meraviglie emozionanti

meraviglie
emozionanti

di Fabio Baldrati

“E’ bella, Giorgina, questa
Guzzi è bella, c’è armonia
tra i parafanghi e il
serbatoio, l’altezza del fanale e la
posizione del manubrio con la sella bassa. Mi dà
l’impressione di una pantera pronta al balzo”
Franco Antonelli
(L’uomo che parlava con le moto)

Ho esitato prima di decidermi
a mettere “giù” queste note visto che sono opinioni personali, e ognuno di noi
ha i suoi “secondo me…” inerenti la Moto Guzzi. Ma poi le parole sono uscite
dalla penna da sole…e mi sono accorto all’alba di essermi “giocato” una notte di
sonno. Sono convinzioni e pensieri che invito il mio lettore a prendere con le
pinze, e magari quando mi avrà sopportato fino all’ultima riga incasserò il suo
verdetto: “il Baldrati ha scritto un sacco di corbellerie…”.
Bè, amico mio, prova a
leggermi senza troppo impegno…e magari ci “vediamo” alla fine.
Sono le opinioni di un
appassionato “storico” del marchio; e non so se con la Guzzi ho percorso più
chilometri (oh! Se ne ho percorsi!) o se ho letto più “roba” dedicata a questo
marchio (stupende le opere di Sandro Colombo, ma anche quelle di autori
stranieri, tutti anglosassoni).
Comunque con le seguenti
disquisizioni mi sento in buona compagnia: mi sento condiviso da tanti amici i
quali hanno “sorretto” il marchio in anni così oscuri e anonimi che gli ultimi
arrivati fra le moto di Mandello non possono neppure immaginare.
Abbiamo comprato le
bicilindriche costruite in riva al lago anche quando erano incomprabili, abbiamo
difeso il marchio come bimbi permalosi dagli sghignazzi un po (un po tanto)
stupidini  di certi denigratori che una Guzzi non l’hanno mai avuta, abbiamo
atteso modelli che non uscivano mai, mai, mai; e non sono mancate le promesse da
marinaio che certo non meritavamo. Oggi ci sembra di aver “attraversato il
deserto
” e avvertiamo una emozione forte, quasi un gruppo alla gola, innanzi
a meraviglie emozionanti come la Norge 1200, l’ultima versione della
California
, e prima ancora la Breva 1100 e la Griso…Oh! Non so
voi ma io vorrei comprarle tutte! (…se sapessi DOVE andare). Costano care, è
vero, ma poco importa…certe cose celano una misteriosa bellezza che ti ipnotizza
e ti fa pensare al denaro come se fosse “vildenaro”. Ma sìììì! Una “botta” di
vita… vivvaddio!

IL VERO MITO DI MANDELLO

Abbiamo sempre conservato la
fiducia, perché abbiamo sempre saputo cosa custodiva il “nostro” bicilindrico a
“V” in frontemarcia concepito dal genio creativo di Cesare Carcano e Umberto
Todero, in seguito riprogettato da Lino Tonti con la “V7” dei primi anni
70. Personaggi per noi mitici che fanno pulsare il “V” al posto della benzina.
Ho 44 anni e sono Guzzista da
44 anni. Il Tum Tum del Falcone di Famiglia è uno dei primi suoni
avvertiti dai miei orecchi su questa terra. Nel 72-73 avevo una dozzina d’anni e
quando uscivo da scuola mi precipitavo davanzti al bar dei “mutur”, in una
Romagna che purtroppo non esiste più, e rimanevo incantato innanzi alla
California
di Cecco: quel candido ragazzo era innamorato perso della
sua Cailfornia e…di un metroesessantacinque di buongusto:
Paolina-la-barista. C’era la Le Mans 850 di Silèzi, la 850 T,
poi sarebbe arrivata la California 1000 e la 1000 SP …tutte
meraviglie che magnetizzavanzo gli sguardi della gente: “Guèrda e Guzòòòòò….ad
spètaaaacul!!!
” (“guarda la Guzzonaaaaa…che spettaaaacolo!!!”). Eh sì, le
“grosse” Guzzi nel decennio fra il 70 e l’80 erano…LE MOTOCICLETTE.
Per molti appassionati (e
sono fra questi) la “V7” e i suoi “derivati” costituiscono il vero mito
di Mandello Lario. Nel contesto di quei primi anni 70, in cui una “maxi”
difficilmente raggiungeva i 650, le imponenti bicilindriche di Mandello di
850
e 1000 stupivano per imponenza, austerità e bellezza…e qualità:
la Moto Guzzi era in assoluto “la più buona”.
Mi sembra ieri: Il rutilare
cupo e sommesso della Le Mans di Silèzi si arrampicava sui muri
delle borgate e si lasciava indovinare in lontananza, quando arrivava nel mio
quartiere la gente la indicava: “arriva Silèzi!”. La California 850
di Cecco inclinata sul “laterale” come solo “lei” sapeva stare davanzti al
Bar di Paolina  richiamava sempre l’attenzione dei passanti; era una
motocicletta cosmica, i suoi due cilindri esposti sembravanzo fiaschi di
Sangiovese, i tubi paraurti luccicavanzo sul nero brillante mentre la sella era
una poltrona a cui Paolina non seppe resistere…, era la “Guzzona”.
Era ambita e costosa, come lo è ogni cosa bella, e per agguantare quel manubrio
Cecco aveva scalato un monte-ore di “straordinari” alto come il Cervino.

