UN SOGNO RITROVATO


 UN SOGNO RITROVATO


“e mutòr piò bel
de mond”

 di Fabio Baldrati

 (con la collaborazione di
Katia, Marcello, Roberto e Alba)

 

 

“Coloro che
sognano di giorno sanno molte cose

  che
sfuggono a chi sogna soltanto di notte”

 

             
Edgar Allan Poe

 

E io la sognavo di giorno, tutti i giorni.
Sciamavo fuori da scuola in una brigata di fanciulli vocianti in casacca
azzurra; mi precipitavo davanti al bar-Italia per ammirarla…com’era “tanta”…

 

Nei giorni scorsi ho fatto un “salto” dal nostro
Marcello, nella “bassa” ferrarese, e una motocicletta fra le altre incuteva in
me una sorta di magnetismo al quale non potevo sottrarmi. Quasi non ci
credevo…era proprio “lei”! Com’è piccolo il mondo, e meravigliosamente rotondo.

Chi sostiene che le moto non hanno un’anima, ne
è privo egli stesso. Le Moto Guzzi ce l’hanno.

 


 


“E MUTOR PIO’ BEL DE MOND”

E io la sognavo ogni giorno, tutti i giorni.
Sciamavo fuori da scuola in una brigata di fanciulli vocianti in casacca
azzurra, mi precipitavo davanti al bar-Italia…per vederla: “e mutòr piò bèl
de mond
” (la moto più bella del mondo). Avevo undici anni, correva il 1973:
a causa della guerra del Kippur un litro di “super” costava come lo Channell n°
5, eppure la “Rùmagna de mutòr” era al massimo dello sfarzo come mai più
sarebbe stata. Eh! Bei tempi. Alcuni storici della moto definiscono gli anni 70
come l’”età d’oro” di questa passione, quì nella bassa-Romagna credo corrisponda
a verità.

In certe domeniche i “mutùr” costituivano
un “fiume” continuo sulla statale “del mare”. Oggi i ragazzi in preda alla noia
vanno a rimbecillirsi nelle sale-giochi; noi salivamo sul cavalcavia per vedere
le moto che passavano a decine e facevamo a gara a chi le riconosceva prima
(vincevo spesso). Altro che play-station!

Nessuna, ragazzi, vi dico nessuna, arrivava al
livello delle grosse “V” della Moto Guzzi: “e Guzò!”. Erano motociclette
incredibili e senza tempo che ancora oggi vantano bellezza, qualità e dignità, e
sono passati più di trent’anni. Quando arrivava “e mutòr piò bel de mond”,
la Guzzi California, non ce n’era per nessuno, neppure per le altre Guzzi.
Chi è approdato da poco in questa passione non può immaginare cosa è stata per
noi la California: Il nostro orgoglio.

Chi non ha vissuto quegli anni può solamente
leggere o sentire cos’era la Moto Guzzi: “la motocicletta”. Prima le V7,
poi la serie Le Mans, le granturismo T e SP, e le
California
…ah! Motociclette SBRAGOSE. Egli neppure può immaginare cos’era la
Romagna del “mutòr”. Oggi ai raduni arriva una maggioranza etnica di
fighetti modaioli con la cavalcatura di tendenza, cioè con “quella che và
adesso
”; un migliaio di chilometri all’anno vestiti come pagliacci. Mentre i
Motociclisti con la “M” sembrano i cavalieri Navahos sull’ultimo sentiero
della celebre fotografia di Edward Curtis: “la razza che scompare”.

Dunque cavalcature snob per
cambiamotoditendenza? Oddio…non sarà quella la via da seguire?!

 


L’EVOLUZIONE DEL GAMBERO

Ancora oggi quando arriva una California
ben “vestita” vanta un certo fascino. Ma per ciò che è stata…non per quello che
“è”. E’ sempre una gran moto (la conosco bene: ne ho avute due di seguito), ma
la sua evoluzione negli ultimi dieci anni mi è sembrata quella del “gambero”: un
passo avanti e due indietro. Non mi riferisco al progresso tecnico-qualitativo
(iniezione, buoni componenti e materiali…) il quale è innegabile,  ma al suo
“stile” immeritatamente svilito.

