Tentazioni & soddisfazioni




tentazioni & soddisfazioni


tentazioni
& soddisfazioni

di Fabio Baldrati

L’unico
modo di liberarsi di una tentazione è cedervi


Oscar Wilde


(ritratto di Dorian Gray)

Difetti e mancanze non si
tramutano in farfalle, restano bruchi, e non sono gradevoli. In una moto si
sopportano se i suoi Piaceri, e le sue Qualità, hanno la “P” e la “Q”. Se così
non fosse stato sulle mie cinque Moto Guzzi (tre “1000 SP” e due California)
avrei cambiato “sponda” da un pezzo. Cosa avrei scelto?

Sempre fulgide e luminose le battute di Oscar
Wilde, a volte ti lasciano di stucco. Il celebre aforisma sulla “tentazione” ha
cominciato a punzecchiarmi senza tregua quando è uscita la Norge. Eh sì, gran
bel “ferro” la Norge, indubbiamente una delle motociclette più belle degli
ultimi dieci anni. Chi è il suo creatore? (o i suoi creatori?) Dev’essere un
vizietto tipicamente italico quello di non dirci mai chi fa le cose ben
riuscite.

Anche i denigratori della Guzzi, che pure
(r)esistono come soldati giapponesi sopravvissuti nella giungla, ne sono
rimasti “presi”. Essi mai compreranno una Guzzi (compatite certi
“integralisti”…); però…

Sostituire la California con la Norge? Ci ho
pensato e ripensato con quel pistolotto di Oscar che mi ronzava sospeso fra gli
orecchi come un calabrone. Lasciare uno “stile” così particolare e
piacevolissimo non era facile. La California costituisce un modo di andare in
moto così Guzzi che più Guzzi non si può, e ti rende sempre inconfondibile (…ma
perché vivaddio lasciano “cadere” lo stile California?!).

I piaceri che regala questa Custom, che poi è
una moto classica più che una Custom, si possono solamente provare e non sono
spiegabili. Tanti appassionati di questo modello “dannatamente” Guzzi potranno
comprendere. Aggiungo che la California è anche una gran moto (lo è sempre
stata): è “buona” come il pane, e il “pane” è stata a lungo per il marchio,
soprattutto in periodi bui in cui se non c’era “lei”…

Ho speso qualche parola, per la California,
perché mi rimarrà sempre nel cuore. Il suo “argento antico” mi conquistò fin da
ragazzo. Mi ha dato anni di “bontà” e un orgoglio Guzzista sconosciuto ai
“giovani” (ovviamente non mi riferisco all’anagrafe).

Mi mancheranno le padane poggiapiedi, il
bilanciere del cambio che fa Clock, l’ampia sella e il manubrio aperto.
Non credo che saprò resisterle se in futuro sapranno (vorranno) rinverdire
questo eclettico modello come merita (come meriterebbe).


La California costituisce un modo di
andare in moto così Guzzi che più Guzzi non si può, e ti rende sempre
inconfondibile


“Mi mancheranno le pedane poggiapiedi,
il bilanciere del cambio che fa Clock, l’ampia sella e il manubrio
aperto.

(2005 :
sulle strade del Parco Nazionale d’Abruzzo



CON LA “P” E LA “Q

Ho percorso circa 7.000 Km con la Norge su ogni
tipo di percorso e situazione. Penso di poter esprimere un giudizio abbastanza
“completo”, ma soprattutto IMPARZIALE. Chi si aspetta lodi e sconti rimarrà
deluso; l’essere Guzzista non ha mai ipotecato la mia onestà di giudizio su
queste motociclette che credo di conoscere abbastanza bene: nelle versioni “SP”e
California mi portano a zonzo da 27 anni.