Si coniava in quegli anni
l’assioma della Romagna del “mutor”; la benzina costava cara come lo
Chanell n°5
a causa della guerra del Kippur ma ai raduni i motociclisti
arrivavanzo numerosissimi (quante moto!), erano grandi feste paesane con
l’orchestra lischio-folk, la ciambella e il Sangiovese. Quando in quelle piazze
affollate arrivava una California oppure una Le Mans…eh bè, la
Guzzi era la Guzzi poi venivano le “altre”. Oggi ai raduni della bassa-Romagna i
curiosi sono più numerosi dei motociclisti, vi partecipano quattro “fighetti”
arlecchinesci con super-bolidi da 150 HP e percorrono tra sì e no mille Km
all’anno… . Orbene, pagherei per  (ri)vedere  le facce sbigottite della gente
con l’arrivo di una Ambassador 1300…anzi 1400! con due cilindri
imperiosi come torri Guelfe con all’interno il “battere” di due pistoni grossi
come boccali di birra. Facendo una correlazione, a distanza di trent’anni, oggi
la “Gold Wing” dovrebbe essere una Moto Guzzi.
La Guzzi vanta una storia
straordinaria ormai prossima ai novanta anni (!) in cui troneggiano primati e
record, innovazioni e sperimentazioni, sbalorditivi concetti costruttivi che
vanno da uno a otto cilindri, ma il vero mito della Guzzi è costituito dalle
grosse bicilindriche che vanno dal 70 all’80. “e Guzò!” (il Guzzone!)
è il vero mito di Mandello a cui ispirarsi.
Amico mio, quelli come me
hanno “respirato” il vero mito della Moto Guzzi e ci è entrato nell’anima come
un tormento e un’estasi. Oggi torniamo a “respirare” segnali importanti di un
“ritorno” ai fasti di quegli anni e sentiamo il cuore pulsare come se avessimo
nel petto il “V7” lanciato al Bol d’Or del 73.

Che sia la volta buona? A
quanto pare sì, e se non avessi questa convinzione non faticherei a scrivere
queste note (buon Dio fa che non mi sbagli!). A mio parere, il gruppo-Piaggio, e
i vertici-Guzzi, si stanno, comportando, bene (e ogni virgola è voluta). Ben
quattro nuovi modelli nel giro di una manciata di mesi, e tutti splendidi,
curatissimi e ben costruiti. Nemmeno le “muscolose” multinazionali giapponesi
sono state così virtuose. Poche chiacchere e fatti concreti, così si fa! E così
si chiude la bocca a chi sparla di ciò che non conosce. Nella mia “carriera” di
Guzzista non ho mai lesinato critiche quando queste erano a dir poco
doverose …ma l’onestà intellettuale è un dovere a cui non ci si deve sottrarre:
bravi! (per favore, continuate così).

