)


St. Gallen

(Svizzera)


I viaggiatori sono di un’altra pasta…

(la California di un Guzzista francese,
se ben ricordo, orgogliosa di “conquiste”)



ERA MEGLIO QUANDO ERA PEGGIO?


Mentre metto “giù” queste note, fuori impera un freddo cane, cade nevischio
ostinato. Un piccolo-grande pettirosso viene silenzioso a sfamarsi in giardino.

Ne approfitto per ordinare una certa scatola. Fotografie e diapositive di viaggi
in moto, carte stradali con i tracciati segnati in violetto, piccoli taccuini
pieni di appunti. Nulla di robinsoniano, però lo “stivale” è quasi tutto
“segnato”, anche buona parte d’Europa. Oh! E’ stato magnifico esserci.
Un’esperienza umana semplicemente…Bella (con la “B”).

Ho assaporato l’intimo orgoglio del viaggiatore:
essenza inarrivabile per il “turista”. Ho vissuto la magia dei panorami del
paese più bello del mondo narrati da Hesse e Stendhal, dal nord al sud, alla
maniera più intensa: col vento addosso, il pulsare del motore; e ascoltando gli
odori, sì, perché gli odori si ascoltano come i rumori.

E ho imprecato incompreso: …buon Dio quante brutture in questi vent’anni! Povera
Italia come ti hanno sfigurato in nome del “turismo & sviluppo”. Chi parla del
“belpaese” recita un mito in declino. Anche noi siamo colpevoli, amico mio,
perché lo abbiamo permesso…era il nostro paese.


Anghiari


(Toscana)


La Marsica (Abruzzo),


vicino ai confini del Parco Nazionale


Civitella Alfedena


(Parco Naz. d’Abruzzo)



In Val d’Orcia, fra Pienza e Montalcino


(Toscana)



…però
buon Dio quante brutture in questi vent’anni! Povero “belpaese” (chi
rilascia simili permessi??)


Ho conosciuto persone splendide con una luce particolare nello sguardo:
viaggiatori con i trofei dei 5 continenti attaccati alla moto, oppure orgogliosi
di 5 itinerari nella propria regione. Pari sono, perché identico è il loro
spirito di Jonathan Livingston.
Tanti raduni un po ovunque, i più belli? Quelli in Germania: “Mote Gutzi ya
ya!
”. Sterminate Wodstock di tende, moto ovunque, birra e musica rock, di
notte i bagliori dei falò illuminavano cilindri bulloni e facce in un gioco di
ombre vive: un campo Sioux in cui i cavalieri dormivano accanto ai loro mustang
sotto alle stelle. Da anni rifuggo le nostre “piazzette” annoiate e
noiose…preferisco un giro in moto; certi fighetti non l’anno MAI visto un
RADUNO.
E il raduno di Mandello Lario? Uuuuuuuuu…”simply the Best!” Mezzo mondo si recava
alla “Mecca” (ridatecelo!).
Sono stato fortunato, ho goduto di questa passione negli anni più belli, prima
dell’arrivo di Attila e del “1984” di Orwell. Non è nostalgia al 3×2: ieri era
più bello (più facile) viaggiare in moto. Sì, lo so: “era meglio quando era
peggio
” è un pistolotto decotto, ma c’è del vero.


Una Wodstock di tende: un raduno di moto
italiane in Germania

(fra Monaco e Stoccarda)




….dormivano accanto ai loro “mustang” sotto alle stelle

Uuuuuu….il raduno di
Mandello Lario: “simply the best!”


ma i motociclisti….(“Gattostanco”:
un amico)



Ho
conosciuto persone splendide: Domenico, Romina e la loro cocker Lola;
giornali e TV hanno parlato di loro, sono un simbolo per il rispetto dei
diritti degli animali. Con la loro Varadero (bella moto) hanno viaggiato
in mezza Europa. (
www.inviaggioconlola.com)



PRIMA DI GIUNGERE ALLA “TERRA DI
MEZZO…”(COS’HANNO FATTO ALLA TUA MOTO?
…”sperem”…)