Sono rimasto fedele al marchio perché le “V1000”
le ho sempre trovate valide, la loro affidabilità mi ha fatto “digerire” certe
mancanze, che tali restavano, e MAI le ho legittimate a “piaceri particolari”
come fa una scaltra demagogia con certe cavalcature esotiche. Eh no! Difetti e
mancanze non si tramutano in farfalle, restano bruchi, e non sono gradevoli. In
una moto si sopportano se i suoi Piaceri, e le sue Qualità, hanno la “P” e la
“Q”. Se così non fosse stato sulle mie cinque Moto Guzzi (tre “1000 SP” e due
California) avrei cambiato “sponda” da un pezzo. Cosa avrei scelto? ‘na
giapponese…e che altro ragazzi?! Andiamo sù…

Sulla Norge le “P” e le “Q” fanno di questo
modello una gran moto. Difetti? Alcuni, a mio parere, che descriverò fra poco.
Comunque se avete dubbi e non sapete decidervi…andate tranquilli: vi piace la
Norge? Non esitate, ne sarete entusiasti. Dopo due California di seguito (prima
“EV”, poi “EV p.i.”) sono partito con qualche indecisione verso il manubrio
della Norge. Orbene, la ricomprerei subito.

Diavolo d’un Oscar Wilde! Avevi ragione alla
grande…

Sono rare le moto che offrono una ottima
guidabilità in autostrada come sui tortuosi percorsi montani; ben poche riescono
in una simile impresa, e si chiamano Motociclette. No, non è facile esaudire
questi due “opposti”. Credo sia la prima qualità della Norge: una guidabilità
eccezionale su ogni asfalto,…veramente incredibile. Mai guidato una moto così
“istintiva”. Constatare che è una Guzzi mi riempie il cuore di gioia.


SUL TUO ASFALTO, FRA I TUOI PAESAGGI

Ancora oggi, dopo tanto ”grigio-argento” sfumato
sotto alle staffe, non ho dubbi: continuo a preferire le strade di montagna,
soprattutto quelle meno frequentate e avulse al traffico.

Amico mio, fai pure il giro del mondo in moto e
appiattisciti le chiappe, ma sempre, dopo tanto vagabondare, ritroverai le gioie
di questa “malsana” passione sulle tue strade predilette, attraverso i tuoi
paesaggi, sull’asfalto in cui hai cominciato con la prima moto. Ricordi che
emozione? La mia era una “1000SP” azzurra di seconda mano (il mio portafogli non
andava oltre). Correva il 1981. Non ho più smesso. Non vorrei smettere MAI.

Oggi sono tornato in quei luoghi dove la “mia”
Romagna è miracolosamente scampata al saccheggio edilizio, e prego il buon Dio
che si mantengano così per sempre. Ci sono tornato con la sesta Guzzi…e nulla è
cambiato: mi sono sentito “fanciullo” come allora.

Le strade che attraversano l’appennino fra
Romagna e Toscana credo siano le più belle d’Italia, certo non vantano il
blasone dei super-passi dolomitici…ma proprio per questo le preferisco. Gli
appassionati del “mutor” delle mie parti subito penseranno al Passo del
Muraglione (fra Forlì e Firenze), eppure è quello che prediligo di meno: troppo
mitizzato e mestamente frequentato dal cosidetto “club degli stupidi”,
cioè quattro poveri ragazzi convinti di avere il “manico” e candidati al
pronto-soccorso, se non molto peggio (perché non vanno in qualche pista a
scavezzarsi le ossa?).

Il mio avantreno è ingordo di stradine
dall’asfalto di seta sperdute fra paesaggi incorrotti, dove incontro una
automobile e un trattore, tre ciclisti ansimanti in preda a un’infarto, e
qualche cavaliere sognatore come me. Come te. Come noi.


Per esempio: trentacinque chilometri da non
perdere, pressoché sconosciuti, vanno dal passo del Carnaio fino a
Bertinoro-Cesena. Si esce dalla superstrada -E45- a Bagno di Romagna e si
percorre la statale del Carnaio (già questa è una goduria). Giunti sul passo del
Carnaio si seguono le indicazioni per Spinello-Cesena. Poi in seguito Mercato
Saraceno, e si arriva nuovamente sulla –E45-.

Se porterai le ruote fra quelle solitarie
curve…vorrai tornarci.