Egregio Presidente, Dott.
Colaninno. Egregio A.D. Dott. Bandiera,
Non potete immaginare
quante volte abbiamo ingoiato amaro, troppe, evitateci un’altra delusione.
Sarebbe l’ultima. Quanto abbiamo potuto ammirare a Milano non può essere un
“imbellettamento illusorio”…come vanno ciarlando certi denigratori i quali sono
stati smentiti coi fatti (e quanto vorremmo fosse solo l’inizio!).
Non avete investito nelle
“zampe” del “pallone” come fanno certi “imprenditori” i quali non sanno nemmeno
più cosa sia l’Imprenditoria…Avete preferito credere in una storia straordinaria
nata nel 1921 sulle rive di un lago azzurro e di darle continuità: è un
piccolo-grande “pezzo” di questo paese che con eroica ostinazione si riconosce
nell’orgoglio del lavoro. Avete dato fiducia al talento delle persone. Questo ci
è bastato per profonderVi  Stima.
Con quello che sta
dimostrando la Moto Guzzi Vi spetta anche la nostra Ammirazione, e l’Ammirazione
è più della Stima. Non aspettatevi chiassosi bandieroni dalla Civiltà Guzzista:
noi non siamo gente da curva-sud. Ma non Vi deluderemo…Siatene certi.
Ammirazione e Stima  non fanno chiasso.

(NORGE 1200) L’ORGOGLIO NON
SI NASCONDE  

Ho “consumato” fino ad ora
cinque Moto Guzzi, tutte rigorosamente “V1000”. Attualmente ho una
California EV p.i. del 2003…che “rinnoverei” senza esitare domani stesso
e prosciugherei il mio “conto” in banca con una Norge 1200 se…se…se…non
nascondesse quella meraviglia di motore dentro un carter laterale alto un palmo
il quale (accidenti a lui) nasconde l’alettatura delle testate. Quando la
Norge 1200
è apparsa sul video l’ho “amata” come se fosse la Venere del
Botticelli
e ne sono rimasto letteralmente fulminato, l’ho accarezzata con
gli occhi in preda all’estasi…e nemmeno un moderno Botticelli avrebbe potuto
fare meglio. Buon Dio…c’è gente che nella matita detiene “lo stato dell’arte”
(ma chi è quel fuoriclasse di Designer?). Poi… Ah! Quando sono “arrivato”
al motore ho rilasciato uno sbuffo luuuungo un minuto… .Ma perché…perché…coprire
una meraviglia come il bicilindrico-Guzzi. Uff!…non è la prima volta che accade
e non capirò mai ‘sta mania di chiudere, carterare, nascondere, eludere questa
architettura stupenda che ormai è diventata il simbolo della Guzzi più della
stessa aquila dorata: il suo imponente bicilindrico a “V”. Perché? A me sembra
un piccolo delitto.
Ammiro la Norge 1200 e
indugio qualche attimo: la immagino senza quel palmo o poco più di carter che ne
copre i fianchi delle sue “torri”…e vedo “come” sarebbe: un capolavoro elevato
al quadrato. In fondo sarebbe la stessa moto ugualmente “protettiva” anche senza
quella “virgola” nella carenatura (un piccolo “fazzoletto”). La stessa moto?
Mica vero…provate a guardarla come l’ho immaginata io, provate, vi prego, e la
scoprirete molto “più Guzzi” grazie alla sua essenza (e “personalità”) esposta.
Il bicilindrico a “V” in frontemarcia è il nostro orgoglio. E l’orgoglio è
qualcosa di prezioso che possono vantare in pochi…è “roba” che non si trova
sugli scaffali del supermarket. L’orgoglio non lo si dovrebbe nascondere. Mai.
Si deve mostrarlo con orgoglio, appunto. Il “1200 twin spark” così ben
ridisegnato e con quel bellissimo “monobraccio” è semplicemente splendido, che
peccato nasconderlo.

INNOVAZIONE, TRADIZIONE E
GRANTURISMO

(LA VIA DEL POSSIBILE)

