TAM!TAM!…TAM!


Scrivo queste note speranzoso che quella creatura atterrita e ansimante sia
riuscita a salvarsi. Se tutti gli animali ci guardano in quel modo, quando
avvertono la morte, diventerò vegetariano. Solamente ortaggi e verdure. Non
voglio mangiare nulla che abbia avuto gli occhi.

Bentornato autunno, da mesi ti aspettavo. E’ il periodo più bello dell’anno per
chi predilige i percorsi appenninici disegnati fra la Romagna e la Toscana. I
paesaggi diventano bellissimi con i cromatismi dei boschi misti e dei frutteti;
il contrasto delle terre arate, i campanili svettanti, i casolari in pietra
rugginosa. Le castagne vendute ai bordi delle strade nei paesi appenninici. Gli
spuntini gustati nelle osterie sui passi dove aleggiano irripetibili atmosfere
motociclanti.
Le colline tosco-romagnole costituiscono una gioia particolare per chi cerca
l’essenza di questa passione: ascoltare la moto, ascoltare “lei”. Sentire il
pulsare del motore e contarne i giri, goderti il paesaggio in pace col mondo. In
terza marcia: per me la coppia di ingranaggi più bella del cambio. Ridi pure, se
vuoi, ma per me la moto ha anche un volto romantico.
I
cultori del “racing” in tenuta carioca non sanno cosa si perdono. Poveri ragazzi
illusi di avere il “manico”…e tristemente candidati al 118 (se non peggio).
Questi improbabili equilibristi col manubrio fra i denti e il deretano a
sporgere mai si sono accorti dei bellissimi paesaggi godibili sulla via del
Muraglione. Nel loro “andare in piega” non sanno concepire altro che l’azzardo:
sempre aggrappinati a bolidi dalle potenze assurde, direi “incivili”, nel
tentativo patetico di scimmiottare l’idolo del momento. Ogni week end fanno cose
da galera. Avranno forse le formiche nelle mutande? Come possono divertirsi
così? Mah…sarò “limitato”, ma non arrivo a comprenderlo. La loro non è passione
per la moto sportiva, sano culto a loro sconosciuto, ma genuina stupidità
(materia in cui eccellono).
Un bel viaggio in moto senza fretta e in pace col mondo, guardando, ascoltando,
respirando, su stradine solitarie alla scoperta dell’ultima bellezza
paesaggistica…amico mio, non sprecare tempo e fiato: neppure capiscono di cosa
parliamo…ci guardano con occhi bovini.
Sì, lo ammetto: certi “smanettoni” mi stanno sulle scatole, perchè rappresentano
la faccia volgare della moto (fonte dei nostri guai).
 
Sì, un’alba in moto.
 
Vero
all’alba
” diceva il grande Heminguay.
Hai mai vissuto “l’attimo fuggente” in moto sulla tua strada preferita? Costa il
sacrificio di una levataccia, fa un freddo cane, …ma dovresti provare. L’alba in
moto è qualcosa di personale difficilmente spiegabile, ci stai attento a
raccontarlo in giro…passeresti per matto.
In certe notti una scimmietta ti punzecchia senza pace e ti fa litigare col
sonno: pensi all’alba in sella alla tua moto là…dove sai tu. La scacci via, ma
quella “zecca” torna. E così accendi la luce e insonnolito vai a cercare a
tastoni le maniglie dell’armadio in cui è riposta “la roba da moto”.
Entri in garage, dietro di te il “tunf” della porta. La fioca luce gialla
illumina il profilo della moto in una sorta di incantesimo. Apri il portone nel
buio pesto della notte stellata in cui regna un silenzio surreale. Brrrrr
accidenti che freddo! Non sarò un po matto? Ma no…è sempre così, poi vinci il
freddo, il giorno vince l’oscurità…e poco per volta diventa una bellissima
giornata in moto da ricordare.


Un tuffo
nell’oscurità dentro al bosco, solo il cono luminoso e i bagliori del
quadrante sul viso…
(fra
Tredozio e il Monte Busca).





Cosa ti muove, cosa ti spinge ad abbandonare il tepore delle tue
comodità per andare attraverso monti e valli, nel freddo dell’alba e in
sella alla tua moto, se non la naturale bellezza di quei luoghi?