Fai un viaggio in Toscana e ti senti come Frodo nel “Signore degli Anelli”: “prima
di giungere alla Terra di Mezzo dovrai attraversare la temibile valle dei
Velox!!
”. Una babele di limiti ASSURDI che offendono il buonsenso, gabbiotti
color vomito dai velenosi oblò in ogni paesello per una “gabelleria” forse
(il)legale, in cui c’è da sentirsi…male! E’ una nuova forma di stress, giri in
terza marcia e le altre “tre” potresti smontarle e buttarle. Vorresti fuggire
per non tornarci più! Ma è così quasi ovunque. Dopo un mese trovi una “sorpresa”
fra la posta, ti decurtano un “pezzo” di patente, e neppure ricordi dov’eri,
dove andavi, a “quanto” andavi…dopo un mese! Ma è un paese civile questo? Chi
chiama questo campo-minato “sicurezza stradale” lo prenderei a schiaffi; al
Sindaco piagnone per il calo del turismo…farei di peggio, ma sono educato e gli
dico: ti-stà-BENE. Mentre la “patente-a-punti”, decantata come una divinità,
altro non è che un mostro.
Il “1984” è diventato realtà: George Orwell era un genio…altro che Nostradamus!
“Giorgio” ha sbagliato solo di qualche anno. Orwell! Ecco cosa dovrebbero
leggere i nostri giovani, invece di “costringerli” a pesanterie manzoniane che
non ameranno mai. Ovunque vai un “grande occhio” ti osserva, mentre una vocina
ti sussurra che è per la “sicurezza”, è per il tuo bene (seeeee…guai se sgarri).
Era meglio quando era peggio: ieri “homo-sapiens”, oggi “homo-osservatus”, è
l’evoluzione…a te piace? A me NO, voglio tornare indietro.
Si può viaggiare in questo modo?




…dovrai attraversare la
temibile “valle dei Velox!”.


Ovunque vai un grande occhio ti osserva. Il “1984” è
diventato realtà. Orwell! (….)



E alla tua moto?! Cos’hanno fatto alla tua moto? E’ ancora tua? Sì, certo, ma non
ne sei più padrone. Ieri potevi smontare e rimontare la TUA moto da solo nel
retro di un autogrill, e affrontare mezzo mondo; oggi sei in mutande se fà
cilecca un pistolotto elettronico. Paolo ha una Honda Transalp “sperem”, Gianni
una Yamaha TDM “sperem”, io ho una Guzzi Norge 1200 “sperem”. Le nostre moto
sono tutte “sperem”. E’ il progresso amico mio…bello eh? Non crederci: non è
progresso, se subisci impotente i capricci delle tue “macchine” si chiama
regresso.

Giri la chiave e vai a stuzzicare un ginepraio di aggeggi che neppure immagini…“io
speriamo che me la cavo
”, e se lo immagini lasci la moto in garage per
sempre. Sono un convinto sostenitore del miglioramento tecnico, non tornerei mai
all’accoppiata “carburatore-spinterogeno”, anzi: viva l’iniezione-elettronica
(per altro oggi veramente affidabile); ma quel garbuglio di “roba” infida con
cui hanno imbottito una moto, anno dopo anno, in nome della “sicurezza” e
dell’”ambiente” (…tutte paaaaalle), non è progresso, ma regresso. Il rispetto
per la moto di cui ho parlato più “su” si limita alla meccanica, il resto
è…”sperem”.


Giri la chiave e vai a stuzzicare un
ginepraio che neppure immagini…



APPOLLAIARTI AL CORTILE? COL CAVOLO!


(LE HO CHIESTO “SOLO” POCHE COSE….)


