FACCIA DI BOMBOLONI

“Non è cattivo, ma è forse l’uomo più vicino
alla bestia che io abbia mai conosciuto”

Tenente John Dumbar (nel film Balla coi Lupi)


Fra la variegata e colorita “fauna” motociclante ho conosciuto
anche un orco, ……sì, proprio un orco, certamente non cattivo
come quello fiabesco dei Fratelli Grimm, ma ugualmente brutale.
Ho tentato di sottrarre dalle sue grinfie quella meravigliosa
creatura, ho tentato fino a rendermi ridicolo, ma non ci sono
riuscito.
Ho scritto “faccia di bomboloni” con penna pentita: ricordare
(e descrivere) quella giornata è stato come assistere ad una
mano passata a “graffio” su una lavagna. Questo modesto scrivano
ha resistito come Ulisse alle “sirene” tentatrici annidate nel
cestino: “accartocciaebuttaquiiiiiiiiiiiiii……”.

Il Week End è dolce e non ingrassa. Dopo una settimana
dai ritmi koreani l’arrivo del fine settimana ha il sapore di
una vittoria, soprattutto quando le previsioni –meteo- promettono
bel tempo. E domenica regnerà il sole ovunque.
Bene!
Sono nato in quella Bassa-Romagna da sempre celebrata quale
“Nazione del Mutòr” (un mito ormai appannato) e qui ancora vivo
a poche decine di chilometri da un meraviglioso lembo d’Italia:
l’appennino Tosco-Romagnolo. I Passi che collegano la Romagna
con la Toscana costituiscono un dedalo di splendidi percorsi
per tutti noi tormentati senza speranza da questa “malsana”
passione per il mutòr. Ho “consumato” le mie quattro Moto Guzzi
sù e giù per la penisola da nord a sud, dalle alpi valdostane
ai boschi calabresi della Sila (ancora mi mancano le isole).
Conservo buona memoria di incantevoli paesaggi e magnifici itinerari
ma nulla di quelle meraviglie può eguagliare la “magia” di questa
parte di appennino, i suoi Passi diventano veri e propri luoghi
“culto” nel corso di ogni fine settimana, una sorta di Pow Wow
a cui partecipano tutte le tribù motociclanti.
Sostare ai bordi di queste strade significa indovinare le moto
in lontananza in un gioco di mille eco lontane sparse fra i
monti: sempre inconfondibile il “ronzare” energico di ogni italico
bicilindrico. “..…tu hai due coglioni e anche la moto deve averne
due!”: questo irriverente comandamento trova finalmente la meritata
legittimità se si considera che il bicilindrico è tutt’altro
che sconfitto dopo oltre vent’anni di aspra lotta con lo storico
antagonista, il “quattro”. Sono passati molti lustri (troppi)
da quando Silèzi (silenzio) sembrava essere l’Ultimo dei Moicani
deciso a non soccombere all’assedio del quattro-in-uno. I suoi
due ruspanti “attributi a V” ne hanno fatta ingerire di polvere
……. .

Eh sì, era tutta da ammirare la sua Le Mans. Bei tempi.
Li rivoglio!

