mo quèll l’è màtt!



Bè…a parte il pranzo.
Fine estate, “emergenza caldo”, i TG fanno a gara
nell’elenco delle temperature sofferte in questa e in quella città: valori che a
causa del tasso di umidità diventano realmente “maggiorate”. 28 gradi si
“trasformano” in 35 a Verona, 32 diventano 36 a Roma, mentre a Genova…mezzo TG è
occupato da ‘ste videate in cui una giornalista le ripete in modo stucchevole.
Mi chiedo se non avrebbero altro da raccontarci…invece di “investire” dieci
minuti di un TG di mezz’ora per ripetere numeri che possiamo leggere in pochi
secondi. Pensano che siamo deficienti? Boh…questo è un paese di “emergenze
stagionali”, adesso c’è il caldo in estate (!). Hai l’impressione di vivere in
un paese con pochi seri problemi…o meglio, per dirla alla Longanesi, abbiamo
problemi seri ma mai preoccupanti.
Però, effettivamente, si soffre un caldo peeeeesante: quì
nella bassa-Romagna siamo ai confini col Delta del Po e per “tradizione” il
tasso di umidità rasenta il 70%. Il termometro appeso al prugno è impietoso: 35
gradi, quindi il caldo “reale-percepito”… Uh! Si boccheggia come tinche in un
canale di Bonifica.
Un giro in moto? Da lasciarci le penne.
Eppure una “zanzara” mi punzecchia ogni volta che entro in
garage, la Norge sotto al telo sembra parlarmi: …e daaaaiii…che sarà
maaaaiii…

Ma sì! E che sarà mai, per qualche ora di…caldo? No, di
sonno (!).
L’alba in moto è una specie di rito che ripeto più volte nel
corso dell’anno, soprattutto in estate nell’unico intervallo di frescura:
l’alba, appunto. Solitario e in un’atmosfera quasi surreale me ne vado zingaro
su alcuni itinerari prediletti: i boschi del Casentino, alcuni passi
dell’appennino Tosco-Romagnolo, oppure costeggio le anse vallive del Delta del
Po. Quest’ultimo meglio evitarlo in estate poiché al ritorno, nella tarda
mattinata, sulla statale Romea si soffre un traffico vacanziero pesantissimo
(meglio in settembre-ottobre).

DALLE 4,00 ALLE 10,00 (PRIMA
DEGLI “ACQUITRINI”)



Per essere “là” alle 5,30 devo poggiare i piedi sul pedanino
alle 4.00, anzi, meglio alle 3,30. Insomma montare in sella a notte fonda. Evito
di raccontarlo con disinvoltura…perché anche chi va in moto può guardarti
dubbioso: “mo quèll l’è màtt!”. Roba da matti? Certamente da stravaganti.
Del resto un certo “conformismo” ci dipinge già “strani” per il semplice fatto
di andare in moto; chi non ha mai inforcato un manubrio si domanda cosa
accidenti ci troveremo di appagante in questo veicolo
“infididopericolosovolgare…”, e non sapremo mai spiegarlo, perché una passione
non è spiegabile. Impresa più ardua è scrollarci di dosso la rogna: vecchi
preconcetti e luoghi comuni dovuti alle “prodezze” di un club di deficienti in
tuta colorata che di questa passione hanno capito ben poco; i loro “virtuosismi”
ripetuti ogni domenica sono un’ipoteca per tutti noi: maggioranza silenziosa che
ascoltiamo il “respiro” del motore in pace col mondo.
Rivivere l’“attimo fuggente” del primo mattino sull’asfalto
del Casentino costa il sacrificio di una levataccia, ma ne vale sempre la pena.
E’ un altro mondo quello che trovi davanti al manubrio curva dopo curva, con gli
animali selvatici che sembrano aspettarti ai margini della strada. Ma devi
esserci in quel momento, un’ora dopo…non è più la stessa cosa.
Alle 10,00 sono di nuovo a casa (e vado a dormire un paio
d’ore), proprio quando l’asfalto in lontananza assume quei fasulli “specchi
acquitrinosi” che hanno reso pazzi tanti viaggiatori nei deserti. Oltre
quest’orario il solleone estivo diventa davvero tosto quì nella bassa-Romagna…e
sulla moto non ci stai più; l’afa ti manda al tappeto come un pugile suonato.


