PAOLO IL CANDIDO


PAOLO IL CANDIDO di Fabio Baldrati








                                     
Paolo
il candido


                                                 
di Fabio
Baldrati


 


Paolo si era
venduto tutto, anche l’anima, e Dio solo sà che altro aveva fatto. Ma la sua
California IIINO! Quella non l’aveva ceduta! La passione per
la moto era la parte più fiera, forte e coraggiosa di lui….


 


 


 


 


La vita
l’è coma la schèla de puler: curta in salida e pina ad
merda


(“la vita è
come la scala del pollaio: corta in salita e piena di
sterco”)


 


             
Olindo Guerrini, in arte Stecchetti


              
(irriverente cantastorie romagnolo)


 


 


 


 


Il sonno è
un dono prezioso, un amico e un rifugio, un silenzioso consolatore, un toccasana
per lo spirito.


Puoi
comprendere il tormento dell’insonnia quando ti rigiri senza pace di quà e di là
nel cuore della notte, e sono ore in cui non puoi sfuggire a te stesso. Sembra
che il buon Dio voglia costringerti alle riflessioni svicolate durante il
giorno, a piccoli e grandi esami di coscienza, a qualche intimo
rimprovero.


Mi rigiro smanioso in attesa del sonno.….che non arriva.
Non arriva. Non arriva. Non conosco la persecuzione dei rimorsi e fortunatamente
non sono afflitto da pesanti preoccupazioni, eppure corpo e mente rifiutano di
assopirsi.


Quel
ragazzo… avremmo potuto salvarlo? Fare di più per lui? Certo, si può sempre
fare di più…


Scendo e mi
dirigo nella stanza prediletta in cui abitualmente trovo il piacere dei libri,
della musica, degli oggetti più cari. Accendo la lampada da tavolo e inserisco
nello stereo il “meglio” di Mozart, poi ripongo sul mobiletto le colonne sonore
di Ennio Morricone e le melodie con il flauti di Pan. La chiamano “musica
dell’anima”: la migliore alleata per attraversare una notte troppo lunga e
invincibile.


Nell’unico
momento in cui regna la pace avverto il richiamo della carta, la quale sopporta
ogni mio sopruso senza protestare. Esito qualche istante con la penna sospesa e
l’ombra della “punta” adagiata sul bianco candido. Scrivere è un dolce veleno
che mi delizia e mi tormenta come l’acciaio cromato ora avvolto nell’oscurità
del garage. Ma sì… domani è sabato e posso permettemi un po di sonno
arretrato. Ho bisogno di scrivere.


Trovo
piacevole il flebile rumore del “pennino” sulla carta mentre le parole in blu si
susseguono al suo avanzzare. Come sarebbe il mondo senza carta e penna? Incivile.
Non il fuoco ha rivoluzionato l’esistenza dell’umanità ma la carta e ciò che
l’uomo vi ha immortalato sopra; come le sinfonie di quel folle genio di Mozart,
oppure la prosa dei giganti della letteratura. La vita senza libri? Vuota. Senza
musica? Tristissima.


E senza la
tua Guzzi?…


 


SE
PREDILIGI LE FAVOLE “ROSA”…


Amico mio,
ti racconterò di una amicizia prematuramente recisa dalla signora con la falce.
Ti racconterò di Paolo e della sua Guzzi California, ti racconterò di noi
e del nostro civile “andare in moto”.


Se hai avuto
la bontà d’animo (e la pazienza) di leggere le mie “fatiche” ricorderai storie
goliardiche, ma anche vicende tristi. Tutte vissute impugnando il manubrio. Del
resto così è fatta la vita: gioia e dolore, piacere e sofferenza, esaltazione e
avvilimento. La vita è una meravigliosa malattia incurabile, una marea che sale
e scende, una ruota che gira mentre 
tu sei sul “cerchio”. La vita 
è un affare che non copre le spese. La vita, diceva un irriverente
cantastorie della mia terra: “è come la scala del pollaio: corta in salita e
piena di sterco
“. Bè, comunque vogliamo intenderla… la vita resta sempre
un dono straordinario di cui non abbiamo coscienza, una “occasione unica” che
non dobbiamo assolutamente sprecare.