 

Negli anni del suo splendore era una
motocicletta imponente, sontuosa, era la “più” di tutte, oggi non mi sembra
all’altezza del suo titolato: un serbatoino di 18-19 litri, una sellotta
(qualsiasi maxi-scuter vanta una sella più ricca), un portapacchino, un tubotto
“salvacilindri” messo lì…quasi con pudore. Non è più “e mutòr piò bel de mond”.
Quella che era “la Guzzona” oggi è una valida Custom comparabile a molte
altre, quando invece queste “altre” l’hanno sempre inseguita e imitata,…anche se
in verità mai eguagliata: perché la Guzzi California resta ancora
ineguagliabile nonostante gli anni di forzato “conformismo” a cui è stata
assoggettata.

 

E’ un fatto: ogni volta in cui ci hanno messo le
mani, in quest’ultimo decennio, le hanno tolto qualcosa oppure è stata
“dimagrita” qua e là…quando invece bisognava fare il contrario. Non fraintenda
chi impugna il manubrio di una Jakal, una Titanium o una Stone:
mi riferisco alla California, cioè a quella “motona” da viaggio che fù,
non ad altre “cruiser” dalla diversa indole (più affini alla snellezza).

Rivoglio quella Ambassador della
police
californiana che ha contribuito non poco al mito di Mandello. Voglio
rivedere l’ammirazione stampata sulle facce quando una California arriva
ai raduni. Rivogliamo il nostro orgoglio Guzzista.

E rivoglio una California luminosa,
abbagliante, davanti al bar-Italia con la gente che gli ronza intorno.

 


La
California III del 1987


(pubblicità dei depliant Moto Guzzi)

 

Egregio Presidente, Dott.
Giocoladelli, ridateci “e mutòr piò bel de mond”. Non abbiate pudore di
stupire…per troppi anni abbiamo ingoiato oscurantismo. Concedete anche a Voi
stessi…’na botta di vita. Ma soprattutto fate capire al mondo che la Guzzi…è
sempre la Guzzi! E’ importante. Quasi più importante di tutto il resto.

 


LA RIVEDO SOTTO I PORTICI:


IL BUFALO DI MANDELLO

La rivedo sotto i portici di Corso Matteotti,
davanti al bar-Italia, luminosa nelle lame dorate del sole pomeridiano. La gente
gli gira intorno ammirata…: “Quèst l’è un mutòt!!” (questa è una moto!!).
Non si era mai vista una motocicletta simile. Io la volevo da grande, volevo
diventare grande in fretta.

Finalmente potevo ammirarla con calma, in ogni
centimetro quadrato, dopo che l’avevo vista passare tante volte sulla statale
sempre troppo veloce. Era tutta “grande” per i miei occhi di fanciullo…


Rhuhuhuhuhu…

Sovente erano “motorrad” tedeschi carichi di
bagagli con addosso una tuta di pelle nera da gennaio a luglio, a pranzo e a
cena, da mattina a sera, notte compresa (anche pigiama); per loro la
California 850
era “il bufalo di Mandello” : “Mote Guziii…ya ya!”.
Quei viaggiatori del nord “piantavano” il gas ai 150 in autostrada e
“allentavano” solamente a Cesenatico, nessun “ferro” reggeva il confronto, tanto
meno quei “frullini” asiatici sgargianti dai nomi bizzarri che avevano
cominciato a invaderci: non gli arrivavano all’altezza del tappo dell’olio.

 

I motociclisti in viaggio su una Guzzi
California
, ben vestiti e equipaggiati, hanno sempre emanato qualcosa di
magnifico, di austero, di un-mondo-a-parte. Ancora oggi se sotto di voi…anzi no:
se “con” voi avete una California, abbiatene coscienza…non è una
moto come le “altre”. Nemmeno voi vi sentite come gli “altri” (è così vero?).

 

Nel contesto di quei primi anni 70, in cui una
maxi raramente raggiungeva i “600”, la California 850  era su un
altro pianeta, le “altre” al confronto sembravano motorette. Vantava anche un
bel “tiro”: 52 CV a 6000 giri, con un rapporto/compressione di 9,2:1 (correva il
1972, scusate se è poco).

