Buon Anno




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Buon Anno

di Fabio Baldrati

Egregio Presidente Dott. Colaninno, Dott. Bandiera,
Buon Anno!
Forse a volte riderete di questi fanciulli un po folli e molto sognatori; siete costretti a codificare i “motocicli” in piani-investimenti, costi-ricavi, valore-aggiunto e indagini di marketing. Per noi la Moto Guzzi è una Passione, e una Passione è un enigma per il quale vivi e del tuo mestiere sopravvivi. Non ridete se vi raccontiamo dello “Spirito dell’Aquila”, perché esiste. Sì, esiste da quasi novanta anni, e spinse un folle sognatore come noi al simbolo dell’aquila da apporre sui serbatoi delle sue motociclette in un’epoca di argento antico in cui i clacson sembravanzo corni da caccia e i manubri timoni di velieri.
Carlo Guzzi era un grande italiano. Così come Cesare Carcano, Umberto Todero e Lino Tonti erano geni. Non è facile raccogliere una eredità e un patrimonio senza eguali iniziato nel 1921,…ci voleva anche coraggio. Ne siamo coscienti, e anche riconoscenti: grazie per averci ridato alcune Moto Guzzi stupende, esse illuminano i nostri garage, ma soprattutto il nostro orgoglio.

Egregio Presidente, a differenza di certi “imprenditori” i quali dilapidano cifre offensive nelle zampe del “pallone”, Lei ha investito e scommesso in un piccolo-grande lembo del nostro paese, nella dignità del lavoro, nel talento delle persone. Qualcosa che va oltre il “vildenaro” e i “costi-ricavi” (ingredienti importantissimi); ne sia anche orgoglioso. E comunque per questo, e non solo, Le esprimiamo stima: stima e fiducia per Lei e per i suoi diretti collaboratori. Serietà e dignità saranno roba fuorimoda (non per noi), ma vivaddio fruttano ancora, continui a seminarle e non resterà deluso.
Buon Anno, di tutto cuore, dalla comunità di

www.moto-guzzi.it

Buon Anno ragazzi.

Il 2006 appena concluso è stato buono come il pane; …il mio orgoglio Guzzista ha ritrovato lo smalto dei tempi migliori, e nella mia storia di Guzzista ne ho avuti di esaltanti.
Fuori detta legge “lui” con la sua brutta faccia color piombo, umida e gelida. Maledetto inverno, non ti sopporto più…perché non te ne vai?! Sei sgradito e non te ne vai: sei pure maleducato (!).
Trascorro lunghe ore quì, in questa stanza adorna di cose predilette, quasi rinchiuso come un Sioux in una riserva indiana. Osservo merli e passeri planare silenziosi sulla granaglia che quotidianamente spargo in giardino, per loro l’inverno è una sofferenza a volte letale, aiutiamoli…si accontentano di così poco. Ascolto i CD preferiti e riscopro libri particolarmente cari. Sul tavolo l’aroma fumante del Tè, mentre scrivo mi vedo riflesso e buffamente deformato nella rotondità della teiera. Il pennino bronzeo della mia stilografica rilascia parole in blù: abbozzo stesure che poi accantono con la prospettiva di “riprenderle” quando riuscirò a vincere il bianco della carta. Oggi no, ci rinuncio, la mia mente vagheggia stradine solitarie che le ruote della mia Guzzi California ben conoscono. Sono le mie “strade del cuore”: ognuno di noi ha le proprie intimamente custodite alla stregua di reconditi segreti. Ma che strana gente siamo…

Mi manca il “mio” asfalto.
Rhurhurhurhu… Mi manca il pulsare sornione del bicilindrico davanzti alle ginocchia.
Mi manca il grigio-argento sfuggente sotto alle pedane.
Mi mancano gli amici-mai-visti-prima che in sella alle loro moto rispondono al saluto.
Mi mancano i paesaggi selvaggi dei “miei” appennini: gli ultimi rimasti.
Mi mancano i canneti mossi dal vento e il volo solenne dell’airone nel “mio” Delta del Po: l’ultimo rimasto.
Mi mancano gli odori e le atmosfere dei “miei” luoghi.
Mi mancano i silenzi scanditi dal ticchettio accaldato della moto nelle soste.
Mi manca il sole calante dei lunghi pomeriggi quando allunga le ombre e fa di me un gigante motociclante.

Amico mio, credi a me: potrai consumare mille pneumatici nei cinque continenti e ripercorrere “il Milione” di Marco Polo ma sempre, dopo tutto, ritroverai te stesso sulle contrade di casa con la tua moto, attraverso i tuoi luoghi, dove il cuore ti ha pulsato in petto molte volte, e dove l’emozione del primo manubrio lungamente agognato ti ha segnato per sempre. La mia era una Guzzi “1000 SP“, e correva il 1981. Non ho più smesso: ne ho “consumate” cinque. Vorrei consumarne altre cinque. Quest’anno avrò la mia sesta Moto Guzzi. Mi sento nuovamente fanciullo. Ah!