 


Sopportare
la vita, ecco il vero eroismo.


 


Amico mio,
questa non è una storiella alla melassa…, se prediligi le favole “rosa” a
lieto fine posso consigliarti le fiabe dei fratelli Grimm oppure “i racconti
della veranda
“. La vita quotidiana è cosa ben diversa, nel bene e nel
male.


Paolo era un
ragazzo non abbastanza eroe per sopportare la vita, non abbastanza “duro” e non
abbastanza scaltro. Era un candido fanciullo con la testa fra le nuvole e troppo
vulnerabile alle insidie del vilmondomoderno, ma forse era il migliore fra noi.
Avresti dovuto conoscerlo.


Se sai di
qualche amico in difficoltà aiutalo, fai ciò che puoi per
lui.


 


CON “L’EROICO
ADDOSSO


Non
conoscevo bene Paolo come alcuni amici del gruppo. Partecipava ai “giri in
giro
” organizzati dal Guzzi Club Ravenna e arrivava puntuale in sella
alla sua California, aveva un casco verde chiaro con la visiera
“alzabile”, indossava un fedele giubbotto “chiodo” che chiamava
l’eroico“. Portava avvolta al collo una specie di sciarpa celeste alla
quale non sapeva rinunciare; una volta la dimenticò a casa e nel bel mezzo di un
itinerario tornò a prenderla, non volle sentire ragioni: “senza la mia
sciarpa celeste non riesco a guidare!
“. Restammo ad aspettarlo a lungo. Non
abbiamo mai saputo perchè quel foulard fosse così importante per
lui.


La sua
famiglia era un tipico (atipico) “naufragio” in cui il padre e la madre si
separano nel peggiore dei modi, in un mare di rancore, e le pesanti conseguenze
ricadono drammaticamente sulle esili spalle dell’unico figlio poco più che
adolescente: una creatura sola, smarrita e frustrata. Forse per esigenze
familiari Paolo aveva interrotto gli studi “classici”, ai quali teneva, per
lavorare e guadagnare un po di soldini in una auto-officina alla periferia di
Ravenna. Pure lì gli volevano bene.


Sapevamo
della sua pesante situazione familiare e più volte gli abbiamo offerto aiuto e
sostegno, ma lui rifuggiva l’argomento e si chiudeva in una corazza inviolabile.
Il suo non era orgoglio, concetto a lui sconosciuto, ma
smarrimento.


Con i
risparmi elusi al modesto stipendio di apprendista e con l’aggiunta di qualche
“pagherò” riuscì a coronare il suo sogno, per la verità anche il concessionario
della Guzzi ci mise un generoso “ma sì…. dai!“. Una Guzzi California
III
di seconda mano della serie “tenuta bene”. Nella sua vita ipotecata
dalla sfortuna una piccola-grande conquista: la motocicletta con i cilindri a
-V- frontali grossi come fiaschi di Sangiovese, il manubrio largo, la grande
sella avvolgente, le pedane poggiapiedi e il cambio con la pedivella a
“bilanciere” che fa Clock.


 


MASTICAVA LE
NUVOLE


La
California III era l’unico mezzo che possedeva e non ne immaginava altri,
sarebbe rimasto indifferente innanzi a qualsiasi meraviglia a
motore.


Incurante
del maltempo, in inverno come in estate, Paolo ogni mattina alle 7,45 si recava
al lavoro in sella alla sua moto. Percorreva speditamente Via Maggiore col
bicilndrico gagliardo in seconda marcia: Rhurhurhurhurhu… passava
davanzti alla concessionaria Guzzi e salutava con entusiasmo:
PiiiiiPiiiiiiii… , poco importa se a quell’ora non cera nessuno, lui
pigiava sul clacson. Sempre.


Quando a
sera usciva dal lavoro sostava nel “bar” di Via Maggiore. Magro come uno
spaghetto malcotto, alto forse un metro e settanta, capelli corti “a spazzola”,
occhi scuri e disincantati. L’inseparabile giubbotto di pelle,
l’eroico“,  gli copriva la
tuta da lavoro “leopardata” di olio e grasso. Paolo lavorava sodo.