Il suo “V” trasversale in faccia al mondo aveva
due cilindroni simili a torri guelfe. Una poltrona come sella orlata di bianco
con la scritta MOTO GUZZI sul retro. Le borse da viaggio laterali con l’aquila
dorata. I tubi-paracolpi anteriori ai cilindri e alle borse. Era nera-brillante
per far risaltare le filettature bianche, mentre certe cromature richiedevano
occhiali da saldatore tanto erano starloccanti. Anche il manubrio era
“coraggioso”: largo ma non esagerato, anzi, ben proporzionato. Ma soprattutto…le
pedane poggiapiedi al posto delle staffe, e il “bilanciere” del cambio che
faceva Clock  quando mettevi le marce con un colpo di tacco.

Concetti che hanno fatto scuola, e che tutti
hanno scopiazzato facendoli propri. Ehi voi! Nemmeno un grazie?? Chiamatevi
“portoghesi”!

 



“e mutòr piò bel de mond”. 


Stato dell’Arte, oppure Arte senza tempo? Osserviamola bene: le sono passati
“addosso” ben 35 anni…non è incredibile? 


Era tutta “grande” per i miei occhi di fanciullo…e io la volevo da grande,
volevo diventare grande in fretta

 


Rhuhuhuhuhu…
Cecco
arrivava in paese in sella a quella “prepotenza” e la metteva in mostra davanti
al bar-Italia, sotto ai portici, inclinata sull’asta laterale col manubrio
leggermente richiuso…come solamente una Guzzi California sa stare. Faceva
la corte a Paolina, la procace barista del bar-Italia. Credo di avere già
raccontato di “Cecco e Paolina”.

Per arrivare a quel manubrio Cecco aveva
scalato un monte-ore-straordinario alto come l’Everest…oltre a un pacchetto di
“pagherò”: la California 850 costava un sacco di quattrini. Se ben
ricordo era la motocicletta più ambita. Del resto si è sempre detto che quì in
Romagna si rinuncia a “mangiare” per i “mutùr”.

E io la volevo da grande, volevo diventare
grande in fretta. La sognavo di giorno. Anche di una motocicletta ci si può
innamorare.

 


UN SOGNO REALIZZATO

Arrivarono gli anni delle “medie” e
dell’istituto-tecnico. In TV c’era solo “mamma RAI” col “primo” e il “secondo”
canale; il “Carosello” in bianco-nero credo faccia parte della storia d’Italia
(gli albori della pubblicità). Alcuni fra voi ricorderanno il mitico “californiano
in sella alla Guzzona nel deserto di Sonora. Mentre la versione
Ambassador
diventò la moto della Police statunitense (possiamo
vederla in alcuni film con Clint Eastwod nei panni dell’ispettore Callagan).

 



“Mentre la versione Ambassador diventò la moto della Police statunitense
…”

(primi anni 70: la Ambassador alla polizia di Denver).

 

Andavo a vederla nella vetrina di Magi, a
Ravenna, dove un paio di modelli “resistevano” poco più di una settimana: la
California
costava cara ma si vendeva bene. Era diventata ancora più
irresistibile, nella versione “1000”, in una logica evoluzione all’insù (non
certo all’ingiù…!). E’ incredibile come oggi una California II del 1981
sia ancora splendida.

Con i primi soldini guadagnati sfoderai il mio
piccolo-grande sogno, ma come molte “matricole” ero lungo di entusiasmo e
cooorto di portafoglio; una “cali” usata costava più cara di una giapponese
nuova! (Ancora oggi questo modello regge bene il regime di “usato”). Più
abbordabile una 1000-SP, sempre di seconda mano, che come “idrovora” di
chilometri non era da meno.

 

Così nei primi anni 80 andai alla scoperta del
mio paese con una“SP”della serie “tenuta bene”, dal Trentino alla
Calabria, in sella a quella infaticabile granturismo che è stata la 1000-SP.
Eh!…ragazzi, com’era bello il nostro paese visto da quel manubrio. L’Italia:
prima meraviglia al mondo…indegnamente decaduta: buon Dio…lo scempio che ne è
stato fatto in questi ultimi vent’anni grida vendetta agli Dei! A volte mi
chiedo come abbiamo potuto permetterlo. Oggi più che mai in nome di un bugiardo
“turismo & sviluppo” ci stanno rubando la cosa più bella che abbiamo: il
“Belpaese”.

