Qualche riflessione però…


Un’altro giovane è passato all’altro mondo per “colpa della moto”








                   
Qualche
riflessione però…..


                     
di
Fabio Baldrati


 


 


chi
poco pensa, molto erra


       
Leonardo da Vinci


 


 


 


Non
è una storia Guzzista e in questa occasione non menzionerò il nostro
amato marchio (che il buon Dio ce lo conservi). Queste sono semplicemente
riflessioni personali che però, con un pizzico di presunzione, credo gettino la
boccia sul pallino”.


Certi
eccessi sono una ipoteca sull’intero mondo della motocicletta senza distinzioni
di “parrocchie”. Ignorarli, o peggio eluderli, è un errore al quale la mia
coscienza di appassionato motociclista vuole sottrarsi. Chissà, forse alcuni
amici potrebbero condividermi, in tal caso mi sentirò meno “solo”.


 


Un
altro giovane è passato all’altro mondo per “colpa della moto”. E’ l’ennesimo
lutto quì dalle mie parti: bassa Romagna, terra del “mutòr“, o meglio
della moto-super-sportiva-estrema. Negli ultimi sette week end vi sono stati
sette giovani morti in sella. Sette morti in sette giorni! E tutti “a cavallo”
di moto decisamente sportive. Ogni fine settimana c’è una tragedia in qualche
famiglia e non “sgarra” un week end. E’ proprio il caso di dire “puntuale
come la morte
“. Il lunedì mattina i giornali locali fanno un “copia-incolla”
del solito articolo, anche il titolone è sempre lo stesso: “GIOVANE DECEDUTO
IN MOTO”
.


Su dieci
moto vendute in terra di Romagna (tralasciamo gli scuter) ben sette sono
super-sportive, due sono comunque di indole sportiva, una sola turistica. Non
sono numeri di mia invenzione, ma i dati delle immatricolazioni.
Auguri.


 


Per la
verità la maggior parte dei decessi per incidenti, sempre quì nella bassa
Romagna, sono automobilistici: avvengono il venerdì e il sabato notte a causa di
uno stile di vita a dir poco folle: “sballo totale“, musica techno
sparata al massimo del BUM! BUM! BUM! Nefasti cocktail di alcool con strane
pasticche. Ma il “giovane deceduto in moto” fa sempre tiratura e i
giornali altro non sono che “prodotti” da vendere: più copie si vendono, più
soldini arrivano. Non ho mai creduto alla storiella del
“consumoculturalediqualtà”, il sensazionalismo resta la “pagnotta”  di una stampa locale (e non solo locale)
che vive di cronaca.


 


All’indomani
dell’ “ennesimo giovane deceduto in moto” l’opinione pubblica squote la
testa leggendo il giornale innanzi all’edicola, oppure nell’attesa del treno,
dell’autobus: “brutta bestia la moto“. Per il cittadino che “non sa” la
moto è un veicolo infido, pericoloso, traditore, un “ammazzagiovani“. Da
starci alla larga. I motociclisti poi…tutti giovinastri. Vai un po a
spiegargli che in fondo è un veicolo come gli altri, che vi sono moto-e-moto,
che i motociclisti non sono tutti uguali, che c’è modo-e-modo di concepire la
moto…ardua impresa.


Il sindaco
della mia città (Ravenna) ha promesso più repressione, repressione, repressione.
Più prevenzione, prevenzione, prevenzione. E più autovelox (ormai ce lo piazzano
anche fra le mura di casa…). Ho sempre pensato che la “prevenzione” sia
costituita dalle divise sulle strade (e ben visibili), appunto per prevenire e
scoraggiare certi comportamenti, eppure imbattersi in una pattuglia è un evento
raro. Strana prevenzione quella che ti nasconde l’autovelox dappertutto.  “Prevenzione”, certo, ma per le casse
comunali (!). E poi arrivano i soliti “amici” dell’ASAPS (associazione amici
polizia stradale) i quali tuonano il solito repertorio di accuse al codice
che è troppo debole e permissivo…che ci vogliono pene più severe…che la
patente è troppo garantita…che il bonus dei punti è troppo generoso… che
bisogna monitorare con le telecamere, e reprimere, e frustare…
“, insomma
per questi passionari della “sicurezza” le strade andrebbero militarizzate.


 


Nella bassa
Romagna sembra di stare nella Germania-Est di Honecker tanto i controlli sono
asfissianti e….elusivi (c’è da sentirsi male girando per strada), eppure ogni
lunedì trionfano titoloni ad inchiostro spesso con resoconti dedicati ai
pompieri, i quali hanno faticato a lungo per estrarre dalle lamiere
accartocciate le vittime dello “sballo totale“. Come mai? La verità è che
possiamo diventare un paese mussulmano con le pene corporali nella pubblica
piazza (per chi infrange il “codice”), ma gli incidenti ci saranno come e più di
prima. Purtroppo manca una consapevolezza: la “sicurezza stradale” è
sorella gemella con l’ educazione civica delle persone. E questa dovrebbe essere
la via da intraprendere.