Ecco, quanto sopra mi scoraggia più della “super-tassa” di Giuliano Amato del
1992. Veramente: mi butta “giù”, la voglia di farla finita con un “vaffànzum!”
ha rialzato la testa più volte. Quelli come me hanno conosciuto una bellezza,
una libertà perduta che i più giovani nati e cresciuti nella “valle dei velox”
non possono neppure immaginare, e non mi riferisco alla libertà di “trasgredire”
(mai fatto), quella non è libertà, ma stupidità. Così come non mi piace mettermi
in viaggio confidando nel “paternoster”.
Ma che vuoi fare…appollaiarti al cortile? All’ovile? Col cavolo!
La bellezza intorno a te, dentro di te, l’emozione dell’ignoto, i passi alpini
attraversati con la neve, l’austera bellezza del nord, il sole e il caldo
sanguigno del sud, il disegno del “grigio argento” davanti al manubrio…il
pulsare sornione energico del motore: Rhurhurhurhu…due pistoni grossi
come boccali di birra…tutto questo e molto altro è la “molla” che ti spinge a
montare in sella e sopportare “tutto”, nonostante tutto. E’ l’”istinto guida”
che spinge i migratori a partire e tornare. Noi come loro. Il Jonathan
Livingston
che è in noi alla fine vince.
Ho sempre avuto la Moto Guzzi, anzi, da sempre. Perché era la miglior
granturismo riconosciuta senza appello, la gente si è sempre girata a guardarla
fin dal 1921…non credo esista qualcosa di simile nel mondo dei “mutùr”. Le ho
chiesto “solo” poche cose: affidabilità, ergonomia, peculiarità; su altre
“mancanze” ho sorvolato. Sovente ho “litigato” col marchio, ancora oggi, quando
pasticciano, ondeggiano, rinunciano…bè, comunque, le mie “6” non mi hanno mai
deluso (devo loro un sentito Grazie), se domani accadrà credo che inforcherò una
“jappa”: ottime moto, alcune veramente valide,…ma “vuote”.
E oggi? Resta una buona moto, anche se omologata a molte altre da una tecnologia
“comune”, a volte addirittura condivisa. Il suo “stile” però è rimasto immutato
e andrebbe tutelato con un disciplinare DOCG, perché la peculiarità nel mondo
d’oggi è un valore raro, di più: l’unica via per sopravvivere.
Per il mio “andare in moto” ben poche “cavalle” le arrivano all’altezza del
tappo dell’olio. A cominciare dal suo bicilindrico a “V”, buono come il pane, lo
“ascolti” pulsare da mattina a sera e non ti stufa mai. E’ un gran compagnone,
le testate davanti alle ginocchia incutono sicurezza, ti fanno sentire bene. Sì,
è vero, c’è ancora qualcosa di umano in questa moto.


Fra Lazio e Abruzzo


Ribatejo, Portogallo


Il
bicilindrico a “V”, buono come il pane, è un gran compagnone: lo ascolti
da mattina a sera e non ti stufa mai


I passi alpini e appenninici
attraversati con la neve…




Appollaiarti al cortile? Col cavolo!


(…alla fine i piaceri della moto vincono sempre)


Ma il suo “stile” è
rimasto immutato e andrebbe tutelato con un…disciplinare DOCG



LE PRIME 6


Queste sono le mie “prime 6”, tutte rigorosamente “V-1000”. Fra le altre cose ho
ritrovato gli appunti “volanti” su impressioni, manutenzione, chilometraggi ecc.
1000-SP
(1981) : la mia prima Moto Guzzi (di seconda mano), mio padre tornò ragazzo con
la “SP”. Non era una moto ma un carro armato, quando pioveva quasi potevi
rinunciare dell’anti-pioggia grazie a una carenatura azzeccatissima, che però
lasciava vedere intelligentemente il suo bel motore. In quegli anni era forse la
miglior granturismo sulla piazza.
1000-SPII
(1985) : aveva un motore instancabile, ci avrei fatto il giro del mondo,
purtroppo soffriva di un’assurda ruota anteriore di 16” quasi imposta da una
momentanea moda bizzarra (se non c’era un “ruotino” sull’anteriore le moto non
si vendevano). La stazza della “SP” però era stata concepita per un diametro
maggiore sull’anteriore, e la sua proverbiale stabilità ne soffrì.