 

Nel corso degli anni la California è
sempre stata un chiodo fisso nel mio essere Guzzista. Sono arrivato a
“lei” solamente nel 96, dopo molti anni di “SP”. Precisamente una “EV
a iniezione elettronica, nuova, rossa, con borse laterali e schermo “grande”,
tubi para-colpi anteriori e posteriori.

Un sogno realizzato non è mai tardivo: è
realizzato.

 



“Un sogno realizzato non è mai tardivo: è realizzato”


(1996-97, California EV, Foreste Casentinesi, fra Romagna e Toscana).

 

La “EV” credo sia uno dei modelli più
“buoni”, e meglio azzeccati, nella lunga storia del marchio. Resta la Guzzi a me
più cara. Con questa moto c’è chi ha fatto i viaggi di Marco Polo.

Oggi ho una Norge 1200, rossa, è la mia
sesta Guzzi (dal febbraio 2007). E’ una gran moto…ne sono ben felice (poi è così
bella…). Ma la California ha uno “stile” e una ergonomia di cui non ti
liberi più, chi è “californista” potrà comprendere. Se cambi “genere” ti
mancherà, se cambi marchio ti mancherà due volte: ti mancherà la California
e la Guzzi.

 


UN MESE VAGABONDO

Sulla “EV” non mi stancavo mai di starci
in groppa. Aprivo la “carta” dell’Italia sul pavimento poi a occhi chiusi gli
facevo cadere sopra la chiave d’accensione: lì andavo (lo faccio ancora oggi).
La mia ombra allungata dal sole cadente, sulla via del ritorno, era un piacere
particolare dopo una giornata zingaresca.

 




“La mia ombra allungata dal sole cadente, sulla via del ritorno,



era un piacere particolare dopo una giornata zingaresca”.

 

Nella primavera del 97 avevo un mese di ferie
arretrate: lo consumai su quella incredibile sella con tenda e sacco a pelo
arrotolati sul portapacchi. Nemmeno un’ora trascorsa nelle comodità alberghiere:
solo camping. Tornai a casa dopo un mese vagabondo: ero più sporco della moto,
puzzavo come un leone, ma più felice del gabbiano Jonathan Livingston. Ah! La
California
.

 



Nemmeno un’ora trascorsa nelle comodità alberghiere: solo camping.


Tornai a casa dopo un mese vagabondo: ero più sporco della moto…Ah! La
California!

(al camping di
Opi, Parco Naz. d’Abruzzo)

 

Sotto alla ruote della “EV”, in quel
maggio del 97, tutto il Parco Nazionale D’Abruzzo, a me tanto caro, il Massiccio
del Gransasso e i monti della Maiella. Amo questa terra…e stimo la sua gente;
credo che gli abruzzesi abbiano dato un esempio di Civiltà da imitare: l’Abruzzo
è la regione più tutelata d’Italia. Sì, perché conservare la bellezza
paesaggistica del nostro paese è un dovere Civile e Morale.

Poi più giù: il promontorio del Gargano, i
boschi “canadesi” della Sila in Calabria. Sulle strade del Pollino andai avanti
e indietro come un bimbo in una giostra.

Sempre solo, come un lupo, un lupo del parco
d’Abruzzo. In verità non ero solo: ero con la mia California EV.

Non so se questa moto sia classificabile alla
voce “Custom”, e certe codifiche lasciano il tempo che trovano. La California
è una magnifica moto da viaggio con cui non ti stanchi di viaggiare. Diventi
ingordo di asfalto.

 

 

 


 

Parco
Nazionale d’Abruzzo, California EV p.i.:

Il
magnifico paesaggio montuoso al passo Godi,

fra
Scanno e Villetta Barrea.


Il cippo
di pietra che scandisce i confini del Parco Naz. d’Abruzzo.



California EV p.i.: nella “foresta Umbra”, Gargano, Puglia.

 


IL SUO “V”: UN GRAN COMPAGNONE

In autostrada ai 150 come fra le curve di una
stradina appenninica a duemila giri, ti stupisce per la “facilità” di guida. Chi
ha indovinato quei baricentri, quell’assetto ergonomico così unico…è un genio.
Il pulsare gigionesco del suo bicilindrico a “V”, con quelle “teste” davanti
alle ginocchia, è un gran compagnone sui percorsi gentili. Rhuhuhuhuhuhu…
fra una curva e l’altra quasi riesci a contare i giri dell’albero-motore.