Gli piacevano le moto posteggiate, e gli piacevamo noi.
Rideva e parlava con quel suo modo particolare… sembrava masticare le nuvole.
Dove andate domenica?…vengo anch’io!“.


E’ il
ricordo più bello che abbiamo di lui: Paolo in sella alla sua California
che saluta sorridente con “l’eroico” addosso e la sciarpa celeste
svolazzante nel vento, come una bandiera gioiosa.


Molti
Guzzisti (io fra loro) adorano un libro intitolato Guzzi Ergo Sum,
in quel piccolo “vangelo” a pag. 87 c’è un leggiadro cavaliere sospeso nel vuoto
in sella a una moto invisibile. Ecco, quello era Paolo. Paolo il
candido
.


 


UN
DISPERATO BISOGNO DI AMICIZIA


Il luogo di
ritrovo  era sempre il solito, così
come l’orario di partenza: le 8.00. Dieci minuti di tolleranza e si
partiva.


Ogni week
end il Guzzi Club organizzava (e organizza) qualche iniziativa: lunghi itinerari
sul Delta del Po, attraversate appenniniche fino alla Toscana, e partecipazioni
ai raduni clebrati nei luoghi più belli (alcuni pure all’estero). Anche la ormai
celebre “in moto per uno straccio di pace” è una “folle” idea di questo
Club. I motociclisti di tutte le “tribù” hanno sempre aderito numerosi con moto
di ogni marca e tipo; ragazzi dai diciotto ai settanta anni accomunati da una
medesima passione, quella per la moto, o meglio per il “mutor“. Intere
giornate trascorse insieme vagabondando lungo strade poco trafficate alla
scoperta di luoghi sfuggiti e paesaggi sopravvissuti. Allegre tavolate con i
caschi appesi alle sedie. Tanti sogni messi nel serbatoio al posto della
benzina. Con un pizzico di presunzione ci piace chiamare questa nostra
concezione della moto “civiltà della motocicletta”, sì, perchè non c’è nulla di
più civile di un gruppo di motociclisti in viaggio, composti, austeri e ben
vestiti; i viaggiatori in motocicletta emanano qualcosa di magnifico. “i
ragazzi con le valigie
“: così ci definisce il Direttore di
Mototurismo.


Paolo
aspettava con impazienza il fine settimana, arrivava quasi sempre puntuale con
l’entusiasmo di chi ha un disperato bisogno di amicizia e rapporti umani: cose
che trovò fra gli estimatori delle Moto Guzzi, i Guzzisti. Se qualche
volta tardava lo aspettavamo, non si partiva senza di lui, e lui arrivava
sempre: Rhurhurhurhurhu…Daiiiiii
Paoloooooo…
!”.


Tutti
volevano bene a quel ragazzo semplice incapace di cattiveria perennemente
sorridente e ingenuo fino al candore, proprio per questa sua indole un po
fanciullesca i ragazzi lo avevano soprannominato “Pèval e candid” (Paolo
il candido).


Gli
raccontavi qualcosa, qualsiasi cosa, e lui la “beveva”. Una volta il buontempone
del gruppo lo convinse a una certa favola: quella della Ferrari rossa perchè il
rosso sarebbe un colore dotato di un migliore coefficiente “cx” di penetrazione
nell’aria (!). Paolo si persuase a tal punto della “Ferrari rossa perchè
rossa va più forte
” che impiegammo del bello e del buono per fargli capire
la goliardata; tutto finì con una gran risata collettiva, una delle tante
dedicate a Paolo. Paolo il candido.


Quel ragazzo era talmente
affabile che anche il più scorbutico dei cavernicoli gli sarebbe diventato
amico. Nel vilmondomoderno in cui ovunque si annida il ghigno del “gatto
& la volpe
” come nella fiaba di Collodi… il nostro “pinocchio” con la
sua innocente ingenuità, il suo “fidarsi” di tutti, piombò in un incubo da cui
difficilmente si esce. Non ne uscì.


 


Noi eravamo
la sua famiglia…. . Chi lo conosceva meglio non capì il suo dramma, oppure lo
comprese troppo tardi. Avremmo potuto salvarlo? Fare di più per lui? Chi può
dirlo. E’ un piccolo rimorso che ogni tanto ci rende una notte lunga e
invincibile, come questa: la sto attraversando chino sulla carta ascoltando
Mozart, Ennio Morricone e i flauti di Pan. Arriverà il
giorno?