“…quei fasulli “specchi acquitrinosi”
che hanno reso pazzi tanti viaggiatori nei
deserti”

Sempre, sulla via del ritorno, incontro sofferte colonne di
“sardomobili” sulla statale “del mare”: procedono un metro al minuto, tutti
nello stesso orario, sulla stessa strada, diretti in “quel” luogo. Tutti “là”…ma
che avrà quel posto?? Se solo immaginassero l’itinerario di questo stravagante
cavaliere diretto verso casa alle 9,30…alle 4,00 di notte ero al loro posto in
totale solitudine…mi darebbero del matto: “mo quèll l’è màtt!” (ma quello
è matto!). Ore di frustrante “tira-molla” all’andata e al ritorno, in mezzo
qualche ora di spiaggia affollata. Loro, “gregge in colonna”, sono pazzi. E un
po masochisti.
Meglio così, amico mio, credi a me: che vadano tutti “là”, e
che non cambino abitudine. Godiamoci l’alba in moto, e non raccontiamolo troppo
in giro…

SEMPRE “LEI”: LA N°71


Alle 3,30 mi punzecchia la radio-sveglia. In questo periodo
di caldo afoso il sonno è una piccola conquista nel breve intervallo di frescura
notturna, non è facile rinunciarci. Ma il pensiero delle lame di luce fra gli
alberi è una molla forte, il “nastro grigio” che prende forma davanti al
manubrio, le ombre dei selvatici ai margini dei boschi; penso alla magia del
Sacro Eremo nel primo mattino…alle 4,00 sono “giù”: il garage aperto e la Norge
pronta. Buio pesto, silenzio totale, non muove una foglia. Prendo il casco e
indosso la giacca, c’è un bel fresco tiepido, ma anche oggi arriverà puntuale il
caldone africano.
Rhurhurhurhurhu…il
bicilindrico pulsa gagliardo, immerso nell’oscurità provo la gradevole
sensazione del cruscotto che mi illumina il viso, il cono luminoso scandisce lo
“scorrere” della striscia tratteggiata sull’asfalto. La Norge vanta una
luminosità poderosa e rende piacevole viaggiare di notte.


“Immerso
nell’oscurità provo la gradevole sensazione
del cruscotto che
illumina il viso”

Sono cinque o sei gli itinerari appenninici che prediligo,
guarda caso quelli meno conosciuti. Ma la mia “strada del cuore” resta
sempre “lei”: la Statale n°71 Umbro-Casentinese dal passo dei Mandrioli fino a
Camaldoli, poi il Sacro Eremo nel cuore del Parco Nazionale Foreste Casentinesi
(fra Romagna e Toscana).
Un’ora di noiosa E-45, poi Bagno di Romagna e le curve dei
Mandrioli.

Si esce dalla superstrada E-45 a Bagno di Romagna, poi il
passo dei Mandrioli, dopo il valico si “scende” a Badia Prataglia, si seguono le
indicazioni per Serravalle, Camaldoli, Eremo-Camaldoli.

Per me il valico dei Mandrioli è il “passo” più bello
dell’appennino Tosco-Romagnolo. Mi piace chiamarlo “piccolo Stelvio” per le
vedute che regala di sé in alcuni punti panoramici. Poi si è “salvato” dalle
incursioni di certi “emuli” dai colori di guerra più votati al passo del
Muraglione (almeno fino ad oggi).
Risalire il passo dei Mandrioli negli ultimi residui
d’oscurità, mentre nasce il giorno, vuol dire non incontrare anima viva. Curva
dopo curva il disegno dell’asfalto prende forma e si lascia indovinare sempre
meglio col passare dei minuti. Anche i monti “canadesi” diventano nitidi, quì
iniziano i confini del Parco Nazionale, siamo nel versante romagnolo.


“…il disegno dell’asfalto prende forma
e si
lascia indovinare sempre meglio
(verso il passo dei Mandrioli)”

Gran “ferro” la Norge: fra curve e tornanti sembra essere
senza peso tanto va “giù”…da sola, la guidi col pensiero, mentre la prontezza
del motore ai “bassi regimi” ha pochi paragoni. Conosciamo bene i pregi di
questo eclettico bicilindrico a “V”: l’albero motore longitudinale, vicino al
suolo, regala piacere di guida in ogni situazione: “pieghe” fino a scintillare,
mentre la “coppia bassa” può impensierire scuderie di cavalli ben più numerosi.
Resta una delle architetture più belle, e meglio azzeccate, in tutta l’epopea
del “motore”. Il “V” in fronte-marcia è il nostro orgoglio “guzzista”. Chi
vorrebbe lasciare questo concetto dovrebbe spiegare come sostituirlo…


“Il “V” in fronte-marcia è il nostro orgoglio “guzzista”.”