1000-SPIII
(1991, forse 92) : è stata
“l’europea”, molti viaggi in Europa fino al “gran tour” del perimetro della
penisola Iberica (Spagna-Portogallo, Pirenei e nord-sud della Francia), 9700 km
molto intensi, un mese vagabondo sempre in tenda e sacco a pelo, una bella
esperienza umana. Il motore era fenomenale, tutta la moto lo era: una idrovora
di km. In quasi 100.000 km ho sostituito il cavo-frizione, i cavi del gas
(questi per prevenzione), un fusibile (luci), e le staffette di sostegno della
carenatura (gracili)…nient’altro. La “piantavo” in autostrada ai 150 e
attraversavo mezza Europa (quando ci penso…ero proprio un po matto). Gli
“spilli” dei carburatori a volte non chiudevano bene, per evitare ingolfamenti
era “obbligatorio” chiudere i rubinetti ad ogni sosta a motore spento. Non le ho
mai perdonato la sua carenatura a “sarcofago” troppo chiusa.

California 1100 EV
(1996) : prima Guzzi a iniezione, moto eccezionale. Eccezionale sotto ogni
aspetto. La Moto Guzzi “più Guzzi” di tutte, mi è rimasta nel cuore, ancora oggi
mi manca la sua impostazione di guida e il cambio a bilanciere che fa “clock”
col tacco…fantastico. La rivoglio.

California 1100 EV p.i.
(2001) : “la raffinata”. Ottimo motore, anche silenzioso per le “punterie
idrauliche”, più raffinata della EV, decisamente una bella moto. Comunque ho
preferito la prima per la migliore ergonomia della sella e per il serbatoio più
capiente (23 litri), infatti con la “p.i.” ho sofferto una diminuita autonomia
di 19 litri…e per me questa è una penalizzazione importante.

Norge 1200
(2007): l’ho battezzata “gran ferro”, e lo è. Fino ad ora ho percorso circa
30.000 km (quasi li percorrevo in un anno…oggi di tempo ne ho poco) e ho
cambiato una lampadina. Sì, è una gran moto, la ricomprerei domattina e la
consiglio a chi ama “stare” in moto. Vanta una guidabilità eccezionale, un
cardano “reattivo c.a.r.c.” che è pure meglio di una “catena”, mentre giudico il
motore un’evoluzione “prudente” ben realizzata. La sesta marcia, in autostrada,
è un po “corta”. Peccato che il motore sia poco visibile (…è un mio pallino:
coprire un motore così bello è un peccato). E’ una moto bellissima, la gente si
gira a guardarla.


La prima Moto
Guzzi: 1000 SP (1981)


La seconda: 1000 SPII

(1985)


La terza: 1000
SPIII


(1991) “l’Europea”


La quarta: California
1100 EV
(1996)…mi è rimasta nel cuore.


La quinta: California
1100 EV p.i.
(2001) “la raffinata”


La sesta: Norge 1200


(2007) “gran ferro”



Vorrei consumarne altre sei nei prossimi trent’anni, mi piacerebbe ripercorrere
gli stessi itinerari pur con la consapevolezza che ben pochi li ritroverei belli
com’erano. Sì, mi piacerebbe ancora, e molto. Perché una passione è indomita.
SE…non mi tratteranno come un criminale perché “correvo” ai 62.

SE
una moto non diventerà una cervellotica astronave.
Insomma…SE la collezione delle scocciature (Uuuuuff…tante) resterà
inferiore ai piaceri (pochi ma ancora forti).
Non ultima la Moto Guzzi: SE saprà conservare SE’ stessa.
Sempre con Jonathan Livingston nella borsa destra; portami ancora “bene”,
vecchio gabbiano indomito.


Certi libri sono esseri viventi; come certe moto.

Buon Anno a tutti.



Fabio Baldrati
(Moto Guzzi Norge 1200 “gran ferro”)

Note.
Alcune immagini non vantano la qualità dei lavori precedenti, poiché si
tratta di diapositive “scannerizzate” non alla massima definizione (sarebbero
state eccessivamente “pesanti”). Ho evitato immagini rappresentative dedicate al
“trio” (Gaspare-Baldassarre-Melchiorre) in osservanza alla legge sulla “privacy”
(c’è poco da scherzare…non puoi pubblicare immagini di qualcuno senza il suo
consenso).
Ringrazio Marco Simone per l’ennesima ottima impaginazione, Francesca Barbieri,
Lorenzo Borsari.

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