Eppure quando ci monti in sella per la prima
volta…ti sembra così strana: “non mi trovo…” (in quanti abbiamo detto
così?). Col tempo e i chilometri ti entra nel “sangue” in modo alcolico, non ti
basta mai.

Le braccia aperte, ma non troppo, arrivano alle
manopole con naturalezza. Il grigio sfuggente dell’asfalto sotto alle pedane è
piacevole come in nessuna altra moto. E il suo cambio a “bilanciere”?…il
Clock
delle marce col tacco dello stivale è uno dei primi piaceri
elargiti da questa moto (da non confondere con ruvidità e imprecisione: al
contrario la California ha un cambio ottimo). Ecco una caratteristica da
conservare. Oggi dettano legge cambini dal “clic” anemico che mortificano
uno dei piaceri più belli dell’andare in moto: togliere e mettere marce. Su
questa moto “cambiare” ha ancora un senso.

 



Il grigio sfuggente dell’asfalto sotto alle pedane è
piacevole come in nessuna altra moto…(…) il pulsare gigionesco del suo
bicilindrico a”V”, con quelle “teste” davanti alle ginocchia, è un gran
compagnone…

 

 



E il suo cambio a “bilanciere”?…il Clock delle marce
col tacco dello stivale è uno dei primi piaceri elargiti da questa moto
(…). Su questa moto “cambiare” ha ancora un senso.

 



C’è chi lo chiama “piacere di guida”;


per me è semplicemente benessere con la tua moto.


(California EV. Sullo sfondo il borgo di Caprese
Michelangelo fra Umbria e Toscana: il paese che diede i natali al grande
artista)



In val d’Orcia nei pressi di Montalcino (Toscana)

 

C’è chi lo chiama “piacere-di-guida”; per me è
semplicemente benessere con la tua moto.

 

La California non è una moto, è una
Motocicletta. E’ fatta…per i sognatori, per chi sa ascoltare il motore e godere
del paesaggio, per i “culi piatti” che si fermano solo per pisciare e per fare
il “pieno”. E’ fatta per i Motociclisti, i motociclisti veri. Non è una
“Custom”, è una Guzzi California: una moto fuori da ogni schema.

Dopo cinque anni la rinnovai con la seconda
California
: una “EV p.i”, con la quale tornai sugli stessi percorsi
con eguale divertimento. La cambiai per “voglia”, ma era ottima, mi fidavo di
“lei” come di me. A parte la validità delle “punterie-idrauliche”, e una
maggiore cura nei particolari, la seconda “EV p.i” era sempre “lei”: la
stessa piacevole California. Comunque ho preferito la prima “EV
per il serbatoio più capiente (23 litri). Mai e poi mai capirò ‘sta nuova mania
di rimpicciolire i serbatoi! Certi ideatori di codesta “snelleria” vorrei
vederli sul Gransasso oppure su un passo dolomitico; quando si accende quella
“zecca” nel cruscotto (la riserva) e ti avvampa un caldo in corpo…come vi
sentite coi vostri 18 litrozzi, senza un fantasma di distributore a tiro di
cannocchiale? Non è una bella sensazione vero?


 


UN PICCOLO-GRANDE SOGNO


NELLA BASSA-FERRARESE

Non è sempre vero che i sogni finiscono
all’alba. A volte all’alba iniziano, magari nella “bassa” ferrarese. Katia e
Marcello hanno realizzato il loro sogno a Rovereto, vicino a Ostellato: una
“clinica” per le Guzzi. Non hanno bisogno di presentazioni. Katia compone poesie
motociclanti che ben conosciamo (“ho visto me stessa sulle ali di un’aquila…”),
è la “piratessa” che pazientemente tiene le redini di questo nostro Forum.
Marcello “murry” è un “mecca” coi baffi, come diciamo dalle mie parti: “un
mèag di mutùr
” (un mago dei motori). Da sempre appassionato Guzzista,
conosce ogni piccolo segreto di questi bicilindrici a “V”, disquisire con lui di
meccanica-motoristica è sempre piacevole, per quella bella persona che è.