ULTIMI SANTUARI

Il bagliore fra le creste lascia presagire il punto in cui
sorgerà il sole fra meno di un’ora. La bellezza incorrotta di questi monti
boscosi prende “luce” e definizione fra ampi tornanti; già fra queste curve, con
un po di fortuna, si possono vedere i selvatici ai margini dei boschi.
Il Casentino è uno degli ultimi santuari di vita selvatica
in Europa; in Italia ve ne sono pochissimi paragonabili per eccellenza di fauna
e flora. La Statale n°71 Umbro-Casentinese è uno degli itinerari più belli
d’Italia, ogni volta mi regala qualche nuova emozione; esserci all’alba, in
sella alla tua moto, è un’esperienza che gli appassionati del vero “andare in
moto” dovrebbero provare.
Il “bel paesaggio” davanti al manubrio è sempre emozionante,
a ben pensarci è la vera benzina che spinge la nostra moto.
Stà diventando raro come la tigre.
Constatare l’abbruttimento inesorabile della cosa più bella
che abbiamo, il “Paesaggio Italiano”, lascia l’amaro in bocca. Sovente mi
abbandono a queste riflessioni nei miei itinerari italiani in moto; il decantato
belpaese” è un mito decaduto, sopravvive nei confini tutelati dei parchi
regionali e nazionali, come questo, i cui vincoli paesaggistici danno fastidio a
un sacco di gente.
Non è stato facile ottenere l’istituzione del Parco
Nazionale: si è discusso per anni. Tutelare le ultime bellezze del nostro paese
è una fatica quasi eroica. Non meno faticoso è sostenerlo, perché i tentativi di
aggressione sono sempre lì: avvoltoi in attesa sullo steccato. Dopo anni bui
oggi c’è un Ente Parco come si deve, con persone motivate, i cui poteri di veto
però non valicano quei confini. E anche “dentro” le facoltà del Parco non sono
libere da molti “se” e troppi “ma”. Mentre “fuori” spingono d’assedio le solite
mille speculazioni. 


FOLLIE RINNOVABILI

Eh sì, due parole devo proprio spenderle, non mi sopporterei
se stessi zitto. Osservate attentamente l’immagine qui sotto. Bel panorama vero?
Pensate: là vive il cervo, il daino, il lupo! A volte una rara aquila volteggia
in cielo. Un paesaggio stupendo…forse ancora per qualche anno (!). Dove siamo?
Nel comprensorio del comune di San Godenzo (versante toscano) vicino al “mitico”
passo del Muraglione, appena oltre i confini del Parco Nazionale. Ingranditela
nel vostro monitor, poi ammiratela bene.


“Un mega impianto
eolico qui?! Roba da “premio Attila”.

Fatto? Ecco: adesso immaginatevi 14 torrioni rotanti alti
più di cento metri (palazzi!), sparsi quà e là…da un lato all’altro del vostro
video! Un mega impianto “eolico industriale”! Roba da pazzi. Sì, da pazzi e
incoscienti. Roba da “premio Attila” per la devastazione. E’ quanto vorrebbero
realizzare nel comprensorio del comune di S.Godenzo. Tutta l’area diventerebbe “area
industriale”, alla base un reticolo di strade per l’asservimento e la
manutenzione di ‘sta “meraviglia”. Di questi boschi resterebbe…poca cosa: una
macelleria di alberi. Neanche fossimo in Normandia…quì vi sono mesi di
“bonaccia” senza uno spiffero e vogliono farci una cittadella eolica. Hanno
anche il coraggio di chiamarla “energia pulita”, altro che “pulita”: è
deturpante! Sarebbe questa la meravigliosa “energia rinnovabile?”, la “nuova
economia”? Quante balle ci raccontano? Non sono meglio gli effetti collaterali
del bistrattato petrolio di queste “follie rinnovabili”? Il bel paesaggio che
oggi possiamo ammirare verso il passo del Muraglione potrebbe non essere più lo
stesso fra pochi anni…
Sono luoghi sacri alla cultura italiana: queste “selve
oscure sul cammin di nostra vita
” ispirarono Dante Alighieri per la Divina
Commedia (nientemeno!), e proprio in questa parte d’appennino c’è la celebre
cascata delle Acque Chete narrata nel canto dell’Inferno: “Come quel fiume
c’ha proprio cammino (…) dalla sinistra costa d’appennino, che si chiama Acqua
Cheta (…)
”. Domani quella delicata “vita sulla roccia” sarebbe sommersa
dall’eco di gigantesche, brutte, sgargianti pale eoliche.
Perché non apriamo un disco-pub sotto alla Cappella Sistina?
L’idea fa inorridire verò? La profanazione di questi luoghi non è meno
scandalosa, perché vi sono luoghi sacri come e più dei monumenti. Ho i brividi
se penso al “precedente” che si aprirebbe: domani tutti i paeselli appena sopra
i cento metri vorranno i loro mulini a vento…la fine del crinale appenninico.
Chi permetterà quanto sopra dovrà sopravvivere allo specchio.