Oggi sono tornato in quei luoghi dove
la “mia” Romagna è miracolosamente scampata al saccheggio edilizio. Ci
sono tornato con la sesta Guzzi …e nulla è cambiato: mi sono sentito
fanciullo come allora

(fra il passo del Carnaio e Cesena)

Piccola “pulce”:

le opinioni sulle moto, comprese queste note,
prendetele con le pinze. Sempre. Non sono decreti-legge e tanto meno “i
vangeli”. L’estensore di pregi e difetti è un motociclista come voi (sovente ne
sa di meno…); come voi coltiva opinioni, convincimenti, simpatie e antipatie.
Ciò che a te sembrano pesanti mancanze per lui sono bazzecole, e viceversa. Nel
bene e nel male il “prodotto-moto” è legato all’emotività, non è ancora un
elettrodomestico asettico.

Le “prove” sulle riviste settoriali
poi…prendetele con le pinze a manico lungo; alcune di esse sono ben fatte e vi
sono tester bravissimi, molte altre…uno spreco di buona carta.

Tengono una moto pochi giorni, ci percorrono
qualche decina di Km, e la beatificano e la castigano con giudizi lapidari. In
alcuni casi grotteschi puoi vedere macroscopiche mancanze tramutarsi in “piaceri
particolari” (!!). Pregi e difetti vengono amplificati, oppure sminuiti, a
seconda delle stagionali “simpatie” di marchio.

Coerenza e qualità di giudizio sono merce rara.
Comunque leggiamole; leggere dà un senso a questa passione (ecco, magari,
ricordiamoci le pinze).

In tutta onestà, con doverosa umiltà, e senza
parzialità, questi sono i miei “secondo me” sulla Norge. Forse condividerete
qualcosa.



UN MANUBRIO INTUITIVO


Rhurhurhurhurhu…
il
pulsare del grosso “V” è sempre lui, tanto piacevole, ti fa bene al “sangue.
Dopo anni di abitudine all’assetto di guida della California (così particolare…)
non credevo che mi sarei trovato a mio agio immediatamente, e invece così è
stato. L’ergonomia della Norge è azzeccatissima; le altezze e le correlazioni
fra manubrio, cruscotto, forma del serbatoio, sella e staffe ti mettono in
simbiosi con “lei” subito. Sentirsi un tutt’uno con la moto è una piacevole
sensazione.

Mai impugnato un manubrio altrettanto intuitivo:
l’asfalto disegnato davanti a te puoi pregustarlo, “lei” ti asseconda con
incredibile facilità. Eh sì, con questa Norge hanno fatto una magnifica moto,
sono felice di constatare che la classe non è scivolata giù per le rive del
lago.

Il “1200” a sei marce ha una “coppia bassa”
poderosa, non vanta una potenza stratosferica, ma proprio per questo è fruibile
e godibile in ogni situazione. I suoi “muscoli” sono quelli di una granturismo e
non di una super-racing, però la facilità con cui “entra” ed “esce” dalle curve
è degna di una guida sportiva.

Chi non conosce la Guzzi, e ne prova una per la
prima volta, rimane sorpreso per la facilità con cui si va “giù” e si torna “su”
in curva. E’ una peculiarità che ben conosciamo di questo “V” frontale di 90
gradi; la “fisica” del suo albero-motore longitudinale e vicino al suolo regala
una agilità senza eguali. E’ un’architettura tanto cara ai Guzzisti “storici” i
quali ne sono affezionati e mai lo tradirebbero. Cesare Carcano ideò questo
concetto nel 1969…Carcano era un progettista che definire geniale è ancora poco.
Poi arrivò Lino Tonti nei primi anni 70, un romagnolo patito del “mutor”, la sua
“V7 Sport” resta un capolavoro ancora oggi.