Il tuo stile
di vita condiziona il tuo stile di guida, e se vivi in modo cretino facendo il
cretino… . La “sicurezza stradale” è un valore legato alla
“cultura”…e come stiamo a “cultura” in questa nostra italiota? Piuttosto male,
se ci guardiamo attorno. Buon Dio….facci rinsavire.


 


Il ricorso
alla “frusta” è la via più breve e più facile; se poi è coadiuvata dalla
tecnologia diventa l’incubo di George Orwell (avete letto 1984 ?). Ma
soprattutto è un sistema diabolico moooolto conveniente alle finanze della
premiata ditta “stato-comuni-regioni”… . Certi paeselli si sono rifatti la
piazza nuova grazie ai proventi dell’autovelox, altro che “sicurezza
stradale
”!


Per
percorrere altre vie occorrono talento e idee (materie piuttosto rarefatte)
oltre a tempo e risorse, mentre la “frusta”….


Ho avuto
modo di esprimere altre volte e in altre sedi questi concetti, e tornerò a
ripeterli ogni volta in cui ne avrò la possibilità; perchè la cultura è meglio
della frusta, perchè convincere è più produttivo che costringere, perchè andare
per strada non dovrebbe diventare frustrante a causa dello spauracchio da
deterrenza.


Posso
immaginare il pensiero del mio lettore: “il Fabio Baldrati è un illuso e un
sognatore
“. E forse è vero.


 


Ma mi sto
divulgando troppo. Torniamo al nostro sventuratissimo motociclista.


Sono a
andato a rileggermi l’ennesimo aticolo-strazio: dalla ricostruzione traspare un
misto di colpa e ragione da parte del disgraziato motociclista (come sempre, del
resto, negli incidenti gravi). Poi vado a cercare il tipo di moto e trovo la
consueta WXYZR…indubbiamente una “sportiva”. Come al solito. Sarà un
caso…


Per
accopparsi in moto è sufficiente uno scoter, così come la potenza a “tiro basso”
della mia Guzzi California basta e avanzza; ma chissà perchè in queste
tragedie ci trovo sempre una sorta di formula chimica: WXYZR…. . Mai,
oppure raramente, una Varadero, una TDM, una Transalp, una
ST, una GS, una California. Sarà un
caso.…


Un caso?
Davvero? Credo che il caso  centri
come i cavoli a merenda. Credo invece che nel mondo della moto vi siano
responsabilità pesanti. L’ “albero motore” di certe super-sportive non solo
scatena un sacco di cavalli (ingovernabili), ma fa girare un cospiquo volume di
affari: un “volano” che si cerca di far frullare a regimi moooolto gagliardi
(!). Se poi gli effetti collaterali sono “sette morti in sette
giorni
“…una scrollatina di spalle e via. Tanto non è la moto la causa
degli incidenti, ma chi la guida, vero?


Eh NO, mica
vero. Bisogna provarli certi bolidi per capire quanto sono diabolici: ti trovi
sparato in terza ai 180 orari in un attimo e non te ne accorgi, e sei solamente
in terza! Sono concepiti per “volare” ed è praticamente impossibile andare con
“decenza”. Provare per credere. Vado in moto da venticinque anni ma quando
scendo da certi “sellini” mi sento spossato.


 


Sovente si
tratta di autentici bolidi da gran-premio venduti ad un pubblico non certo
costituito dai Rossi e i Capirossi, ma da “normali” che il sabato si imbragano
in arlecchinesche tute corazzate e se ne vanno a scimmiottare le gesta
dell’idolo del momento su una strada statale (!) e con 140-150-160 HP “alla
ruota”. Come diciamo dalle mie parti: “rob da mètt!” (cose da pazzi!). Il
mondo della moto che addirittura foraggia questo stato di cose mi ricorda il
Titanic: a bordo si faceva baldoria mentre l’icberg si avvicinava e nessuno se
ne curava… . Orbene, il nostro “icberg” sono le leggi “capestro” proposte dai
soliti giacobini (ASAPS e compagnia bella), e prima o poi qualche Ministro o
Sottosegretario gli darà ascolto. Auguri. Quello sarà un brutto giorno, amici,
potete credermi. Quando sento e leggo certe proposte di “modifiche al
codice
” non so se sentirmi più scoraggiato o più
irritato.


 


Gli
operatori del settore (tutti, nessuno si escluda) devono trovare una volontà di
auto-regolamentazione per porre un freno a questi eccessi, basta superbolidi.
Basta. Tenue speranza…


Lo
“smanettone” è un ottimo consumatore: egli periodicamente adegua il casco, la
tuta, i guanti, gli stivaletti e il resto della chincaglieria i campioni del
momento mitizzati e corteggiati come se fossero premi Nobel. E infatti il 90 per
cento di ciò che viene esposto nei motor-shop è di tipo racing. Ma
soprattutto lo “smanettone” cambia la moto come la frutta di stagione stuzzicato
dalla “più potente della categoria“. E così, oggi, i costruttori  nella continua rincorsa ai “10
cavalli in più della versione precedente
” sfornato bolidi da paura che non è
poi così esagerato definire “ammazzagiovani” (siamo sinceri: che altro
sono?).


