parola di Henry Ford


Chi non è Guzzista “storico” non può immaginare cosa è stata questa motocicletta
per noi: l’orgoglio Guzzista. Tutte le altre al confronto erano…motorette!
Ah!!
Bei tempi. Egregio Presidente, Dott. Bandiera:
fateli rivivere, provateci, concede anche a Voi stessi ‘na botta di vita…

Avevo 12 anni quando Cecco arrivava in paese con quello spettacolo di
motocicletta, quel ragazzo un po ingenuo e tanto candido faceva la corte a
Paolina, la procace barista del bar-Italia. Parcheggiava quella immensa motona
davanzti ai portici del bar…e la gente andava a vederla: “vè e
guzòòòòò…vacabooooia sl’è bèèèl!
” (Guarda il Guzzone…vaccabooooia com’è
bello!). Cecco aveva scalato un monte-ore di lavoro-straordinario alto come il
Cervino per arrivare a quel manubrio, e con una buona aggiunta di “pagherò” (le
cambiali). Costava cara, la California, come costano care tutte le cose belle. “le
moto cazzute costano un pacco di quattrini….e quando costano poco non sono
cazzute
“. Diceva il mitico Silèzi, colui che sullo “stradone” delle valli di
Comacchio col suo Le Mans 850 “spennava” i galletti giapponesi uno dopo l’altro
in aspre riprese; e Silèzi conosceva bene le Motociclette: “arcoldat che uiè
al Motociclèt e…agl’ietri
” (ricordati che ci sono le Motociclette e …le
altre). Ci ha lasciato pochi anni fa, il suo cuore afflitto da debolezza cronica
ce lo ha portato via.

Avevo 12 anni quando finita la scuola sciamavo fuori in una brigata di fanciulli
vocianti e andavo a vedere la California 850 di Cecco in mostra davanzti al
bar-Italia: “lei” troneggiava inclinata sul “laterale” come solo una California
sapeva stare. La sognavo e la volevo da grande. Correva il 1973, un litro di
Super costava come lo Channel n°5 (a causa della guerra del Kippur) ma ci voleva
ben altro per scoraggiare chi andava in moto in questa bassa Romagna nebbiosa,
senza un dislivello, terra di patiti dei “mutùr”.

Quella stupenda moto era l’erede della Ambassador 750 in dotazione alla
“stradale” di Los Angeles…ben visibile in alcuni films con Clint Eastwod nei
panni dell’ispettore Callaghan. Nel contesto di allora, in cui una “maxi-moto”
al massimo raggiungeva i “600”, la Guzzi California 850 era davvero “la
Motocicletta” di cui parlava Silèzi: grossa, imponente, ambita, ammirata. Tutte
le altre erano la “metà” al confronto, per la verità il confronto nemmeno
esisteva. Non era solo magnifica, “lei” era anche  “la piò bona” (quella
migliore): tutto il mondo motociclante si levava il cappello in segno di
rispetto proprio come faceva Henry Ford innanzi all’Alfa Romeo degli anni
migliori. Per i tedeschi era “il bufalo di Mandello”; anche allora buona parte
della produzione andava oltre confine…perché…vedete ragazzi, rassegnamoci: il
“nessuno è profeta in patria” corrisponde a realtà. Noi italiani poi…da sempre
non sappiamo apprezzare le nostre cose buone. Siamo fatti così…

Eh sì, chi non è Guzzista “storico” non può immaginare cosa è stata la
California per noi. I suoi cilindri a “V” in bella mostra e in faccia al vento
sembravanzo fiaschi di Sangiovese, i tubi paraurti cromati risaltavanzo sul nero
brillante, la sella orlata di bianco era una poltrona, le borse laterali, e quel
cambio a “bilanciere” che faceva “Clock”quando inserivi 2° 3° e 4° con un
colpo di tacco. Poi le pedane poggiapiedi…mai si era visto qualcosa di simile.
Concetti che hanno fatto scuola, spesso scimmiottati, mai eguagliati. Poi uscì
la versione “1000” ancora più “California”. Sono passati decenni, eppure questi
modelli vantano una grande dignità ancora oggi (come le Le Mans e le 1000 SP),
sono motociclette senza tempo di cui il motociclismo italiano dovrebbe andare
orgoglioso. Già, dovrebbe…se non fosse afflitto da “disonestà” e memoria
moooolto corta. La nostra giornalaglia settoriale poi…stendiamo un velo pietoso.
Personalmente stimo un paio di riviste, tutte le altre…

Poi nella seconda metà degli anni 80 arrivò l’oscurantismo e la mortificazione
delle caratteristiche peculiari dello “stile” Guzzi. Una corsa masochistica a
rimpicciolire, nascondere, eludere ciò che invece andava mostrato con orgoglio.
Direi con spocchia.

In una storia straordinaria che si avvicina al secolo, in cui vi sono stati
primati di ogni genere e progetti che rasentavanzo il temerario (come la “8
cilindri”), il vero mito della Guzzi restano le “V7” e derivate (serie
California, Le Mans, 850-1000 SP) del decennio magnifico che va dal 70 all’80,
direi fino all’85. Alcuni “puristi” non condividono questa tesi e le loro
obiezioni sono condivisibili; diciamo che è il “mito” più vicino a noi, quello
meglio spendibile.