Prova un po a chiedere a un
Guzzista cosa bisognerebbe fare per la Moto Guzzi e non ti libererai più dai
suoi “secondo lui”. Tutti noi abbiamo i nostri “secondo me” in cui crediamo con
convinzione e se anch’io mi lascio andare…mi slitta la frizione. Quindi calma
ragazzi…bisogna restare con le ruote per terra e percorrere la via del
possibile.
Anch’io fantasticheggio il
sibilo portentoso di una moderna “8 cilindri”, vorrei vedere l’evoluzione
della MGS fino alle corse Superbike, mi piacerebbe un 650
monocilindrico “orizzontale” che ripeta il mito del Falcone…e molto
altro. Ma questi sono bei sogni a occhi aperti i quali fanno bene al sangue,
certo, poi però bisogna essere realisti, prudenti, e investire su ciò che oggi
“funziona” bene, insomma andare a “colpo sicuro”: il bicilindrico a “V”. Credo
che l’orizzonte della Guzzi sia riposto nella valorizzazione del suo splendido
motore il quale, a mio parere, udite udite…è solamente al 50% della sua
evoluzione.
Sfido chiunque a trovare un
bicilindrico così bello in tutto il panorama motociclante: il “V” della Guzzi è
una delle architetture più belle che si siano mai viste. Non solo, offre qualità
di guida impareggiabili per merito dell’albero-motore longitudinale e vicino al
suolo, una “coppia bassa” entusiasmante, e una ottima accessibilità per la
manutenzione ordinaria (cambiare le candele, ad esempio, non è un incubo). E’
ormai il simbolo della Guzzi, ed è talmente Guzzi che nessuno si azzarderebbe ad
imitarlo; avere qualcosa di inimitabile è un lusso raro di questi tempi.
Credo che a Mandello non si
debba mai abbandonare questo concetto propulsivo che contraddistingue il marchio
ormai più dell’aquila dorata. Credo che la carta da giocare sia quella della
innovazione nel rispetto della tradizione
. L’evoluzione del bicilindrico a
“V” e motociclette classiche, austere, ben costruite “attorno” a questo
intramontabile motore che può ancora stupire. Meraviglie come la Breva,
la Griso, la California Vintage, e…la Norge 1200. Ottimo,
avanzti così.
Non scenderei sotto i 750: un
segmento in cui c’è una concorrenza feroce e dove la Guzzi non vanta tradizioni
proprio eccelse. Mi ripeterò: bisogna andare a “colpo sicuro” e costruire ciò
che si può vendere meglio. Perché le moto si costruiscono per venderle, il resto
è aria fritta, bei discorsi…e ne abbiamo sentiti troppi nei lustri passati.
Non investirei ingenti
energie e denari in modelli “racing-sportivi” per le seguenti ragioni: i
compratori di queste moto sono dei “voglina” capricciosi patiti dei circuiti,
dei Box, e sopratutto delle corse in TV, e agognano quelle moto “lì” (bè,
insomma…simili a quelle). Orbene, la Guzzi non scende “ufficialmente” in uno
straccio di pista dal 1973 (Bol d’Or e 24 ore di Le Mans)…come si
può pretendere di vendere modelli sportivi in un simile contesto? Una sessantina
di “pezzi” esclusivi per uno zoccolo duro di puristi sono cosa ben diversa dal
produrre per vendere…; si tratta di investimenti per miliardi (di Lire) e certi
avventurismi si pagano a caro prezzo. Non esito a definire certe Ducati dei
Capolavori, ma quante potremmo vederne in giro senza la grancassa delle gare
Superbike
, dove il marchio bolognese detta legge?…pochine. Addirittura anche
la Monster, la cui indole è vagamente sportiva, gode di questo “volano”
che la trascina.
E’ il granturismo la carta da
giocare, dove la Moto Guzzi vanta grande tradizione e può primeggiare col suo
bicilindrico a “V”. La Norge 1200 è una eccelsa granturismo: “era la
più bella moto del salone”, e questa è un’affermazione dei non-guzzisti.
Quella della innovazione
nel rispetto della tradizione
non è una via facile, è bene non illudersi:
per i Guzzisti ogni creazione sarà sempre poco-Guzzi, per i non-Guzzisti
sarà sempre troppo-Guzzi. Chi vanta una grande tradizione ne è anche
“prigioniero”. No, non è una via facile, ma è l’unica possibile e può condurre
lontano se percorsa bene.
Qualche esempio? La BMW ha
“ripreso” il suo tradizionalissimo boxer dopo aver abbandonato la serie “K”,
oggi ripropone altri propulsori “lucenti” (per la verità un po anonimi)…ma alla
fine la sua “pagnotta” sarà ancora il boxer per un bel pezzo, aggiungo che su
dieci moto bavaresi vendute ben otto sono “GS”, cioè modelli col boxer
orgogliosamente in mostra. La BMW senza il suo boxer? E’ impensabile. La Ducati
ha riprogettato il suo “L” e possiamo ammirare quali livelli d’eccellenza esso
ha raggiunto, il suo pulsare di “pompone” è emozionante anche dentro la TV, è un
orgoglio italico. L’Harley Davidson addirittura ha infarcito il suo “V”
longitudinale con un fiume di demagogia al punto da tramutare le sue
manchevolezze in ”piaceri particolari”. Insomma i suddetti marchi hanno
portato avanzti il loro “stile”, e lo “stile-Guzzi” ha un fascino ineguagliabile…