Un altro motore? E quale? Mah…farebbe di questa
motocicletta, oggi eclettica, una moto anonima come tantissime altre: simili e
confondibili. Il “V” di 90 gradi è caratteristico, è così tipicamente Guzzi che
nessuno potrà mai scimmiottarlo. Inoltre è anche bello da guardare, resto
convinto che nasconderlo sotto carter e carenature sia un peccato e un errore.
Avere qualcosa di esclusivo è un privilegio raro; il “V” della Guzzi è sinonimo
di Moto Guzzi quasi più dell’aquila dorata e di questo bisogna avere coscienza.
Così come bisogna riflettere sulla possibile evoluzione di questo motore: esso
ha ancora moltissimo da dire, e volendo potrebbe stupire.

Se in riva al lago vi saranno energie e idee per
realizzare altri concetti ne sarò felice (sarebbe sinonimo di salute aziendale),
ma per quanto mi riguarda…”V1000” ancora per un beeel pezzo, eh sì ragazzi.
Pensate per una attimo alla Breva, alla Griso, alla Norge con un motore
diverso…e ditemi in tutta onestà…“cosa” vi sembrano?


…ma per quanto mi riguarda…”V1000″
ancora per un beeel pezzo, eh sì ragazzi. Pensate per un attimo alla
Breva, alla Griso, alla Norge con un motore diverso …e ditemi…cosa
vi sembrano?


SEDUTO SU UNO STECCATO…

Nella tarda mattinata finalmente una sosta in un
punto che prediligo per la bellezza del paesaggio. Sono partito a notte fonda
per godermi il primo mattino su questa strada. Brrrrrrr…faceva un freddo
cane. L’alba in moto è un rito che ancora osservo qualche volta; un piacere che
vale il sacrificio di una levataccia.

Seduto su uno steccato di legno mi godo il
ticchettio della mia Norge accaldata: l’unico rumore esistente nella squisita
solitudine di questo appennino. Attorno a me declivi boschivi e paesaggi agresti
di incorrotta bellezza. Questi ultimi angoli di Romagna sembrano una Baviera in
miniatura. A volte nella bruma del primo mattino puoi scorgere fra una curva e
l’altra i caprioli al pascolo nelle radure, oppure ai bordi ombrosi dei boschi
di roverelle e carpini. Anche questa mattina ne ho visti un paio oltre un
tornante, là…sui prati vicini al passo del Carnaio, erano due bei maschi dal
manto rossiccio.

Era tutta così la “mia” Romagna, prima che
arrivasse una tempesta di brutte costruzioni (che ancora continua) patrocinata
da una divinità onnipotente: “Turismo & Sviluppo”. Oh…com’era verde la
mia valle! Oggi rimangono queste zone appenniniche poco conosciute e sfuggite in
cui torno a godermi il pulsare del bicilindrico fra le solitarie curve del
Carnaio. Qui ho deciso di scrivere queste righe.


Attorno a me declivi boschivi e
paesaggi agresti di incorrotta bellezza, sembra una Baviera in
miniatura.

(verso il passo del Carnaio)


TORNANDO ALLA NORGE

Mi è stata consegnata nella seconda settimana di
febbraio dalla Moto-Europa di Lugo (Piaggio-Ducati-Moto Guzzi) la quale, bontà
sua, offre un servizio impeccabile prima e dopo la vendita. Ho percorso circa
7000 Km in ogni situazione, anche col maltempo. Fino ad ora zero problemi,
“frulla” che è una meraviglia, e ovviamente spero si mantenga così.

Ho scelto la versione “T” perché la carenatura
meno “invasiva” mostra maggiormente il bicilindrico, peculiarità alla quale
tengo. A questo proposito quasi sceglievo la “sorella” naked, la Breva,…ma il
vento sul petto è una brutta bestia, soprattutto nel primo mattino, inoltre vado
in moto anche in inverno. Il cupolino opzionale in plexiglass per la Breva non
mi ha convinto…e così ho scelto la Norge; comunque il fascino della Breva col
suo bel motore a “V” in faccia al mondo mi solletica sempre.

Ma ho scelto la versione “T” soprattutto perché
certi “accessori” proprio non li desidero, come l’alzavetro-elettrico e le
manopole-riscaldate (gusti personali). Anche del “computerino” di bordo avrei
fatto volentieri a meno (sempre gusti personali).