A ME MI PIACE…….
Questi itinerari fra Romagna e Toscana possono soddisfare la
mia doppia indole di paesaggista e motociclista.
Chi avrà stabilito che non si deve dire “a me mi…..”?? A me
mi piace la bellezza agreste di questo appennino il cui verde
sembra vincere la odiosa mania di riversare cemento ovunque.
A me mi piace incontrare il “popolo” motociclista in ogni sua
etnia, salutare decine di volte ed essere contraccambiato. A
me mi piace smagrire i pneumatici su curve e tornanti degni
del marchio DOC alla stregua del Chianti Classico. A me mi piace
varcare questi Passi e “perdermi” nella meraviglia della Toscana
proprio fino alle dolci colline del Chianti.
Ma ciò che più mi allieta è tornare a casa a buio fatto pieno
d’aria come il gabbiano Jonathan, e rispondere con un serafico:
“ero con la mia Guzzi….non ero solo” a chi squote la testa compatito.
Dobbiamo rassegnarci: non ci capiranno mai.
Sempre parto di buon mattino dopo aver consumato una ricca colazione
a base di uova al bakon (fino a sera non tocco cibo), e trascorro
l’intera giornata sulla mia Guzzi California. Ben poche moto
possono eguagliarla in ciò che si chiama “piacere di guida”,
la California è la Guzzi “più Guzzi” che ho mai avuto e non
scenderei mai da quella geniale assetto di guida al punto che,
addirittura, trovo seccante anche la sosta per fare il “pieno”.
Ho scelto questa Custom atipica con animo pentito dopo molti
anni di 1000 SP II e III, e non sono più “rinsavito”. La mia
prossima moto? ….che domanda.
La Moto Guzzi del mio immaginario corrisponde a quella che possiedo
(sono fortunato), vale a dire rigorosamente bicilindrica a “V”
e con trazione cardanica, manca solamente un serbatoio di trenta
litri. Ho viaggiato qualche volta con amici le cui moto avevano
serbatoini “gentili” (e per giunta assetate):…….giornate trascorse
alla ricerca di una pompa in servizio, un vero stress, una scocciatura
senza pari.

IL MASSIMO DEL GAUDIO

Il più famoso fra i valici tosco-romagnoli è indubbiamente
il Muraglione (Statale 67) fra Forlì e Firenze.
Fin dagli “anni ruggenti” i motociclisti vengono a tornire le
sue curve e tornanti,…..anche troppo ultimamente: ogni sabato
gli adepti del “club degli stupidi” vi giungono ad esibire il
meglio, cioè il peggio, del loro bel repertorio…..da galera!
Poco importa che si tratti di quattro gatti, essi sono molto
appariscenti e i “giacobini” detrattori della moto ci vanno
a nozze. Mai ci toglieremo la rogna di dosso a causa delle prodezze
di certi imbecilli. Sovente mi arrivano alle spalle come sicari
e mi affretto a dar loro strada, non li voglio a braccarmi,
il fastidio che essi provano per questo “intruso” è corrisposto
con lauti interessi.
Il Muraglione è uno degli itinerari più belli d’Italia dipanato
in un panorama dal verde incorrotto. Un bel paesaggio e un bel
percorso: ecco il “mio” Muraglione.
Domenica è il giorno in cui i “tranquilli” come me giungono
a godere questo percorso (gli smanettoni di sabato). Nel primo
mattino davanzti al manubrio un sinuoso “nastro grigio” in cui
la mia Guzzi va “giù” da ogni lato animata da una volontà propria,
mentre questi due pistoni grossi come boccali da birra mi spingono
vigorosamente su mille curve zuccherose.
Non ho mai conosciuto la velocità massima espressa dalle mie
moto. 180? 200?….di piu? Davvero non lo so e rifuggo simili
primati quasi con repulsione, si chiama “mototurismo” la mia
concezione della motocicletta. Il massimo del gaudio, per me,
è quello di stare in sella a lungo, scoprire nuovi paesaggi,
ascoltare il “respiro” di questo meraviglioso bicilindrico a
“V” che reputo essere il migliore fra tutti i compagni di viaggio
e rende le mie giornate sempre troppo brevi.
Mi aspetta una giornata lunga e luminosa, oggi arriverò……chissà
dove
. Il “pulsare” del motore, il vento addosso, il bel
Clock del cambio a bilanciere saranno la colonna sonora di questa
giornata. Mai potrei ipotizzare uno “scimmione” che approda
a rovinarmela,…..eppure egli sta arrivando di gran lena, presto
il suo “occhio giallo” sarà nei miei specchi.

TI AVRO‘ SCASSATA PRIMA DI SERA!!

