CIVILTA’


Civiltà








                                                    
Civiltà


                                                   
di Fabio Baldrati


 


 


“La
civiltà…..chi è costei?”


       
Macchiavelli


 


 


Dopo una
settimana al mercurio in cui le scocciature hanno superato il sopportabile,
finalmente il fine settimana. Uff! Credevo non arrivasse
mai.


Domenica ore
10,30. Rhurhurhurhurhu….…il pulsare sornione della Guzzona mi
accompagna come al solito. Per me partire alle prime luci  è una specie di rito omai da molti anni
(l’alba in moto è un piacere tutto particolare), ma questa mattina ho aperto
il  garage decisamente tardi, poichè
il mio fisico ha preteso quelle ore di sonno che da troppo tempo gli
negavo.


Bè, comunque, in giugno le
giornate sono lunghe e un “salto” fra le colline del Chianti…ma sì, e che sarà
mai? Saranno tra si e no duecento chilometri. Bazzecole. Da Brisighella percorro
il passo della Colla di Casaglia (sempre piacevolissimo) e sarò già in Toscana:
Borgo San Lorenzo, Dicomano, Pontassieve,…in seguito il Chianti Classico:
Greve, Radda e Castellina. Conosco una enoteca nei pressi di Greve dove altre
volte ho aperto il cavalletto per una sosta-acquisti quasi abituale: alcune  bottiglie di quel “rosso” straordinario
col “gallo nero” sull’etichetta (il simbolo del consorzio vinicolo) che poi
ripongo nella borsa-serbatoio. Sì, un paio di bottiglie di “Chianti
Classico
” sono un ottimo pretesto per un giro da quelle parti. Il paesaggio
del Chianti? Oh!….un bagno benefico per gli occhi, se avete scelto la moto per
scoprire il mondo dovreste portare le ruote su quelle strade gentili almeno una
volta.


 


Percorro il
“vialone” della cittadina di Faenza (provincia di Ravenna) ossequioso di una
prudenza in me istintiva. Il traffico è intenso, come al solito. E anche
sclerotico, più del solito. Al rosso dei semafori le automobili “beccheggiano”
impazienti con un tira-e-molla-scassa-frizione  che farà la gioia dei riparatori. Alcune
portiere emanano dalle casse acustiche il BUM!BUM!BUM! di una paranoica
musica techno (sempre mi sono chiesto come si possa stare in simili
abitacoli?!).


Nell’attesa
del verde si affiancano due super-sportive agguerritissime, coloratissime e
carenatissime; entrambe hanno la targa divelta verso l’alto (!) e dal
“retrocoda” penzola un puerile foularino proprio sui numeri…, messo lì
casualmente eh? hihihihiiiiiii… . I due cavalieri con la visiera alzata
fissano il rosso del semaforo con la stessa bramosia dei predatori nella savanza,
le braccia tese sui manubri bassi, la prima innestata, la frizione pronta allo
“scatto”, gli stivaletti ornati di “bugne” poggiati sull’asfalto sembrano
marcare il territorio; tutto emana aggressività in quei bolidi a cominciare dal
“minimo” sibilante tarato oltre i 1100 giri. I due sono sgargianti, ingobbiti,
corazzati di placche ovunque, sembra debbano andare in battaglia. Per la verità
non sembra affatto se riflettiamo sulla loro concezione dell’ “andare in
moto”.


Dietro ai
vetri delle macchine i volti assumono dubbie espressioni rivolte ai due
“arlecchineschi” motociclisti e posso carpirne il pensiero: “Mo vèda ad ràza
ad fanètic
” (ma guarda che razza di fanatici). Quando scatta il
verde….WyuuuuuWyuuuuuu!!! sibilano via e volano “sparati” in pieno
centro città! Buon Dio…sono pazzi o deficienti? forse entrame le cose,
comunque quei caschi tutelano ben poco ingegno.


Non ho
neppure il tempo di innestare la “prima” che alle spalle mi punzecchia un
fastidioso clascon: Pììììììììììì! Alla mia sinistra il
BUM!BUM!BUM! quasi mi sovrasta. Tutti mordono il volante in preda ad una
sorta di nevrosi: la fretta.


Il verde!
Dai! Via! Via! Ma dove corrono tutti? Anche oggi? Vivvaddio è
domenica!


 


E’ questa la
realtà odierna. Siamo soggiogati a una fretta quasi angosciosa che ci costringe
a correre, correre, correre…per arrivare prima, per precedere qualcosa o
qualcuno, per “battere la concorrenza”. Siamo perennemente incalzati da un
“verde” che ci scatta addosso. Dai! Via! Via!


Abbiamo
ingaggiato una assurda lotta contro il tempo che non vinceremo mai;
inconsciamente subiamo uno stile esistenziale che ci frega la vita, e ci
abbruttisce. Nemmeno trovi il tempo per riflettere: scopriresti che è possibile
arrivare negli stessi luoghi e fare le stesse cose con più calma, e ti
risulterebbe più gradevole lavorare, viaggiare, guardare, ascoltare. Vivere. E
andare in moto.


La mia
passione per la moto è sempre stata immune a quella smania che tormenta certi
“smanettoni”: la velocità. Il “correre veloce” ti rende vittima di una
diabolica assuefazione: non ti basta mai… vuoi essere ancora più veloce,
sempre di più, di più! Più potenza, più cavalli, più
aerodinamica.


