Buon Anno

Buon Anno

di Fabio Baldrati

Se un giorno deciderai di
cambiare “sella” un dolce veleno nell’anima ti “tormenterà” a lungo, perché chi
è stato Guzzista lo sarà per sempre; egli ha potuto prendere posto nella grande
Tavola Rotonda di una Camelot irripetibile: Mandello del Lario.

Primi di
gennaio.
Fuori detta legge “lui” con la sua brutta faccia color
piombo, umida e gelida. Maledetto inverno, non ti sopporto più…perché non te ne
vai?! Sei sgradito e non te ne vai: sei pure maleducato (!).
Trascorro lunghe ore quì, in
questa stanza adorna di cose predilette, quasi rinchiuso come un Sioux in
una riserva indiana. Osservo merli e passeri planare silenziosi sulla granaglia
che quotidianamente spargo in giardino, per loro l’inverno è una sofferenza a
volte letale, aiutiamoli…si accontentano di così poco. Ascolto i CD preferiti e
riscopro libri particolarmente cari. Sul tavolo l’aroma leggiadro del Tè, mentre
scrivo mi vedo riflesso e buffamente deformato nella rotondità della teiera. Il
pennino bronzeo della mia stilografica rilascia convulsamente parole in blù:
abbozzo stesure che poi accantono con la prospettiva di “riprenderle” quando
riuscirò a vincere il bianco della carta. Oggi no, ci rinuncio, la mia mente
vagheggia stradine solitarie che le ruote della mia Guzzi California ben
conoscono. Sono le mie “strade del cuore”: ognuno di noi ha le proprie
intimamente custodite alla stregua di reconditi segreti. Ma che strana gente
siamo…
Mi manca il “mio” asfalto.
Rhurhurhurhu…Mi
manca il pulsare sornione del bicilindrico davanzti alle ginocchia.
Mi mancano gli
amici-mai-visti-prima che in sella alle loro moto rispondono al saluto.

Mi mancano i paesaggi selvaggi
dei “miei” appennini: gli ultimi rimasti.

Mi mancano i canneti mossi dal vento e il volo solenne
dell’airone nel “mio” Delta del Po: l’ultimo rimasto.

Mi mancano gli odori e le
atmosfere dei “miei” luoghi.

Mi mancano i silenzi scanditi
dal ticchettio accaldato della moto nelle soste.
Mi manca il sole calante dei
lunghi pomeriggi quando allunga le ombre e fa di me un gigante motociclante.

Amico mio, credi a me: potrai
consumare mille pneumatici nei cinque continenti e ripercorrere “il Milione
di Marco Polo ma sempre, dopo tutto, ritroverai te stesso sulle strade di casa
con la tua moto, attraverso i tuoi luoghi, dove il cuore ti ha pulsato in petto
molte volte, e dove l’emozione del primo manubrio lungamente agognato ti ha
segnato per sempre. La mia era una Guzzi  “1000 SP”, e correva il 1981.
Non ho più smesso: ne ho “consumate” cinque, tutte “V1000”, e tutte
orgogliose. E l’orgoglio, amico mio, non scordarlo mai…l’orgoglio non penzola
dai rami degli alberi e tanto meno potrai vederlo in offerta al 3×2. Eh no. Se
anche un giorno deciderai di cambiare “sella” un dolce veleno nell’anima ti
“tormenterà” a lungo, perché chi è stato Guzzista lo sarà per sempre;
egli ha potuto prendere posto nella grande Tavola Rotonda di una
Camelot
irripetibile: Mandello del Lario.

Fuori detta legge “lui” con la sua brutta faccia color
piombo, umida e gelida. Maledetto inverno, non ti sopporto più… . Perché non te
ne vai?! Sei sgradito e non te ne vai: sei pure maleducato (!).
Tornerà la primavera? Perché
nel susseguirsi degli inverni mi sembra sempre più lontana? Troverò ancora la
voglia di impugnare il manubrio e vagabondare come un piccolo Hermann Hesse
ingordo di paesaggi? Ci sarà ancora un po di spazio per i sognatori come noi nel
contesto odierno in cui tutto DEVE essere
collaudatorevisionatocontrollatomonitorato? Non lo so. A volte mi sento
soffocare. In nome della “sicurezza” vorranno codificare anche i sogni? E cos’è,
la Motocicletta, se non un sogno che si avvera giorno dopo giorno?