MAI PIU’…

Chi viene da lontano e vanta
una grande tradizione alle spalle deve giocare questa carta e sopportarne anche
il “peso”: il tuo fardello ma al tempo stesso la tua fortuna. scimmiottare certe
mode effimere e passeggere come la frutta di stagione è un errore da evitare. La
Guzzi ha tutte le carte in regola per stare degnamente nel “Club” degli
esclusivi, su questa via bisogna insistere con serietà e rigorosità.
Ho usato il termine
“rigorosità” perché di rigorosità si tratta: costruire BENE, sempre. Mai più
cadere negli errori del passato. Mai più…
Errori anche recenti:
frizioni “monodisco” che vanno in pappa dopo 2000 Km seguite da precoce usura
delle “punterie idrauliche”. Assurde “moquette” che ricoprono il
basamento-motore e col calore ti ritrovi il motore “lebbroso”… . Sono errori che
si pagano cari, perché gli altri non li commettono, o meglio quando li
commettono (e li commettono) godono di un “perdonismo” che alla Guzzi è negato.
E comunque, a parte tutto, oggi una moto costa 12.000 “euri”…è diventato un
prodotto decisamente “serio” e bisogna starci attenti.
Nella seconda metà degli anni
80 la mitica affidabilità della Guzzi andò a farsi benedire a causa di
componenti di sotto-marca spagnola nell’impianto elettrico, le tristi
“centraline Motoplat”: quanti hanno sofferto lo “zoppicare” di un solo
cilindro?…qualcuno ha conosciuto anche il peggior “disonore” per il Guzzista:
il 116. E anche la “qualità” in senso più generale sovente è stata svilita in
quel periodo.
Il mondo della moto è come la
savanza africana: il Tam Tam si propaga da una tribù all’altra…miserie e
virtù di ogni moto, di ogni marca, echeggiano e ingigantiscono di volta in
volta. Alcune “ombre” ti seguono a lungo e la peggiore in assoluto è la “scarsa
affidabilità” (odiosa, perché ingiusta); te ne liberi col tempo e con
l’auto-rigore: costruire al meglio possibile, e perseverare. Insomma seminare
bene. Non si chiedono carri armati “Abrhams” o “Leopard”,
semplicemente motociclette ben costruite e dotate di buona componentistica nei
punti nevralgici, fermo restando che “errare umanum est” e pure i carri
armati si scassano. Gli ultimi modelli vanno mirabilmente in questa direzione e
daranno buoni frutti, non possono sbagliare.
L’AFFIDABILITA’ è il primo
dogma innanzi al quale si dovrebbe andare prostrati a faccia in giù come
mussulmani osservanti. Nell’abbattimento dei costi produttivi MAI risparmiare in
ciò che è il “cuore” della moto (impianto elettrico e meccanica). Mai. Mai più…
. Il Guzzista poi è un lupo solitario che sale in moto al mattino e
scende a buio fatto, percorre anche 700 Km…e tutti da solo. Bisogna provare cosa
significa essere un “gabbiano Jonathan” in sella a una moto. Chi le
progetta, le moto, dovrebbe osservare fra gli altri impegni aziendali un giro in
solitaria impugnando un manubrio sul Gran Sasso all’imbrunire…e proverebbe di
persona ciò che dovrà progettare con un computer: l’affidabilità.
Ma l’errore più grave, nel
passato della Guzzi, è stato lo stucchevole immobilismo innanzi alle nuove
tecnologie che incombevano nel mondo industriale. Quando qualsiasi artigianello
“contoterzista” era dotato di “computer-Cad” per disegnare e gestire i “pezzi” a
Mandello regnava incrollabile il tecnigrafo anni 50…, nella vetustà degli
stabilimenti frullavanzo macchine-utensili con mandrini manuali risalenti al
dopoguerra, mentre il “controllo-numerico” e la “lettura-elettronica” restavanzo
mestamente fuori. Ignorare (o più colpevolmente rifiutare) le moderne tecnologie
nei processi produttivi è la peggior forma di masochismo. Mai più…

“VINTAGE” E “NORGE 1200”:

MERAVIGLIE EMOZIONANTI

Della Breva 1100 e
della Griso sappiamo molto, quasi tutta la stampa settoriale ne ha steso
le lodi. Sono modelli che vantano una “personalità” senza pari, sono vere Guzzi,
e stanno fruttando bene a quelli che sono i “numeri percentuali”. Ecco cosa deve
costruire la Moto Guzzi: le Guzzi.
La California Vintage
e la Norge 1200…sono meraviglie emozionanti. La gente le ammirava a lungo
seriosa e meravigliata. Embè? Avete perso la favella? Non ve lo aspettavate eh?
Hihihihiiiiii…rifatevi gli occhi. “Hai visto la Gusiiiii…che robaaaa?!”.