E’ una vergogna: in un silenzio assordante ci svendono il
paese da sotto i piedi. Che svendano la loro “roba”! Non le nostre montagne. 

SEMBRANO ASPETTARTI

Alcuni chilometri dopo Badia Prataglia il bivio per Serravalle-Camaldoli.
Ecco i primi bagliori del sole vincitore.
Ecco l’”attimo fuggente” costato una levataccia alle 3,30.
Ecco la mia moto, la mia Guzzi Norge 1200. Non sono solo: sono con “lei”.
Rhurhurhurhurhu….procedo
in terza, ascolto il pulsare del bicilindrico, il bosco casentinese in estate
emana una bellezza opulenta e pigra. Ma fra quei fusti ombrosi non c’è proprio
nulla di pigro. Ecco! Due caprioli! Proprio sulla strada,…mi fissano ruminando e
per nulla spaventati, poi tranquillamente rientrano nel bosco, esitano qualche
istante, scompaiono. A volte neppure fuggono, addirittura ti lasciano il tempo
di scattare qualche foto. Infatti nella borsa-serbatoio tengo pronta la Canon
EOS con un obiettivo 70-300, se sei abbastanza svelto arrivi ad assestare
qualche Click di “rapina” col motore al minimo e un piede a terra.
Occorre anche fortuna.
Nel primo mattino “scendono” vicino alla strada senza
timore: vengono a vedere gli strani esseri dai grandi occhi luminosi (…i fari
accesi). Ti sentono arrivare con largo anticipo, dopo una curva li trovi
lì…davanti al manubrio: sembrano aspettarti, ti fissano con quegli occhi
incredibili, selvaggi e sensibili. Oh! Sono meravigliosi. L’incontro con i
selvatici vale mille levatacce alle 3,30: attimi indelebili che speri di trovare
dietro ogni curva.
Caprioli, daini, cinghiali, difficile vedere un cervo
maschio: è molto elusivo e non si avvicina all’asfalto. Il lupo? Non lo vedrai
mai, è un fantasma misterioso. Eppure fra questi monti i lupi ci sono sempre
stati, cacciano con l’oscurità, daini e caprioli non passano le notti dormendo.
Una volta durante un’escursione ho potuto vedere i resti di una predazione: un
daino letteralmente spolpato, sull’erba brandelli di pelliccia, la colonna
vertebrale e i moncherini delle zampe. I lupi non sprecano nulla.
Daini e caprioli sono i selvatici più comuni visibili
all’alba ai margini della strada, un occhio affinato può scorgerli un po
ovunque: nelle radure, ai margini dei boschi, sui crinali. Occorre anche
fortuna, molto dipende dal traffico presente (pochi avvistamenti se due macchine
precedono).



“…ti sentono arrivare con largo anticipo, sembrano aspettarti.”


“Un daino predato: i lupi non sprecano nulla.”


LAMPADE NATURALI (VORREI…)

Nel paesino di Camaldoli il Monastero è avvolto nel sonno,
davanti all’albergo vi sono tavoli e sedie raccolte, mentre il barettino aprirà
fra poco con l’arrivo dei primi turisti. L’unica luce è quella del forno: il
“primo pane”…che delizia. Il profumo del pane è la poesia del mondo e metterebbe
di buon umore chiunque. Passo davanti al forno in seconda, piano piano, saluto
con un piccolo “beep!” di clacson, il fornaio dalle guance rubiconde
risponde allegramente: “Ciaoooo…modoristaaaaa!”.
Sono questi i piaceri della moto; il respiro del motore
quando nasce il giorno, in solitudine, sull’asfalto di un itinerario a te tanto
caro. Gli “smanettoni” della domenica sgargianti e rampanti con la 140 HP non
hanno capito NIENTE di questa passione.
La stradina che dal borgo conduce al Sacro Eremo è una
meraviglia immersa nella foresta: “la foresta sacra” di Camaldoli. Anche in
pieno giorno il sole penetra a fatica quì, adesso è quasi buio. Come al solito
me la godo a 2000 giri, il borbottare sommesso del bicilindrico è piacevole,
come sempre. Rhurhurhurhu…quasi posso contare i giri dell’albero-motore.
L’odore di resina è penetrante, davanti al manubrio il sinuoso nastro grigio
disegnato fra i fusti dei faggi e degli abeti, le radici affioranti di antichi
faggi sembrano mani nodose che abbracciano il sottobosco.