(i declivi del Monte Busca)



Le belle giornate autunnali sono occasioni da non perdere, perché sono poche e
brevi, vanno godute dall’alba al tramonto.  
Inforchi la moto e inserisci la chiave fra il manubrio, il quadrante si
“infiamma” di un arancione luminoso: gnignigniRRHHuuurhuu…ah!
Frulla gagliardo fratello dai pistoni a “V”!
E’ un tuffo nell’oscurità: il fascio luminoso ti guida sull’argento vivo
dell’asfalto, la striscia tratteggiata arriva veloce all’avantreno e sembra
nascere nel buio, mentre il pulsare del motore…non lo hai mai sentito così: è
diverso.
Avvolto nell’oscurità con i bagliori del quadrante sul viso pregusti il sorgere
dell’alba su “quella” strada così piacevole, vedrai il sole illuminare “quel”
paesaggio prediletto. In sella alla tua Guzzi avvertirai un benessere quasi
mistico, assolutamente nuovo se sarà la tua prima alba in moto, oppure un
piacere rinnovato se hai conosciuto “l’attimo fuggente” impugnando il manubrio.
In pace col mondo.  E magnificamente solo: inseguire il giorno che nasce in
terza marcia non è un giochino di società, è una ebbrezza personale. Si può solo
provare.
Hai mai viaggiato in moto cercando l’alba? Provaci questa notte. Farai parte di
una  congrega stravagante di cultori del “carpe diem” motociclante, una
sorta di “ordine cavalleresco” particolare.
 


Rhurhurhurhurhu
…il
pulsare del bicilindrico mi accompagna gigionesco e sommesso, è sempre lui, il
mitico “V” in fronte-marcia di 90 gradi, il compagnone di sempre. Nell’alba di
questa fredda giornata ritrovo il piacere dei coperchi argentati davanti alle
ginocchia, come al solito. Immagino il vorticoso girare dell’albero motore, il
sali-scendi dei pistoni, la danza delle valvole…




Il sole alto allunga la mia ombra e fa di me un gigante motociclante

 

 

 



Cipressi e alberi
contorti mi accompagnano ai bordi di questa stradina garbata…
(dopo
Tredozio)


Ho sempre avuto la Moto Guzzi; fin da ragazzo cominciai a sognare questa
motocicletta e per me non ne esistevano altre. Sono passati tanti anni, oltre
400.000 chilometri di “grigio-argento” sono sfumati sotto alle ruote delle mie
cinque Moto Guzzi, alle quali sono molto grato; grazie a loro ho scoperto
l’Italia dalla Valle d’Aosta alla Calabria, ho imparato ad amare il mio
paese…qualche volta a detestarlo per le smaccate brutture inferte ai nostri
paesaggi. Amico mio, ti dirò che il tanto mitizzato “belpaese” è quasi
scomparso.
Se non ci fosse la Guzzi avrei un’altra moto valida e piacevole, ma sarebbe un
“veicolo” simile a molti altri, mi mancherebbe qualcosa di eclettico, di “umano”
ancora celato in questa motocicletta unica al mondo.
La Norge 1200 è la mia sesta Guzzi, per me è una gioia su tutti i percorsi: fra
le curve gentili di questo appennino come in autostrada ai 140 superando un Tir
dopo l’altro. La “coppia bassa” di questo bicilindrico è piacevolissima fra
curve e tornanti (e come spinge!): un grande cuore. E’ una moto polivalente come
poche e offre qualcosa di raro che considero l’essenza della moto: “il piacere
di guida”. Difetti? Il suo magnifico motore immeritatamente “nascosto”.
 
Il giorno ha vinto, davanti al manubrio il nastro grigio dell’asfalto è ormai
definito. In terza marcia e con la calma con cui posso godermi le cose piacevoli
seguo le curve di un percorso familiare. I raggi del sole sono lame lucenti fra
le creste montuose della Romagna, le belle vedute di questo appennino sono
scandite nel giorno.
Sono partito a notte fonda per essere quì adesso, in sella alla mia moto,
proprio nell’ “attimo fuggente” in cui nasce il giorno. Rhurhurhurhu…quasi
posso contare i giri del motore. Regnano pace e solitudine, se avessi la
macchina del tempo la fermerei adesso.
 