Quanto all’ABS, grazie a Dio ancora non mi sono
aggrappato alla sua “salvezza” in frenata, …è lì (sempre inserito).

Ho messo “su” le motovaligie laterali, le quali
mi sembrano ben fatte, poi i deflettori para-spruzzi grigi (la nuvoletta di
Fantozzi mi perseguita).

Ho scelto la borsa-serbatoio originale Guzzi: ha
un bel “disegno”, è comoda in fase di rifornimento: dopo lo sgancio rapido
vicino alla sella la ribalti all’insù fra i manubri. Poco agevole la “tasca” sul
lato posteriore: rigida e dura.

In questi giorni ho montato il portapacchi della
“Givi” appositamente realizzato per Breva e Norge: ho caricato tenda e sacco a
pelo ed è solido. Non mi entusiasma per estetica e avrei preferito l’originale
Guzzi, certamente più bello, ma non era disponibile. Comunque ‘sto “Givi” costa
meno della metà (una cinquantina di “euri”), adesso l’ho preso e mi sembra
valido, poi vedrò…

Ho regolato le sospensioni anteriori e
posteriori sul “medio”. Ho “portato” entrambi i pneumatici a 2 bar, e non 2,5
(anteriore) e 2,8 (posteriore) come indicato sul libretto-istruzioni. Mi sembra
il compromesso migliore per chi come me viaggia con indole turistica e senza
passeggero.


Ho scelto la borsa-serbatoio originale
Guzzi: ha un bel “disegno”, mi sembra comoda in fase di rifornimento
(…). Manca un vano portaoggetti: ho sistemato una borsetta fra i
manubri, ma non è una soluzione, resta una “pezza”.



Il portapacchi della “Givi
appositamente studiato per Breva e Norge.


I PREGI DELLA NORGE… (secondo me)

Non transigo: la prima qualità che DEVE avere
una Guzzi è l’AFFIDABILITA’. Punto e basta. Posso digerire tutto ma non
sopporterei il 116. Bene o male le mie Guzzi sempre mi hanno riportato a casa
con le loro ruote. Fortuna? Ho saputo scegliere le Guzzi che andavano scelte?
Non so. So che l’affidabilità non puoi “testarla” e ti accorgi di lei quando ti
abbandona (corna!). Sentite un po questo mattacchione delle mie parti, un patito
del “mutor” elevato al cubo: “e mutor l’è coma la moi…” traduco: “la
moto è come la moglie: tu non la tradisci e lei non ti tradisce. Lei ti
tradisce? E tu divorzi!
”. Bè, comunque, spirito a parte siamo dotati di una
istintività che ci fa avvertire in una moto la sua affidabilità…“a naso”…”a
pelle”. C’è poco da sorridere: è un istinto quasi infallibile. La Norge ti
sembra granitica, anche perché sei consapevole della sua componentistica: “roba
bona
” diciamo in Romagna. Infatti non c’è nulla di provenienza “made in
vattelapesca”. Mi sembra una qualità di non poco conto.

A mio parere la Norge vanta quel qualcosa di
indefinibile, e raro, codificato come “piacere di guida”. Sono pochissime le
moto dotate di un’ottima guidabilità in ogni contesto: puoi sorpassare per ore
colonne di Tir in autostrada, e “tornire” curve fra i monti fino a sera con la
stessa incredibile facilità. Mai vista (e mai provata) una moto così
polivalente. In tal senso oltre alle qualità del “V” di 90 gradi, di cui ho già
accennato, la Norge vanta una “Ciclistica” con la “C” e baricentri ben
azzeccati. Un guidatore col “manico” (non certo il sottoscritto) in un percorso
di montagna può togliersi qualsiasi uzzolo.

La “stabilità” poi è degna della migliore
tradizione Guzzi: sovente inseguita, raramente eguagliata.

E’ una idrovora di chilometri.