Nei suoi sollevatori solo Moto Guzzi e
pochissime altre: “a me piace mettere le mani nelle motociclette”.

Arrivando da Comacchio, cioè dal versante
romagnolo, si percorre un bell’itinerario: una strada tranquilla ricca di dolci
curve “polesane”, cinta da grandi alberi contorti, con la compagnia degli aironi
grigi in volo. Questa è zona del Delta.

Marcello ha risolto problemi che sembravano
invincibili: “non esistono problemi irrisolvibili…se c’è una cosa che non
sopporto è quando ti senti dire…devi tenertela così!…eh NO
”.

Parole sante.

 



Arrivando da Comacchio, cioè dal versante romagnolo,


si percorre un bell’itinerario:


una strada tranquilla ricca di dolci curve “polesane”,


cinta da grandi alberi contorti…


 
(in
direzione di Ostellato, dopo Comacchio).

 



Marcello “Murry”:


“ non esistono problemi irrisolvibili…se c’è una cosa
che non sopporto è quando ti senti dire…devi tenertela così!..eh NO”
.


Parole sante.

 

 


EPPURE QUEGLI SPECCHI LI’…

Sono andato da Marcello un sabato pomeriggio,
credo che la sua “giovane” officina diventerà un bel “Joe Bar”, c’è da
esserne felici.

Fra le tante Guzzi “in cura” una California
sortisce in me un magnetismo irresistibile…ma no, non può essere…chissà dove
sarà finita. Spero in buone mani. Eppure quegli specchi così fatti li avevo solo
io, quel graffio sul tubo-paracolpi è unico (grattai un muretto). E quei
catadiottri a fianco della targa?…oh! Più la guardo e più mi sembra “lei”. Vuoi
vedere che…chiedo a Marcello se può consultare i documenti, e anche lui resta
sorpreso: è la mia prima “EV”!!

Come stai amica mia? Mi sembra benone. E’ una
gioia ritrovarti. Com’è piccolo il mondo, e meravigliosamente rotondo.

Chi sostiene che le moto non hanno un’anima ne è
privo egli stesso, oppure ha avuto a che fare solamente con gelidi
“elettrodomestici” senz’anima, appunto. Perché le Moto Guzzi ce l’hanno,
l’anima, e te la fanno “sentire” anche a distanza di anni. L’avrei ritrovata, e
riconosciuta, se fosse stata un’altra moto? Credo di no, anche perché si sarebbe
“estinta” prima. La “mia” EV invece “frulla” benissimo, è ottima, bella e
ancora attuale. Ha i suoi bei chilometri nel “veglia-borletti”…comunque pochi
per una Guzzi “1000”; ne farà altrettanti senza batter ciglio. La California
è classificata alla voce “roba buona”.

Non ho mai maltrattato una moto in vita mia.
Mai. E chi lo fa merita la spietata legge del “116”. Ho sempre dato loro
rispetto e ne sono stato ricambiato. A quella “EV” ho voluto
particolarmente bene, ecco perché il suo attuale cavaliere è in buone mani.
Anche “lei” lo è, mi assicura Marcello. Ne sono felice.

Appartiene a un ragazzo di Argenta: Roberto C. ,
uno che ama le moto come si dovrebbe. Verrà a ritirarla a giorni (un
cambio-gomma). Un’idea mi solletica: una foto tutti insieme alle spalle della
California
ritrovata. Marcello e Katia mi dicono che la cosa si può fare,
tempo qualche giorno, ed eccoci quì: un’altra storia di persone attorno a una
Guzzi. Roberto e Alba (la sua compagna) vanno in moto insieme, come tutti noi
sono sognatori di giorno. Carissmi Roberto e Alba, sono felice di avervi
conosciuto, e sono felice di sapere che la “mia” EV è nel vostro garage.
E’ una gran moto. Siete in buone mani. Benvenuti in questo focolare di afflitti
senza scampo dal bacillo per le Guzzi.

 

 


La California EV
“ritrovata”.

Da sinistra: Fabio
Baldrati, Roberto e Alba, Marcello “murry” e Katia “piratessa”.

 


“IN FORSE”

La California è stata la “pagnotta” per
il marchio per oltre trent’anni. Se in certi momenti la Guzzi non avesse avuto
in listino una California in buona forma…non lo so.