Cosa ti muove, cosa ti spinge ad abbandonare il tepore delle tue comodità per
andare attraverso monti e valli, nel freddo dell’alba e in sella alla tua moto,
se non la naturale bellezza di quei luoghi?
 
Questo è uno dei miei percorsi preferiti. E’ il passo del Monte Busca: un valico
fra i meno frequentati dell’appennino tosco-romagnolo, proprio per questo fra i
più belli. L’asfalto non è sempre fantastico in compenso i paesaggi agresti e
selvaggi valgono il sacrificio di una levataccia.




Era tutta così la “mia” Romagna…oh! Com’era verde la mia valle!



(nei pressi del Monte Busca)

 

 



Ruderi cadenti si
lasciano lentamente riconquistare dai boschi
…(verso
il monte Busca)


Beeeeeello l’autunno! Anche se ha una “colpa” imperdonabile: precede l’inverno.
Fra una curva e l’altra il continuo aprirsi dell’appennino tosco-romagnolo: i
boschi misti in veste autunnale contrastano con i prati e le terre arate;
cipressi e querce contorte mi accompagnano ai bordi di questa stradina garbata.
Ruderi cadenti si lasciano lentamente riconquistare dai boschi. In alcuni
declivi l’autunno ha dato il meglio di sé con “dipinti” cromatici che il
migliore dei Matisse potrebbe solo timidamente imitare. Era tutta così la “mia”
Romagna…oh! Com’era verde la mia valle!
Sono le 7,45. Mi trovo fra le località di Tredozio e Portico di Romagna, alla
mia destra i cartelli che relimitano i confini di un parco naturale fra i più
belli d’Europa: il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi (questo è il
versante romagnolo). Poi arriverò sulla statale 67 del mitico passo del
Muraglione.
Nel primo mattino è un evento consueto vedere daini e caprioli al pascolo,
oppure sulla strada…sempre allertati e pronti allo scatto: la loro curiosità
li spinge a vincere l’atavica paura per attendere quello strano essere rumoroso
che si avvicina (la tua moto). Puoi trovarli oltre una curva a pochi metri di
distanza, subito si dileguano, poi continuano a fissarti nascosti fra gli
alberi. Come sono belli…
Hanno una paura folle del “bipede”…e come dargli torto? Sappiamo pensarli
solamente con contorno di polenta. Bè, ridi pure amico mio, ma non li mangerò
mai. Voglio incontrarli nei boschi oppure fra le curve nel primo mattino, e
coerentemente non li mangio. Ti guardano con quegli occhi incredibili…sono
creature bellissime e sensibili che però non sanno leggere (!) e non capiscono
il senso dei nostri bizzarri confini.



In alcuni declivi
l’autunno ha dato il meglio di sé con “dipinti” cromatici che il
migliore dei Matisse potrebbe solo timidamente imitare.

 


TAM! TAM!…TAM!

Vicini! Tre colpi inconfondibili: a “palla”. Quanto due “botte” sono così
ravvicinate, seguite da una terza distanziata, la preda è fuggita fra il sibilo
dei proiettili, oppure è stata “graziata” col terzo colpo per porre fine alle
sue sofferenze. Eh sì, perchè anche loro amano gli animali…
Siamo in autunno, si è aperta la caccia agli ungulati in modo “vagante” con i
cani. La chiamano “caccia di selezione” (!). Si racconta di popolazioni di
caprioli e daini che danneggerebbero le colture agricole…e così ogni anno a
tavolino ne viene decretata la “selezione”. Non ci ho mai creduto. Vi sono
cinghiali particolarmente ingordi, questo sì, ma le orde di daini e caprioli che
scorteccerebbero i frutteti sono balle. C’è un’altra verità: il bisness
del grilletto, e ci guadagnano tutti, a spese degli animali (che pagano con la
vita).