Buona l’ergonomia e la correlazione fra
manubrio, cupolino, serbatoio, sella e staffe. Ti senti veramente bene in sella
e non vorresti scendere mai. Ottima la protezione aerodinamica offerta dalla
carenatura “superiore” (anche a velocità oltre i 130 “di legge”); pur non
essendo goffa e mastodontica come quella di altre blasonate granturismo. La
regolazione “su-giù” del plexiglass (circa 5 centimetri) soddisfa ogni assetto
di guida.

Ho trovato nel motore un bell’incremento di
“coppia bassa” ovviamente dovuto all’aumento di cilindrata, ma soprattutto alla
buona rapportatura del cambio fino alla quinta (non la sesta, di cui parlerò).
Il cambio è fin troppo “precisin-giapponese” per i miei gusti, comunque è
ottimo: quasi impossibile sbagliare una marcia. La frizione idraulica è un
“burro” ed è infaticabile: puoi strapazzarla da mattina a sera e “lei” non batte
ciglio. E’ una “bidisco-a-secco” e fa un certo rumore “caratteristico” (tanto
caro ai ducatisti) a motore freddo. Impeccabile l’accensione, anche grazie alla
“doppia-candela”.


Il cambio è fin troppo “precisin-giapponese”
per i miei gusti, comunque è ottimo: quasi impossibile sbagliare una
marcia.

E poi il “cardano reattivo”, il CARC:
indubbiamente una delle cose migliori made-in-Guzzi, alla faccia di chi sostiene
che la Guzzi è “statica” (hanno fatto bene a proteggerlo con brevetto). Con
qualsiasi guida non lo senti…’sto CARC è splendido, anche meglio della catena
senza i suoi incorreggibili fastidi (allungamento, usura precoce, lubrificazione
continua…). Il CARC è anche bello da guardare per chi apprezza la bella
meccanica, e finalmente la “scatola conica” contiene una buona quantità di olio.
Sì, davvero splendido, sentiti complimenti ai progettisti (…ma chi sono?).


‘sto Carc è splendido, anche meglio
della catena senza i suoi incorregibili fastidi, E’ anche bello da
guardare per chi apprezza la bella meccanica. Sentiti complimenti ai
progettisti (…ma chi sono?)

Ho letto attentamente gli interventi di alcuni
amici sul forum. Fino ad ora non ho notato alcuna “sudorazione” di olio, a parte
un alone circoscritto al tappo-cambio (era poco serrato). L’unico sporco sul
basamento motore-trasmissione è dovuto ad alcuni tosti acquazzoni subiti in
Umbria e Toscana. Probabilmente il cavalletto è stato “aggiornato” perché ho
preso di petto una infinità di curve senza mai “toccare”. Così come gli
spegnimenti al minimo credo appartengano alle prime serie per un disguido di
messa a punto dell’elettronica.

Buona la scelta dei pneumatici, e non solo per
le prestazioni nella guida: dopo circa 7000 Km il posteriore è ancora ottimo, e
con quello che costano i “180”…non mi sembra male. Sarà opportuno annotarsi tipo
e “mescola”.

La Norge è costruita con “roba” di prim’ordine
in ogni sua parte, non ultimo un impianto frenante di tipo “racing” (addirittura
asservito da ABS di serie).

Infine…è una gran bella moto, non perché una
blasonata rivista l’ha promossa a “moto dell’anno 2007” (qualifica comunque
decretata dai suoi lettori), ma perché splendida lo è davvero. Una delle
motociclette più belle degli ultimi dieci anni.

Guidarla dà un benevolo senso di solidità e
affidabilità (e un ritrovato orgoglio Guzzista…)


E’ una gran bella moto. Una delle
motociclette più belle degli ultimi dieci anni. Guidarla dà un benevolo
senso di solidità e affidabilità…

(primo mattino sul passo del Carnaio)


…E LE MANCANZE (secondo me)

Possiamo chiamarli difetti. Per alcuni di noi
sono bazzecole di poco conto, per altri mancanze indigeribili. Io le chiamerei
cose da migliorare, rivedere, correggere.