Fuori detta legge “lui” con la sua brutta faccia color piombo, umida e gelida. Maledetto inverno, non ti sopporto più… . Perché non te ne vai?! Sei sgradito e non te ne vai: sei pure maleducato (!).
Tornerà la primavera? Perché nel susseguirsi degli inverni mi sembra sempre più tardiva? Troverò ancora la voglia di impugnare il manubrio e vagabondare come un piccolo Hermann Hesse ingordo di paesaggi? Ci sarà ancora un po di spazio per i sognatori come me, come te, come noi nel contesto odierno in cui tutto DEVE essere
collaudatorevisionatocontrollatomonitorato?
In nome della “sicurezza” vorranno codificare anche i sogni? E cos’è, la Motocicletta, se non un sogno che si avvera giorno dopo giorno? Non lo so. A volte mi sento soffocare.


Sono gli ultimi istanti che passiamo insieme, io e “lei”, infatti
presto la sostituirò e un po mi spiace. La California è una gran moto
ragazzi. Mi mancheranno le sue pedane e il bilanciere del cambio che
fa Clock (magniiiiifico).

Più volte mi sono avvicinato ad una scelta sofferta: appendere il casco al chiodo e farla finita. Certe leggi “bulgare” degne di un regime dispotico, l’uso cinico e vigliacco delle tecnologie per controllarti (con limiti di velocità assurdi…e guai a te se sgarri) quando invece queste dovrebbero essere impiegate per migliorarti la vita. Stento ad adattarmi a questo moderno “1984” orwelliano. Sono una persona perbene e mi comporto bene, anzi benissimo, ma non mi sento bene affatto. Con quale diritto mi spiano con i loro infidi occhi elettronici nascosti? Come si permettono? Non dovrebbero prima chiedermi il permesso? E la chiamano pure “sicurezza”…
Oh! Sono commosso per come lorsignori si preoccupano per la mia “sicurezza”.
E chi si comporta male? Continua a comportarsi male: “finchè mi va bene sgasso e me ne infischio“. No, la “sicurezza” non si ottiene con la frusta tecnologica, ma con la cultura civica degli utenti (pedoni e ciclisti compresi).
Benjamin Franklin: “chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza“. Franklin era un grande: ‘ste mezze calzette che sono i nostri legislatori non gli arrivano neppure all’altezza dei garretti. E hanno ricominciato a (s)parlare di “modifiche al codice…”; ci risiamo: sento una brutta puzza. Tzè…i politici, la premiata ditta “destra & sinistra”…ovunque mettono le mani…si salvi chi può! Buon Anno anche a loro (gli venisse la diarrea…).

Bè, comunque, fino ad ora questa “malsana” passione ha avuto il sopravvento. Me ne rendo conto proprio nell’astinenza invernale quando la moto, il suo mondo e la sua gente, mi mancano maggiormente: entrando in garage avverto la presenza di qualcosa di indefinibile emanato dalla mia California. Oh! Quella sua ruota anteriore inclinata con strafottenza verso il portone di uscita… . Sono gli ultimi istanti che passiamo insieme, io e “lei”, infatti presto la sostituirò e un po mi spiace: la California è una gran moto ragazzi, spero che in riva al lago sappiano rinverdire questo mitico modello come merita. Mi mancheranno le sue pedane e il bilanciere del cambio che fa Clock (magniiiiifico).

Tornerà la primavera? Sì, tornerà, e mi troverà. Ci troverà.
Lorsignori dei “palazzi” romani e bruxelliani dovranno faticare ancora se vorranno trasformarmi in un pollo da cortile o in una pecora da gregge. Si stanno impegnando in tal senso (gli venisse la tosse, oltre alla diarrea) ma finchè avrò forza rigetterò il “cortile” e il “gregge” e sceglierò il vento addosso; non rinuncierò al magnifico piacere di viaggiare in moto, e la mia sesta moto sarà una Guzzi Norge 1200. Rossa! Come un cuore palpitante.
Ho firmato in questi giorni: ho inferto un duro colpo ai miei risparmi ma…com’è meschina quella storiella che esalta la tristezza della formica sul gaio canto della cicala. Vivaddio come diciamo dalle mie parti si vive soltanto una volta sempre che ci vada bene… .
La mia California sarà presto alla Moto-Europa di Lugo: non solo è andata sempre bene, ha anche “tenuto” egregiamente il prezzo, non mi ha tradito neppure nell’ultimo saluto. E’ una vera Guzzi. Spero vivamente finisca in buone mani.


Non rinuncierò al magnifico piacere di viaggiare in moto,
e la mia sesta moto sarà una Guzzi Norge 1200…

La moto è una passione meravigliosa. A me piace la Moto Guzzi col suo orgoglioso bicilindrico a “V”, non perché la ritenga la miglior moto esistente, forse non lo è, e quella “migliore” non è ancora stata costruita. Semplicemente mi piace in coscienza delle sue peculiarità. Trovo gratificante il suo “stile” così particolare, aggiungo che fino ad ora l’ho trovata pure molto buona. Senza di “lei” avrei appeso il casco al chiodo da un pezzo; essa fino ad oggi è stata il mio “piacere di andare in moto“. E sono in ottima compagnia: la vostra.
Gli ultimi modelli sono motociclette straordinarie, belle da stupire, andiamone fieri.

Buon Anno vecchia aquila! Mostrati con orgoglio. Sempre!

Buon Anno a tutti voi e ai vostri cari. Di tutto cuore. Vi voglio bene.

Fabio Baldrati
Lampeggi “nordici” cardanoreattivi e orgogliosamente a “V”.

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