 


“NULLA CHE ABBIA AVUTO GLI
OCCHI”


Avevo la
1000 SP quando Paolo veniva con noi. Non so quante volte ho osservato il suo
“frontale” nei miei specchi: i pugni allargati sui manubri, i tipici cilindri a
-V- alettati sporgenti sotto al serbatoio, i tubi paraurti, e poi il suo volto
sorridente dietro all’ampio parabrezza. Oh! Come se la godeva la sua
California, lui e “lei” erano in perfetta simbiosi. Il suo maggior
divertimento era stare a lungo sulla moto e anche lui, come tutti noi, preferiva
i percorsi più lunghi per arrivare a destinazione. Non ci fu bisogno di
spiegargli la nostra filosofia dell’ “andare in moto”.….la conosceva già. Paolo
conosceva quel volto “romantico” della motocicletta che la maggioranza dei
c’ho la moto” non capirebbe in un secolo.


Sono passati
gli anni e oggi stò “consumando” la seconda California. Lui mi ha
indicato i piaceri particolari che questa moto sa elargire: qualcosa di
inspiegabile e comunque introvabile in qualsiasi altro “ferro” a due ruote. Per
ma la Guzzi California con i suoi pregi e difetti resta sempre la Moto
Guzzi “più Guzzi” fra le tante realizzate in riva al lago.


 


Paolo ci ha
insegnato qualcosa di cui oggi più che mai si avverte il bisogno: la sensibilità
del “vivere”.


Durante il
viaggio di andata per il grande raduno di Mandello ci fermammo in una trattoria
blasonata per le sue “portate” di carni assortite. Fra grigliate miste e
sanguinolente bisteccone alla texana lui ordinò degli smilzi spaghettini al
pomodoro, insalata e frutta. Mise a tacere il nostro coro di sfottò  con poche parole al mercurio: “non
voglio mangiare nulla che abbia avuto gli occhi
“.


Ritengo la scelta vegetariana
personale e non condivisibile, ma da quel giorno la bistecca nel piatto continua
ad impormi qualche riflessione: essa significa anche il terrore e il dolore di
una creatura capace di emozioni e dotata di occhi per
guardare.


Eh già, siamo assuefatti al
concetto di consumare, buttare, prendere e usare senza porci troppe
domande…


 


Amico mio,
Paolo era forse il migliore fra noi, era un sensibile. Ti domanderai per quale
ragione fino ad ora ho usato il “passato-imperfetto” (egli era….), perchè
quel ragazzo non è più fra noi, i mercanti di morte ce lo hanno portato via per
sempre. Siano maledetti.


 


BRACCIA COPERTE


Alcuni amici
notarono il cambiamento di Paolo in occasione dell’annuale giro sul Delta del
Po. Il sorriso aveva abbandonato il suo volto, la giovialità era uscita dalla
sua indole, era cupo, assente e appartato. Cos’era accaduto a Paolo? Fra noi si
aggirava un individuo contrapposto al nostro Paolo il candido. In quel
giubbotto “eroico” cera un’altra persona: Paolo il
fantasma.


In occasione
del raduno di Rimini arrivò spoglio del suo foulard celeste. “Bhe? Dove hai
messo il  fularino celeste?
“. La
domanda lo attraversò indenne, era apatico. Quel giorno guidò la moto con
sofferenza. Chiesi a chi lo conosceva meglio il perchè di una simile
metamorfosi, e il mio interlocutore scosse la testa in modo inquietante. Certi
gesti, certe espressioni, valgono più di tutta la lingua
italiana.


Quella
domenica faceva molto caldo eppure Paolo accusava brividi di freddo, non per
questo motivo teneva le braccia coperte ma… per nascondere le ferite delle
punture! Si assentava per lunghi periodi… andava a “farsi”! Paolo era entrato
nell’inferno della droga da cui non sarebbe più uscito.


La sua unica colpa? Essere un
povero ragazzo ingenuo e vulnerabile, l’anello debole di una famiglia
naufragata. Una facile preda da spolpare per il “gatto & la
volpe
“.