E’ una
perversione, la velocità, che non lascia certo indifferente l’industria della
moto: nella folle rincorsa alla “più potente della categoria” assistiamo
alla continua promozione di “repliche” con la manopola destra indiavolata,
autentici bolidi destinati ad un pubblico di normalissimi utenti che nel week
end si infilano in tute variopinte e inforcano quei roventi manubri con
l’intento di scimmiottare le gesta dei campioni… sulle strade di ogni giorno.
Che follia. 140, 150, 160 HP “alla ruota”! Ma per fare cosa? Per andare dove?
Perchè certi bolidi da sempre fanno impazzire tanta gente? Ingenuamente mi
domando come ci si possa divertire con una simile concezione della moto e per di
più rischiando la pelle, quella vera, non quella della
tuta.


La volgare
velocità, il “culto” del brivido, sono i volti peggiori della motocicletta e la
offuscano indegnamente.


Il verde!
Dai! Via! Via!


 


Seguo la
“corrente” circondato dalle automobili, alle spalle tedioso come una mignatta il
BUM!BUM!BUM! cresce e decresce correlato alla “molla” del traffico. Due
ragazzotti in “scuterino” si affiancano con fare strafottente, ruminano
cewing gum, con tono di sfida esibiscono l’ “integrale” sollevato fino a
metà testa;… quei bulletti fanno la gimcana nel traffico infischiandosene di
tutto e tutti. C’è da sperare nel sillogismo di Voltaire: “si cresce
crescendo
“. Sarà vero….(?).


A ridosso
delle striscie pedonali un gruppo di pedoni dall’aria rassegnata aspetta quel
gesto di civiltà che invece dovrebbe essere un dovere scontato: la precedenza ai
pedoni. Ma il traffico è un’orda prepotente e ottusa in cui ognuno scarica le
proprie responsabilità sul prossimo: “non si fermano gli altri e dovrei farlo
io? E chi sono il più fesso?”.


Orbene,
questo fesso in sella a una Guzzi California certe occasioni non se le
lascia sfuggire; per me costituiscono una piccola, squisita e sottile forma di
divertimento incoffesabile.


Rallento e
scalo tutte le marcie fino a fermarmi “sulle” striscie, appoggio il piede destro
in terra. Tutti sono “costretti” a fare altrettanto…..con palese riluttanza:
negli specchi posso vedere espressioni imbufalite (“ma che c…o fà!”).
BUM!BUM!BUM!
Addirittura
qualcuno mi punzecchia col solito Pìììììììì! Come mi
diverto…..


Sopporterete
trenta secondi e che sarà mai! Andate a prendere qualche lezione di CIVILTA’.
Barbari.


E’
incredibile: giorno dopo giorno la nostra società urbana è abbruttita al punto
che un semplice gesto di educazione risulta incomprensibile, addirittura
contestato. E increduli sono i volti dei pedoni mentre attraversano con passi
veloci: mi sorridono con cenni di gratitudine ai quali contraccambio, dentro di
me arde una fiammella di intimo orgoglio che non potrei mai descrivere. E’
orgoglio di Motociclista, anzi di Guzzista! eh sì!


Due
ragazzine mi guardano e sghignazzano fra loro, un signore e la sua consorte mi
sorridono mentre accellerano il passo. “Hai visto che gentile quel
motociclista? Te lo dicevo io che non sono tutti
uguali…


Vi sono
ancora i piedi sulle striscie quando arriva a punzecchiami il solito:
Pìììììì!
BUM!BUM!BUM!
Aspetto che
l’ultima scarpa sia salita sul “marciapiedi” e innesto la prima:
Clock, riparto con tutta calma, anche gli altri alle mie spalle si
“adeguano”…. con palese riluttanza.


 


Sì, per me
queste sono occasioni da non perdere. La “precedenza ai pedoni” è
diventata una forma di divertimento sopratutto quando sono contraccambiato da
facce gradevolmente sbigottite (davanzti a me) e da sbuffi spazientiti (dietro di
me). Questi ultimi li trovo persino spassosi.


Sono ghiotte
occasioni per dimostrare che i Motociclisti non sono tutti uguali; ma
soprattutto i Motociclisti non hanno nulla in comune con gli “smanettoni”
bruciasemafori dai colori di guerra, e tanto meno con certi volgari pseudo
“cavalieri” strombazzanti e dal rutto libero, il manubrio in aria, i teschi
stampati su luridi giubbotti. NO, noi non siamo così.


Facciamo
vedere che siamo gente CIVILE. Sempre e ovunque dimostriamo nei fatti che siamo
un Popolo motivato da una passione pulita: ai semafori, nei sorpassi,
nelle soste. Il nostro “andare in moto” vanta la dignità di uno stile austero,
sobrio e signorile, mai volgare. Non passerà inosservato.


Esiste una
CIVILTA’ della Motocicletta e nel mio piccolo, anzi piccolissimo, mi
diverto a esibirla. Eh bè….mi diverto con poco. Lo so.


 


Lampeggi
orgogliosamente a -V-


 


Fabio
Baldrati


 


 


 


 

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