Come ho detto per troppi anni (mia personale
opinione) questa decennale “bandiera” della Guzzi ha subito una sorta di
“svilimento” del suo stile; questo a causa di cure “dimagranti” che non esito a
definire involutive. Non si può pretendere che questo cavallo “stanco” (quasi
dimenticato) possa ancora tirare il carro.

Non vorrei essere frainteso: mi sono riferito
alla California, cioè a quella “motona” rappresentativa che fù…e che
tradizion vorrebbe essere “grande e grossa”, non ad altre “cruiser” dalla
diversa indole (più agili, e perché no: più godibili).

Le crisi finanziarie  sopportate fino a pochi
anni fa dal marchio hanno ipotecato l’arrivo di una nuova California.
Eh…però…aggiungerei anche un deficit di “bussola”: per esempio invece di
investire in modelli pseudo-sportivi sarebbe stato opportuno pensare alla
“pagnotta”, cioè a quello che la Guzzi può vendere meglio; non certo modelli
vagamente fregiati di “Sport” quando non si scende in una pista che conta da
decenni (!). Anch’io vorrei la Moto Guzzi nella Superbike; vorrei una moderna “8
cilindri” nel mondiale GP (e di riflesso sportive che “incontrano” il pubblico);
oh! Se lo vorrei! Ma questo è un “sogno di una notte di mezza estate”.
Occorre realismo: costruire ciò che si può vendere. Davvero bella la “1200
Sport
” (l’ho provata…libiiiidine!), ma senza la spinta della grancassa delle
corse le manca una marcia: non “incontra”. E’ frustrante, ma è così.

A scanso di equivoci vado dicendo quanto sopra
almeno dal 2002.

Energie e risorse buttate? Non saprei. Tempo
perso: questo sì. E tempo prezioso. Infatti da anni langue un modello vitale a
cui la Guzzi non può rinunciare. La Guzzi senza la California…sarebbe
come la Ducati senza le sportive. La California andava mantenuta sulla
breccia, era la Guzzi “più Guzzi” su cui investire, invece…Bellagio e “V7-retrò”:
mi spiace dirlo e mi renderò antipatico a qualcuno (pazienza), magari domani
dovrò dire “mi ero sbagliato” (lo spero tanto), ma questi modelli non so “cosa”
vogliano essere e “dove” possano arrivare.

Oggi il “meglio” della California è
rappresentato dalla versione Vintage: secondo alcuni è eccessivamente
sciccosa, cioè troppo “soprammobile”, secondo altri sarebbe la “fotocopia” di se
stessa;…bella è bella. Altrochè. Resta comunque una “quasi” rispetto a ciò che
dovrebbe essere questa moto, inoltre è gravata di un prezzo eccessivo (non
realistico).

 

 


La California
Vintage: “…bella è bella. Altrochè” (però…)

 

Di una nuova California si sente parlare
“in forse”. Arriverà, (alla buon’ora…) c’è da sperare che sia degna della sua
tradizione e di ciò che ha significato, che le sue caratteristiche vengano
finalmente elevate al quadrato. Che non arrivi troppo tardi (si è già perduto
troppo tempo).

Non sarà facile ripetere “e mutòr piò bel de
mond
”; abbiamone coscienza. Il contesto di oggi non è quello “vergine” dei
primi anni 70, inoltre le “altre” che la rincorrevano oggi sono diventate
“grosse” (di voce e di stazza), e non si può certo gareggiare a chi la “spara”
più grossa quando vi sono in circolazione “plesiosauri” di 1800 di cilindrata.


Una Guzzi California degna di se stessa:
questo sì.

 

PS. Per favore, se non è chiedere troppo: è
possibile evitare fronzoli e vario frangiame in stile “harlo-country”?
Quell’armamentario non ci appartiene (…meno male); nel scimmiottarlo ci si rende
ridicoli. Poi…vivaddio, che non costi come un mezzo appartamento (!).

 

Basta così…non mi sopporterete più.

Fabio Baldrati

Norge 1200  (Orgoglioso Norgista
nostalgico Californista).

 

 

Un sentito grazie a Marco Simone e agli
“impaginatori” del Sito.

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