Più volte mi sono avvicinato ad
una scelta sofferta: appendere il casco al chiodo e farla finita. Certe leggi
“bulgare” degne di un regime dispotico, l’uso cinico e vigliacchetto delle nuove
tecnologie per controllarti (con limiti di velocità assurdi…e guai a te se
sgarri) quando invece queste dovrebbero essere impiegate per migliorarti la
vita. Non so voi, ma io stento ad adattarmi a questo moderno “1984
orwelliano. Mi comporto bene, anzi benissimo, ma non mi sento bene affatto. Con
quale diritto mi spiano con i loro obbiettivi nascosti? Non dovrebbero prima
chiedermi il permesso? E la chiamano pure “sicurezza”… .Sono commosso per come
si preoccupano per la mia “sicurezza”.
E chi si comporta male? Continua
a comportarsi male: “finchè mi va bene sgasso e me ne infiscio”. No, la
Sicurezza non si ottiene con la frusta tecnologica, ma con la cultura civica
degli utenti (pedoni e ciclisti compresi).Benjamin Franklin: “chi
rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né
la sicurezza
”. Franklin era un grande: quelle mezze calzette che sono gli
attuali legislatori non gli arrivano neppure all’altezza dei garretti.

Bè, comunque, fino ad ora questa
“malsana” passione ha avuto il sopravvento. Me ne rendo conto proprio
nell’astinenza invernale quando la moto, il suo mondo e la sua gente, mi mancano
maggiormente: entrando in garage avverto la presenza di qualcosa di indefinibile
emanato dalla mia California; quella sua ruota anteriore inclinata con
strafottenza verso il portone di uscita… . Tornerà la primavera?
Lorsignori dei “palazzi” romani
e bruxelliani dovranno faticare ancora se vorranno trasformarmi in un pollo da
cortile o in una pecora da gregge. Si stanno impegnando in tal senso (gli
venisse la tosse) ma finchè ne avrò la forza rigetterò il “cortile” e il
“gregge” e sceglierò il vento addosso; non rinuncierò all’eccelso piacere di
viaggiare in moto, e la mia moto è una orgogliosa Guzzi California EV 1100
p.i.

Quella per la moto è una
passione meravigliosa, e con la Guzzi lo è di più. Se non fosse per questa
eclettica motocicletta diversa da ogni altra quel “chiodo” avrebbe vinto: ci
avrei appeso il casco da un pezzo. Per me resta l’ultima Motocicletta 
rimasta in un panorama di gelidi elettrodomestici a due ruote tutti troppo
simili. Saprà la Guzzi conservare se stessa? Potrà resistere alla ferocia di una
“macelleria globale” che non fa sconti né prigionieri?

Un altro anno è passato, il 2006 è appena iniziato, e
come Guzzista mi sento orgoglioso di nuovi modelli a dir poco stupendi.

Un sentito Buon Anno a Lei
Presidente Colaninno, a Lei Dott. Bandiera, da parte della Civiltà Guzzista. Il
nostro orgoglio dovrebbe essere anche il Vostro: speriamo vivamente che sia
così.

Buon Anno a tutti voi ragazzi. Se avete le idee chiare su
“quella” che vi piace non esitate: regalatevi un 2006 magnifico. Se sapessi
“dove” rivolgermi andrei oggi stesso ad ordinare la mia nuova Guzzi; magari una
Norge 1200, oppure una Breva 1100, o meglio una California
Vintage
,…tutte tre! Come ho già scritto in “meraviglie emozionanti
ritengo l’esigua rete commerciale “il” problema della Guzzi e spero che il 2006
mi porti qualche buona nuova. Non vorrei mai cambiare “sella”, e poi cosa andrei
a prendere? Un elettrodomestico a due ruote? No, grazie, preferisco le
Motociclette
. Vorrei essere Guzzista per altri 25 anni e consumarne
altre cinque, tutte grosse “V”, e tutte orgogliose più che mai. E l’orgoglio,
amico mio, non scordarlo mai…

Buon Anno ragazzi. Di tutto cuore.
Fabio Baldrati (Moto Guzzi California EV 1100 p.i.)

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