Rhurhurhurhu…
procedo
lentamente e tengo il manubrio con la sola mano destra sul “gas”. Oltre il
sommesso pulsare del bicilindrico, di là dagli alberi dorati dal sole, i latrati
dei cani e il vociare dei battitori. Probabilmente hanno preso il loro trofeo.
Forse no…spero di no.
Anzi NO!
Dopo una curva mi aggrappo a freni e frizione. Una capriola! Lì, in mezzo alla
strada. Una femmina. La bestiola mi fissa atterrita e in stato confusionale,
chissà da quanto tempo è braccata…forse un’ora: un’eternità se hai i segugi
alle calcagna e il piombo ti sibila rabbioso intorno. Quei tre spari erano per
lei. Pessimi “clienti” i segugi: non ti mollano mai. Mai.
La capriola mi fissa con quei suoi occhi incredibili e scuri e intensi che
nessuno al mondo potrebbe descrivere, la piccola bocca ruminante e il musetto
nero emanano vapori di fiato…le zampe esauste poggiano tremolanti
sull’asfalto, il corpo rossiccio palpita nel respiro affannoso. Povera creatura,
è letteralmente esausta, quei “campioni” che gridano laggiù nel prato oltre gli
alberi adesso potrebbero prenderla per sfinimento. La natura ha dotato questi
animali di una rapidità prodigiosa, hai mai visto un capriolo in fuga? E’ un
capolavoro di eleganza e potenza, ma come tutte le specie “scattiste” resiste
poco.
Tutto si svolge in una manciata di secondi. La capriola non sa che razza di
bestia sia quella che ha davanti, a pochi metri, con quello strano rutilare
continuo e i grandi occhi luminosi; dopo tanto forsennato fuggire abbassa la
testa come a subire rassegnata quello che verrà. Non ha più forze per scattare
ancora.
Sulla mia destra i confini del parco nazionale, dai quali incautamente sarà
uscita in cerca di pascolo. Sono istintivo, so bene che gli animali selvatici
sono reattivi “inversi” alle nostre azioni: WRUMMM…apro il gas,
rilascio la frizione e accenno a dirigermi a sinistra. La capriola alza il capo
e trova l’energia per risalire il declivo boscoso, a destra, all’interno dei
confini protetti. E’ inconsapevolmente al sicuro.
E’ stata fortunata, e molto veloce. Oggi non diventerà una testa imbalsamata
appesa al muro con occhi vitrei e inespressivi. Riparto lentamente e la “cerco”
fra gli alberi…è là, la vedo, mi fissa ansimante per qualche secondo, poi si
dilegua. Indugio col motore al minimo e un piede a terra.



Voglio incontrarli nei
boschi oppure fra le curve nel primo mattino (….) Ti guardano con quegli
occhi incredibili…sono creature bellissime e sensibili.


Quella capriola terrorizzata sarebbe una calamità per l’agricoltura? In nome di
quale “selezione” e quale “sport” braccano una creatura selvatica con una muta
di cani e gli sparano con fucili di precisione? “calibro 9″…roba da guerra.
Come si può ammazzare una creatura così? Sarò “limitato”, ma non arrivo a
comprenderlo.
Mi renderò inviso agli adepti della pratica venatoria, pazienza…non devo
candidarmi alle elezioni. Non è uno “sport”, tanto meno un sistema di
“selezione”, più semplicemente credo sia una passione e come tale cerco di
comprenderla, ma credo anche che gli animali selvatici andrebbero rispettati…
 
Se tutti gli animali ci guardano in quel modo, quando stiamo per  dargli la
morte, diventerò vegetariano, non voglio mangiare nulla che abbia avuto gli
occhi. Certamente non mangerò mai capriolo.
Riprendo il mio itinerario, curva dopo curva ritrovo la terza marcia e il
borbottare del bicilindrico a “V”, come al solito. Il sole alto allunga la mia
ombra e fa di me un gigante motociclante. In un punto panoramico li vedo, in un
pendio vicino al monte Busca, tre “selezionatori” coi fucili in spalla e i
segugi in affanno; chissà quante imprecazioni avranno “sparato” contro i confini
del parco…
 
Sarà una lunga giornata in moto, tanto “grigio argento” arriverà davanti al
manubrio e passerà sotto all’avantreno. Non so dove andrò e quando ci arriverò,
voglio stare sulla mia moto con avidità. La mia Norge 1200. Mi spingerò in
Toscana, forse nel Chianti. Anzi no, andrò in Umbria, nelle terre di San
Francesco: colui che parlava agli animali.
Oggi, all’alba, mi piace pensare di aver salvato quella capriola. Crederlo mi
rende un po felice.


Rhurhurhurhu…

Fabio Baldrati
(Guzzi Norge 1200)

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