La prima di queste che aggredirei senza perdere
un minuto (…ma le leggono queste nostre corbellerie? Mah…), è la carenatura
“alta” che ospita il quadro “orologi”: dalla terza marcia in sù, fra i duemila e
i tremila giri, accusa una vibrazione poco piacevole a vedersi. Ispira tutt’altro
che solidità. Poco importa se vedi il “quadro” muoversi per pochi attimi…non è
bello, e mostra il fianco a vetuste critice secondo cui “le Guzzi vibrano
come trattori
”. Sappiamo bene che non è così, ma c’è gente che alla parola
“guzzi” non sa pensare altro che al Falcone…e bisogna far di tutto per eliminare
‘na ‘bona volta certi preconcetti.

Le vibrazioni, anche se di poco conto, sono
sempre antipatiche. Quelle che si vedono sono anche più antipatiche di quelle
che si sentono. Addirittura ipotecano il successo di una moto (soprattutto se è
una Guzzi). E anche queste residue “tracce” vanno estirpate senza pietà.

L’unico modo di liberarsi dei preconcetti è
eliminarne l’origine
”. E questo non è Oscar Wilde… (perdonatemi
l’immodestia).

La porzione di sella per il pilota è poco
imbottita, mancano almeno due centimetri di “soft”. Dopo alcune ore il
fondoschiena chiede una tregua…e accade troppo presto, da una granturismo così
non vorresti mai scendere.

Sarà una impressione, ma la sesta marcia mi
sembra un po “corta”. Una “ultima marcia” così ha una logica in una “1200 Sport”
oppure in una “Griso”, non in una moto da viaggio. Può essere una scelta
progettuale voluta: una sesta “corta” ti permette sorpassi poderosi su statali e
superstrade. Ma in autostrada col gas “piantato” ai 130-140 sarebbero
preferibili 500 giri in meno nel motore. Secondo me la Norge dovrebbe avere una
sesta più “riposata”.

Spero vivamente di non dover mai sostituire una
lampadina in viaggio nei fari anteriori…perché ci vuole il Mago Merlino per
infilare una manina e un cacciavitino là sotto; c’è da smontare tutta la plancia
superiore di plastica nera…roba da farti venire il mal di testa. L’astina per
controllo olio-motore è inaccessibile (occorre una chiave speciale), quì però
c’è l’uovo di Colombo (!): basta svitare le due viti inferiori e il deflettore
si apre agevolmente e permette di entrare con la mano (tempo: trenta secondi).


In prima e seconda, alle bassissime velocità,
quando fai il tira-e-molla-di-frizione (incolonnato nel traffico) avverti un
piccolo “clut” di appoggio nella trasmissione, credo sia dovuto ai fisiologici
“giochi” nell’ingranaggeria del cambio. Si potrà ridurre, o meglio annullare?
Non lo trovo gradevole.

Manca un vano porta oggetti nella zona
“cruscotto”; la “1000 SP III” ne aveva ben due (uno per lato), e stiamo parlando
di una moto del 92; certo non erano una meraviglia (…due monetine lì riposte
facevano un gran baccano), ma erano comodi. Ho sistemato una borsetta fra i
manubri, ma non è una soluzione, resta una “pezza”.

Alla consegna della moto gli specchi non erano
ben serrati: dopo averli posizionati e stretti non ho avuto problemi, comunque
non mi sembrano capolavori di fermezza. C’è chi li vorrebbe integrati nella
carenatura, ma per una simile sistemazione sarà opportuno “ammazzare” ogni
minima vibrazione (e qualcuna ancora resiste ostinata). Nella “1000 SP III” gli
specchi erano proprio integrati nella carenatura e non ne ho un bel ricordo.
Inoltre mi sembra un concetto automobilistico, mentre sul manubrio fanno più
“motocicletta”.


Le borse laterali sono ben salde e solide, ma il
montaggio sulla moto non mi è sembrato proprio “praticissimo” se paragonato alla
semplicità con cui si applicano sulla California. Inoltre c’è una linguetta di
sicurezza quanto meno cervellotica…e c’è il rischio di perdere una borsa per
strada se non correttamente sistemata (!).