Difetti? Certamente uno
purtroppo generalizzato: costano un sacco di soldi. Certe “cifre” e certi
“costi” allontanano i “comuni mortali” da questa passione e i costruttori
(tutti) dovrebbero riflettere.
Lo stile retrò della
Vintage è azzeccato in una realizzazione molto raffinata e riesce nel suo
intento: rievocare uno dei miti di Mandello. Con quella sella bicolore e i tubi
di “platino” a decorare le borse laterali (che belle) mi ricorda in modo
irresistibile la California di Cecco “inclinata” davanzti al Bar di
Paolina…Oh! Se non fosse perché di California ne ho “consumate”
due andrei a ordinarla domattina. Cosa le cambierei? Non mi piacciono quei neri
deflettorini insipidi ai lati dei cilindri (ci risiamo coi carterini): li farei
smontare subito. Il manubrio, se non erro, mi sembra più largo dell’attuale
montato sulla “EV” e forse penalizza il piacere di guida, avrei
conservato le misure attuali.
La Norge 1200…è
addirittura ipnotizzante. E’ forse la motocicletta più bella che ho mai visto.
Per “lei” non esiterei a infliggere un colpo ferale alle mie finanze. Come ho
già scritto “soffro” per la esigua visibilità di quel magnifico “V” portato a
1200, e credo che molti appassionati-cultori la pensino come me (un sondaggio
magari…perché no?). Per questa ragione, alla fine, andrò a prendermi (…dove?)
una magnifica “brevona” accessoriata da “viaggio” col suo bel bicilindrico in
faccia al mondo.
Nella Norge 1200 avrei
contenuto quelli che per me sono  alcuni “eccessi”. Anche la Guzzi deve
assoggettarsi al dogma del “180 posteriore”: gommone come questa sono molto
costose e “finiscono” con sbalorditiva rapidità, e a che servono? Al primo
“cambio” quasi ti impaurisci. Eccessi come questo allontanano la gente dalla
moto quando invece bisogna fare il contrario. Non ho ben capito cosa sia di
“serie” e cosa invece “opzionale”, comunque…vada per l’ABS (di serie), ma il
navigatore-GPS e l’ “alza-vetro-elettrico” (e il baule posteriore) li proporrei
rigorosamente come opzionali: sono sofisticazioni che non tutti bramano e chi
non le vuole (come me) deve letteralmente subirle, inoltre gravanzo non poco su
un prezzo di listino che già esige del “Lei”. Farò certamente a meno del GPS
finchè potrò ricusarlo, quanto all’“alza-vetro-elettrico”…è proposto su
pochissime granturismo i cui proprietari quasi non sanno di averlo. Lo reputo un
marchingegno quasi inutile…roba da automobili (se poi si scassa…è
inaggiustabile): una regolazione manuale con due o tre posizioni sarebbe
ottimale.

E DOMANI?

Sono tutte realizzazioni
stupende e se vincessi un “ternoallotto” le vorrei tutte nel mio garage. Costano
care, è vero,…ma com’è meschina quella storiella che esalta la formica al di
sopra del canto della cicala (!)…e del pulsare del bicilindrico a “V”.Ah!
Avete le idee chiare? Allora
andate a ordinarla al più presto. Ma sìììì! Una botta di vita! Ne abbiamo
solamente una, di vita, troppo breve, sempre sperando che ci vada “bene”.
Cercherei di pubblicizzare a
dovere l’attuale produzione, tutta di alto livello (nemmeno una “motoretta”). E
domani? Realizzerei una grossa enduro; non vedo perché questo importante
segmento debba essere lasciato ai soli appetiti di Honda Varadero, BMW
GS
, Suzuki V-Strom, e poche altre (che poi sono tutte stradali pure).
Quella di abbandonare la Quota 1000 è un’altro errore commesso in riva al
lago. La Guzzi col suo “V” potrebbe scalzare almeno un paio delle suddette
“vacche sacre”. Poi una nuova “California” con la cilindrata portata a 1300, o
addirittura 1400: una imponente motona fatta per stupire che chiamerei
Ambassador 1400, in
due versioni: una più
essenziale (ma comunque ricca) e una accessoriatissima quasi in stile “Gold
Wing” dotata pure di impianto-stereo.