Avremmo
potuto salvarlo? Fare di più per lui? Certo, si può sempre fare di più… .


Alcuni
ragazzi del gruppo tentarono quasi con la forza di incamminarlo in una comunità
terapeutica, ma si accorsero troppo tardi del suo dramma: l’eroina gli aveva
carpito lo spirito e devastato il fisico senza scampo.


Noi eravamo
la sua famiglia, anche questo capimmo troppo tardi. Buon Dio… potrai mai
perdonarci?


 


Maledetti
spacciatori! Maledetti mercanti di morte! Vi approfittate dell’ingenuità dei
nostri ragazzi e li abbindolate col ghigno bugiardo della Maga Circe, ne
fate i vostri schiavi, li trasformate in rifiuti umani, li costringete a fare
qualsiasi cosa per qualche “dose” di veleno che gli centellinate al momento
giusto. Vi arricchite con le loro tragedie e quando non “rendono” più, oppure
trovano quel coraggio che a voi manca, ve ne sbarazzate con una dose troppo
“buona”, cioè più cattiva di ogni altra.


Dipendesse
da me vi friggerei sulla sedia elettrica a corrente alternata, vorrei vedervi
schiumare di sofferenza. Sì, la pena di morte, perchè mostri come voi non
dovrebbero abitare questo mondo. I vermi: ecco i vostri compari di merende sotto
un metro di terra. E invece non subite nemmeno il fastidio di un po di galera.
Mondo infame.


 


“SOLAMENTE A CHI LA
MERITA”


Quale
ricordo lasciamo di noi? Un’ora di lavoro per un  marmista


                       
Alphonse Karr


 


Eh no! Caro
Alphonse Karr, ti sbagli! Paolo sorridente in sella alla sua California
con “l’eroico” addosso e la sciarpa celeste nel vento sarà sempre fra
noi.


Non potei
partecipare ai suoi funerali, ma cerano tanti motociclisti e alcuni di essi
portavanzo un foulard celeste al collo.


Forse Paolo
aveva trovato il coraggio di denunciare i suoi spacciatori e così quei bastardi
lo avevano ucciso con una dose “particolare”.


Sappiamo
bene cosa arrivano a fare i drogati per procurarsi qualche “dose”. Paolo si era
venduto tutto, anche l’anima, e Dio solo sà che altro aveva fatto. Ma la sua
California III…. NO! Quella non l’aveva ceduta! La passione per la
moto era la parte più fiera, forte e coraggiosa di lui, l’eroina non riuscì a
sconfiggerla.


La sua
California tornò alla Guzzi di Ravenna. Ricordo bene la serenità del
concessionario di allora: “me la chiedono in tanti… ma la cederò solamente
a chi la merita. Quella lì è una moto speciale
“. Rimase in negozio a lungo,
un po appartata, poi un bel giorno non la vidi più. Non mi interessai del
compratore, voglio pensarla nel garage di un ragazzo…
candido.


Amico mio,
se sai di qualcuno in difficoltà aiutalo, non sottrarti, fai ciò che puoi per
lui.


 


VOGLIO
COMPRARMI UN FOULARD CELESTE…


Un bagliore
di luce è entrato nella stanza filtrando dalle persiane. Gli occhi mi dolgono…
da alcune ore è iniziato il sabato. In lontananza i rintocchi di un campanile,
spengo lo stereo e ripongo la penna. Non mi ero accorto di aver scritto così
tanto, spero di averlo fatto bene.


Apro
l’armadio e prendo la giacca da moto, il casco, i pantaloni e tutto il resto.
Voglio comprarmi un foulard celeste.….e forse anche un giubbotto “chiodo”,
perchè no, e lo chiamerò “l’eroico“.


Entro in
garage e scopro la moto: la mia California. Quando parlai a Paolo della
bellezza dell’alba trascorsa in moto…. lui già la conosceva.


Apro il
portone e mi affaccio in un nuovo giorno. No, amico mio, la vita non è come la
scala del pollaio; è il più meraviglioso dei doni e non dobbiamo assolutamente
sprecarlo.


 


Buona giornata amici. Lampeggi ostinatamente a –V-


Fabio
Baldrati (col vizio di scrivere)


 


 


 


 


 


 


 

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