Penso che la Guzzi non possa aspettare ancora per il rinnovamento di un suo
cavallo di battaglia come la California, questo modello è stato uno dei più
importanti nella storia del marchio, per molti anni anche la “pagnotta”. Un
punto di riferimento per tanti appassionati che oggi aspettano di ritrovarla, e
ricomprarla. Una nuova “California” in più versioni (più o meno accessoriate): 
un modello di moderna concezione che però abbia rispetto della sua indole e
delle sue peculiarità. E non mi riferisco a una Vintage a 16.000 “euri”. La
chiamerei proprio Ambassador.

Non è facile per la Guzzi creare motociclette, abbiamone coscienza. Ogni novità
per i “giovani” è sempre troppo-Guzzi; per gli “anziani” lo è sempre troppo-poco
(l’anagrafe non centra nulla). No, non è facile. Però mi sembra che la nuova
gamma centri l’obbiettivo (e i primi risultati sono arrivati). Non è mai facile
accontentare tutti: “classici” e “moderni”, “anziani” e “giovani”. Coniugare
innovazione e tradizione è un’ardua impresa, ma è una via quasi obbligata,
secondo me, per guardare avanzti.

Breva, Griso, Norge, ho visto in questo video le prime immagini della Stelvio
gentilmente messe a disposizione da alcuni amici, bè…se non fosse perché non
posso permettermi due moto andrei a ordinarla domattina. Altroché! Gran bel
“ferro” ragazzi.

Motociclette stupende, di grande fascino, e anche ottime. Credetemi se vi dico
che la famosa “concorrenza” ‘stavolta è indietro di una “marcia”. So bene che
qualcuno si abbandonerà a qualche risatina…ma è la verità. Bazzico fra le moto
da tanti anni, ne ho provate molte e ho ancora occasione di provarne. Se non ci
fosse la Guzzi? Mah…andrei a prendermi una “giapponese” (…e che altro?).

Ho da poco una Norge rossa (la mia sesta Guzzi) e aspetto con impazienza il week
end. E’ una meraviglia per motore, assetto, estetica (…a volte mi sento
osservato in modo imbarazzante). E “qualità generale”: non c’è un solo
centimetro quadrato scadente. La guidi col pensiero: tu vedi le curve
avvicinarsi davanzti a te…e “lei” te le fa godere con semplicità stupefacente. E’
una moto-capolavoro, non certo la prima scesa dalle sponde del lago, una Guzzi
che stupisce come vuole la tradizione del marchio degli anni migliori. Ma
tornerò sulle sue qualità in altre occasioni.

Oggi alla Moto Guzzi proprio non mancano le moto belle e valide; manca la
“forza” (quattrini o mordente?) per farle conoscere. Vi dirò che provo una certa
frustrazione innanzi allo stupore di tanti motociclisti sul mitico Passo del
Muraglione, oppure sulla Consuma, i quali sapevano poco, o nulla, di: “…quella
Guzzi lì davvero stupenda
”. Quando poi aggiungono quanto segue:  “accidenti
se l’avessi saputo prima…non avrei preso questa” , quasi mi si annebbia
la vista.

Quanti fra quei motociclisti sul Muraglione, sulla Consuma, sapevano che la
“MGS” ha vinto a Daytona (e non solo lì…)?? Credo pochi, e sono quasi tutti
patiti del “racing”.  Così come in pochi avranno accarezzato le linee di quel
gioiello grondante di “carattere”. E’ difficilissimo vincere a Daytona; è un
circuito “di forza”, si vince con forza di motore, forza di “ciclistica”, forza
di “manico” (il bravo Guareschi). All’indomani della vittoria arriva il superbo
di turno a sminuire le Battle-Twins come “gare minori”: Minori in cosa?
C’erano anche le altre sulla linea di partenza, o NO?? Nomi altisonanti che
hanno mangiato fumo. Hihihihihiiiii…niente male per un motore “vetusto”.
Mi pare.

Orbene: si fa abbastanza per far conoscere quanto sopra al mondo motociclante?

Credo si chiamo deficit-pubblicitario.

La storia della Moto Guzzi, anche quella recente, è
disseminata di “cose buone”, di idee evolutive in cui tutti hanno “pescato” (e
ancora pescano); accompagnata però da una tradizionale debolezza mista a poca
lungimiranza nel farle conoscere. Anche gli ultimi modelli non sono conosciuti
come meriterebbero. Un vero peccato.

Un po di pubblicità possibilmente ben fatta. Non sono un pubblicitario ma
cercherei qualcosa di meglio di immagini con moto nascoste da teli rossi…neppure
mi convince la sciatteria di giovanotti che le sbaciucchiano a piedi scalzi. Un
po di valida pubblicità e in quantità perlomeno dignitosa. Poi, cosa non da
poco, migliorare una rete commerciale ancora rarefatta. Credo siano queste le
“debolezze” in cui il gruppo-Piaggio dovrebbe impegnarsi di più. Gruppo-Piaggio
che, fino ad ora, si è comportato bene. Passi “corti”, prudenti, ma continui.
Poche chiacchiere, poche dichiarazioni alla capitan-fracassa , ma fatti
concreti.

“Pubblicità” può voler dire un torrente di quattrini scialacquati; ma può anche
determinare la fortuna di una industria. E’ un investimento da ponderare con
molta cura, la stessa cura investita per la pianificazione del “prodotto”.

La pubblicità costa cara, e sono cifre che neppure possiamo immaginare. Però: “smettere
di fare pubblicità per risparmiare soldi è come fermare l’orologio per
risparmiare tempo
”. Parole sante. Sono di Henry Ford, e non era certo il due
di coppe…bensì colui che motorizzò la “gente”.

Fabio Baldrati (Guzzi Norge rosso-magnifico)

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