“FERRO ITALIANO” (CHE IDEA
PAZZA…)

Da alcuni mesi la
concessionaria Magica di Ravenna ha cessato l’attività e in tutta la
bassa-Romagna, fino ai confini con l’Emilia, non c’è un “centro” Moto Guzzi. Se
voglio “rinnovare” la mia California, oppure necessito di assistenza…non
so dove guardare. Il Guzzi Club Ravenna (un Club storico e numeroso) è in
preda allo smarrimento. Per noi romagnoli il punto più vicino è a 60-70 Km, nel
cuore di una città,…e c’è da “soffrire” non poco per arrivarci (traffico,
divieti…); per un “tagliandino” devi metterci quasi due giorni di ferie.
Riporto questa situazione
perché è fin troppo comune; un malessere vissuto da numerosi appassionati
costretti a veri pellegrinaggi per fruire di un servizio decente. Nessun marchio
motoristico al mondo è corrisposto da cotanta fede dai suoi adepti, ma anche la
più inossidabile passione ha un limite…
Da oltre un decennio c’è una
lenta ma inesorabile diminuzione di concessionarie Guzzi (sovente luoghi di
ritrovo), e sono “vuoti” rimasti incolmati in troppi capoluoghi. Meraviglie come
la Breva, la Norge, la Vintage…sono come frecce senz’arco
se coadiuvate da una rete commerciale esigua. Credo che la rete commerciale sia
un problema prioritario.
Oggi solamente il “salone”
che espone una gamma che spazia dallo scuterino alla sportiva può reggere una
concorrenza che non fa “prigionieri” e può sopportare costi di esercizio che ti
mangiano vivo. Questo è il mondo di oggi, che piaccia o no, e a me NON piace, ma
tant’è… . Qui dalle mie parti i marchi giapponesi superano ogni pregiudiziale di
“parrocchia”, si uniscono, e ti strizzano l’occhiolino in ogni paesello.
Sbaglierò, e spero di sbagliarmi, ma le concessionarie “monomarca” in stile anni
70-80 sono destinate al cimitero degli elefanti, fa male al cuore, lo so, ma
questa è la realtà…e il mondo è cambiato, bisogna guardare oltre le sponde del
lago. L’alternativa è la “boutique” dove un banale portapacchi costa un milione
e mezzo (di Lire); personalmente vorrei stare fra le Motociclette e i
Motociclisti
, non fra lo snobismo. E credo anche voi.
Sono convinto che Piaggio,
Aprilia e Moto Guzzi insieme possano offrire una gamma di “roba” così esuberante
in grado di soddisfare qualsiasi uzzolo. Sì, insieme, perché si è più forti, e
solo così si mantengono i punti vendita e assistenza in ogni città. Una rete di
concessionarie dotate di uno stile particolare e esclusivo: così come esiste uno
stile italico inconfondibile nel fare le moto, dovrebbe esserci lo stesso stile
nel proporle. Cosa che personalmente non saprei progettare, poichè non sono
marketing-man
, ma vi sono talenti eccelsi in questa materia che certo non
mancheranno negli organici del gruppo-Piaggio.
Le chiamerei (che idea
pazza…) “Ferro Italiano”, oppure “Italian Iron” oltre confine.
Dove hai comprato la tua moto? Da “Ferro Italiano” di
Genova…concessionaria Piaggio, Aprilia e Moto Guzzi. Luoghi esclusivi accomunati
da uno stesso stile italico inconfondibile.
Aprirei degli “Italian
Iron
” nella “mitteleuropea” (“Mote Gutzii..ya!ya!”) e negli Stati
Uniti, dove la “Gaaaausyyy!” tira ancora molto e dove una Ambassador
1400
ben fatta farebbe ancora sfracelli.

Ecco, lo sapevo, mi è
slittata la frizione…e ho scritto un cumulo di corbellerie (e quante ancora
avrei voluto scriverne!). Qualcuno di voi mi ha sopportato fino a qui? Ne
dubito.

Lampeggi orgogliosamente a
“V” (scoperti).

Fabio Baldrati (California
EV 1100 p.i
.)

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