 


Per la
stampa settoriale è la stessa cosa: si vendono più copie con “speciali” e
“comparative” fra super-sportive, 
super-sfide sensazionali fra la XYZR…e la WZRX…;
lunghissimi servizi accattivanti (ben fatti, è vero) infarciti di osanne per
super-prestazioni difficilmente fruibili per pochissimi “manici” sull’asfalto di
una pista, figuriamoci un impiegato di banca con 150-160 HP annidati sotto al
sedere lungo la statale del Muraglione o della Futa… . E dopo pagine e pagine
di magnificazione arriva sempre puntuale, alla fine, il consueto e ipocrita
pistolotto: “…però fatelo solamente in pista“.


Sappiamo
bene qual’è il panorama editoriale ai primi di ogni mese: una celebrazione
generalizzata del racing più esasperato, come se fosse l’unico modo di
concepire questa passione, e come se la massima espressione dell’ “essere
motociclista” sia quella variopinta “integrale”, aggressiva e
corazzata.


 


Sul passo
del Muraglione non ci puoi più andare a causa dei soliti noti; un club di
imbecilli si è impadronito di questa statale e ne hanno fatto una illegittima
pista da “superbike”, nella loro folle logica il Bar sul passo altro non
è che un “dopogara” in cui rilassarsi,….una sosta-ai-box.


Fanno cose da galera! Ti
arrivano alle spalle come sicari e se potessero ti calpesterebbero. Sapete come
chiamano con strafottenza chi viaggia in moto? “i babbo
natale
”.


Su ogni
curva c’è un mazzo di fiori: poveri ragazzi illusi che credevano di avere il
manico“.


Per la
verità sul Muraglione non ci vanno più nemmeno gli “smanettoni” a causa degli
asfissianti controlli, e infatti stanno “rovinando” altri passi prima
“tranquilli”: presto dovremo rinunciare anche ai Mandrioli e alla Calla di
Campigna. Nuove indebite piste da “superbike”.


Come possiamo “difenderci”
con la fovoletta che le moto sono veicoli come gli altri, che i motociclisti non
sono tutti uguali, ecc. ecc. ? Chi ci crede? Bisogna ascoltarli i commenti degli
automobilisti “sopravvissuti” all’attraversata fra Toscana e
Romagna…


 


A volte mi chiedo se sia
possibile fare qualcosa per correggere la rotta e schivare l’icberg  che si avvicina. Bè, ognuno nel suo
piccolo può inviare una lettera a qualche rivista del settore indirizzata alle
varie rubriche dedicate ai lettori: testi concisi di sobria critica e di invito
alla riflessione. Forse poche di esse attraverseranno il “filtro” della
pubblicazione, ma saranno comunque punzecchiature di spillo per le coscienze di
certe redazioni. Dunque diamo un calcio alla pigrizia, se saremo in tanti
dovranno pur riflettere.


 


Gli emuli
delle prodezze dei campioni fanno bene all’economia del settore, ma sono anche
la causa dei guai che affliggono la moto. Gli effetti collaterali di questo
“culto” esaperato del racing non sono più sopportabili: “sette morti
in sette giorni
” solo nella bassa Romagna, e dalle vostre parti va
meglio?


Eh sì, nel
mondo della moto vi sono pesanti responsabilità e prima o poi potrebbe arrivare
un conto salatissimo: continuate pure a fare baldoria mentre l’icberg si
avvicina, ridete ridete, hihihihiiiiii ….avanzti di questo passo ci sarà
poco da ridere.


Come si può
essere così miopi?


 


Generalizzare non è giusto e
voglio evitare di commettere questo errore. Non c’è nulla di male in quattro
ruspanti sgassate fra le curve  di
una stradella isolata, anche questo è godersi la moto; cosa ben diversa è
rischiare la propria pelle e quella altrui facendo “prodezze” da codice penale
su strade statali fruite da famiglie in gite domenicali.


Aggiungo che
il concetto di “moto sportiva” racchiude diverse entità: vi sono i
super-bolidi indiavolati magnanimi fornitori di anime al Padreterno (e di
patenti ai Prefetti), ma anche e sopratutto splendide motociclette godibilissime
e dal volto “umano” (presenti nei listini di ogni costruttore). Così come non
tutti gli appassionati della moto “sportiva” sono “smanettoni”, al contrario: ho
molti amici cultori della moto “stesa” e sono appassionati veri, non fanno cose
da galera, e guarda caso condividono quanto sopra.


Ho
semplicemente espresso il mio dissenso verso questo maledetto “culto” esasperato
del superracing che avanzti di questo passo ci condurrà alla
rovina.


Sono solo e
nel deserto con questi pensieri?


 


Basta così,
non mi sopporterete più. Qualche riflessione però.…


Lampeggi
orgogliosamente a -V-


Fabio
Baldrati

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