Sembrerà una bazzecola, ma non lo è: il pulsante
del “computerino” (il mode) è troppo vicino a quello degli indicatori (circa un
centimetro). Credi di aver inserito o disinserito la “freccia” e invece ti
ritrovi videate inaspettate nel display (…adoro quell’aggeggio).

Il prezzo: la Norge costa cara, è vero, ma non
costa più cara dei modelli con cui, secondo me egregiamente, si confronta. Anzi…
. Quando certe concorrenti costano meno è perchè sono “spoglie”; prova a
metterci un paio di borse laterali decenti e vedi che ore sono… La verità è che
le granturismo costano troppo, tutte, compresa la Norge. “Le moto cazzute
costano care e se non costano care non sono cazzute
”: diceva Silèzi, c’è del
vero. Del resto così è sempre stato. E sempre il vecchio Oscar Wilde ci ha
ronzato negli orecchi…: “L’unico modo di liberarsi di una tentazione è
cedervi
”.


L’astina per il controllo
dell’olio-motore è inaccessibile. Però basta svitare le due viti
inferiori e il deflettore si apre agevolmente e permette di entrare con
la mano.


…dopo averli posizionati (gli
specchi) e stretti non ho avuto problemi, comunque non mi sembrano
capolavori di fermezza.


Il pulsante del “computerino” (il
mode) è troppo vicino a quello degli indicatori. Credi di aver inserito
la “freccia” e invece ti ritrovi videate bizzarre nel display (…adoro
quell’aggeggio)


CONCLUSIONI (sperem…)

Ho scritto un sacco di corbellerie? Probabile.
Non sono sceso troppo nei particolari per evitare un papiro babilonese: giunti a
questo punto già avrò “perso” lungo il cammino quasi tutti i lettori.

Bè, comunque, se vi piace la Norge…seguite la
massima del vecchio Oscar.

E’ una gran moto, oltre che splendida, e ne
diventerete entusiasti come me. Sfortunatamente ho sempre meno tempo libero e
non posso godermela come vorrei; da quella sella non scenderei mai e farei il
giro del mondo in 80 giorni.

La conoscenza del pubblico verso la Norge…è
scarsa. A volte nei ritrovi sui passi appenninici puoi vedere gente girargli
intorno con curiosità e ammirazione: scopri che conoscono poco la Norge, la
Breva, la Griso…, in genere sanno poco della Moto Guzzi di oggi. ne hanno
sentito parlare “per conto terzi”. Qualcuno dice candidamente che se avesse
saputo per tempo della Norge (e non solo) non avrebbe preso quella lì…”
(!). Deficit pubblicitario? Anche. Ma in primis l’annoso problema di una rete
commerciale asfittica. Il gruppo Piaggio è uno dei più grandi al mondo (sovente
ci viene ricordato), eppure la realizzazione di una rete commerciale-assistenza
dignitosa sembra elefantiaca. In troppe zone d’Italia se sei interessato alla
Guzzi non sai dove rivolgerti,…è incredibile. E stiamo parlando della Guzzi in
Italia. Anche quì nella bassa-Romagna, tradizionale terra di motociclisti, se
non arrivava la Moto Europa…avrei intrapreso con grande tristezza la via del
“divorzio” (ma ci pensate? Un Guzzista come me!).

Perché…vivaddio…è così difficile avviare una
costituzione di punti vendita in sinergia con Piaggio e Aprilia? Qualcosa di
“serio” che non mescoli le moto con gli scuter…qualcosa che vada oltre il
venditore di scuter il quale prova un senso di fastidio se gli chiedi una moto…

Voglio bene alla Guzzi, come credo tutti voi, e
trovo quanto sopra un po frustrante, soprattutto con motociclette così belle
come gli attuali modelli (sperem…)

(ringraziamo
Fabio per queste sue stupende impressioni e ci scusiamo per il notevole ritardo
nella pubblicazione)

Fabio Baldrati

Lampeggi Norgisti cardanoreattivi

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