“Anche in pieno
giorno
il sole penetra a fatica qui.”



“Sulla stradina
che conduce
all’Eremo di CMaldoli,
immersa nella “Foresta
Sacra”.”


“…sembrano mani
nodose
che abbracciano il sottobosco.”



“Il
Monastero nel borgo di Cmaldoli.”

Vorrei andare ancora più piano.
Vorrei che il Sacro Eremo fosse lontano. Anzi vicino.
Vorrei che le persone a cui tengo fossero quì.
Vorrei che ogni visitatore di questi luoghi venisse in punta
di piedi, come io vengo in punta di ruote

He come the sun” cantavano i Beatles in una
splendida canzone. Eccolo il sole, adesso ha vinto, sono le 6,45. Nei punti in
cui la foresta si dirada lame decise arrivano al suolo, i riflessi trasformano
alcuni tronchi contorti in lampade naturali che illuminano il bosco. Una femmina
di daino mi osserva fra gli alberi. Gli alberi: per i nativi americani “il
popolo in piedi
”. In un raro slancio di buonsenso abbiamo tutelato queste
foreste “canadesi”, le creature che ci vivono, e veniamo contraccambiati con un
benevolo abbraccio. In quest’attimo fuggente riesco a vedere il Casentino come
lo ha fotografato Andrea Barghi, comprendo la sua ricerca delle “luci” e
i “silenzi”, le sue immagini fanno bene al “sangue”.



““He come the sun””



Una
femmina di daino mi osserva
fra gli alberi della foresta di
Cmaldoli.


“i Riflessi
trasformano alcuni
tronchi contorti in lampade naturali.”


L’INCANTESIMO DI UN EREMO

Ecco il Sacro Eremo, è antico come queste foreste e fù
fondato nel 1012 da un frate eremita metà francescano e metà tibetano: San
Romualdo.
NIl ticchettio della moto accaldata vicino all’ingresso mi
segue mentre mi incammino fra il chiarore dell’Eremo. Ancora non c’è nessuno, è
un mattino luminoso privo di ogni brezza, tutto sembra eternamente silenzioso
fino ai rintocchi delle campane scanditi con secolare solennità; i monaci col
saio bianco escono in ordine dai loro piccoli alloggi, mi salutano con un cenno,
un sorriso, entrano nella chiesetta per la Funzione delle 7.00.
Persone che hanno scelto un’esistenza monastica fatta di
spiritualità e di studio perenne; faranno ritorno ai loro testi antichi dopo i
prossimi rintocchi e prima dell’arrivo dei turisti. Prediligono il giorno che
nasce come le creature del bosco, il fornaio di Camaldoli, un bizzarro
motociclista con la Guzzi.
Presto arriveranno frotte di turisti e purtroppo non
mancheranno gli “esemplari” rumorosi e maleducati. Certa gente non dovrebbe
venire in questo luoghi, non li capiscono e non li rispettano. la “colonna”
sulla statale adriatica: quello è il posto per loro.
Sarò sulla via del ritorno col sole alle spalle, la mia
ombra allungata protesa sull’asfalto, arriverò a casa prima del grande caldo.

“Nei pressi
dell’Eremo di Cmaldoli: l’Eremi nella Foresta.”

“Vedute
dell’Eremo di Camaldoli nel primo mattino.”

9,30. Statale Adriatica. Sesta marcia, 90 orari, fa già un
caldo pesante, presto stare in moto sarà una sofferenza, poi con ‘sto “coso” in
testa…accidenti a lui e a chi mi obbliga a subirlo. Rhurhurhurhu…sarò a
casa prima delle 10,00, andrò a dormire un paio d’ore.
Sulla corsia opposta verso il mare due km di colonna, il
solito tira-molla di automobili con le “ventole” sotto tortura. Non mancano i “c’ho
la moto
” della domenica: super-sportive oppure cavalcature esotiche in stile
Easy Rider…due sgassate fuori porta, la moto per andare al mare, al bar.

Ore di colonna all’andata e al ritorno, in mezzo qualche ora
di spiaggia affollata. Un caldo al mercurio. Mah…quelli sono matti…


“La mia ombra
allungata protesa sull’asfalto…verso casa.”

Fabio Baldrati

-Il Casentino “dipinto” da Andrea Barghi:

www.andreabarghi.com

-per saperne di più:

www.parcoforestecasentinesi.it

Note: tutti gli animali selvatici presenti in questo
servizio sono stati fotografati dalla moto, come accennato nel testo.
Ringrazio Marco Simone e gli “impaginatori” di

www.moto-guzzi.it
.

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