Ecco, ci risiamo: nei miei specchi l’ennesimo smanettane con
le formiche nelle mutande, spero sorpassi in fretta e non stia
a tediarmi. Lo vedo ingrandire rapidamente: casco integrale
con visiera scura, giubbotto sgargiante, la sua moto …..ma…..perbacco!
E’ proprio LEI, una rarissima V7 Sport con serbatoio verde
e telaio rosso. Conosco ogni centimetro quadrato di quell’avanztreno:
è unico come la Gioconda.

Quando il tipo inizia il sorpasso mi giro sorridente in segno
di saluto…..e subito la mia gioia svanisce: la V7 mi passa a
fianco sotto tortura a chissà quante migliaia di giri tanto
che il suo trentennale bicilindrico a “teste tonde” rischia
l’esplosione, esso strilla di dolore quando il suo aguzzino
“spara” la quarta a cazzotto tosto di piede e di polso, dentro
a quel casco un malsano pensiero: “ti avrò scassata prima di
sera!!” . La moto vacilla per la brutalità, il ragazzone in
jeans e stivali texani fila via sbilenco in sella con una natica
di fuori. Ogni tanto vedo qualcuno stare in moto “sciancato”
a quel modo e non ne comprendo il senso,…….soffrono di emorroidi?

Il bicilindrico a “V” di 750 C.C. era ancora appeso al tecnigrafo
di Cesare Carcano quando arrivò a Mandello nei primi anni 70
un geniale tecnico, un romagnolo “patito” del mutòr. Lino Tonti
lottò contro tutto e tutti per realizzare il suo sogno e ci
riuscì partendo proprio da quel progetto: la V7 Sport è un capolavoro
senza tempo, una motocicletta cosmica, la degna candidata per
la futura Arca di Noè, la madre delle attuali (probabilmente
future) motociclette di Mandello. Per i Guzzisti del globo è
la “coperta di Linus”, ogni motociclista degno di questo nome
si toglie il cappello (…..il casco) innanzi a quel magnifico
“ferro italiano”.
I primissimi 200 esemplari con serbatoio verde e telaio rosso
(freni a tamburo) sono ambiti per quanto rari, e quell’esemplare
era uno di essi. Vedere cotanta meraviglia strapazzata a quel
modo mi fa male al cuore. Chi maltratta una motocicletta storica
dovrebbe subire la legge islamica (!).

Arrivo al Passo e vi trovo le consuete e numerose moto posteggiate
(quasi tutte sportive variopinte) nel tradizionale ritrovo.
Tanti “arlecchini” assediano la V7Sport irta sul cavalletto,
parcheggio la California e tolgo il casco.
E’ letteralmente stupenda, fedelissima in ogni particolare,
mai visto un esemplare simile. Il suo stato di conservazione
è ottimo ….eppure è nelle mani di un orco, com’è possibile?
Essa accusa evidenti segni di maltrattamento: assisto impotente
ai gemiti doloranti di quel cardano le cui gocce di “sangue”
scandiscono l’asfalto. E arriva il solito melenso con la battutina
stupidotta sulle Guzzi che perdono olio….., prima sbuffo, poi
sbotto: “voglio vedere il tuo frullino fra trent’anni!”. Applausi.

Entro nel bar e lo vedo appoggiato coi gomiti sul bancone a
sgranocchiare un mega-panino, sembra un rude cow-boy in un Saloon
dell’ottocento. Con garbo mi avvicino e mi complimento per la
sua moto, il tipo si gira e mi mostra un faccione masticante
in cui la testa muove sù e giù mentre la mascella resta ferma,
le sue guancione rosate sembrano paffuti “bomboloni” (dolci
farciti alla crema), mi fissa con grandi occhi bovini e accenna
un sorrisino, poi torna sul mega-panino.
Molto discretamente gli dico che ritengo essere la sua motocicletta
“storica” e sono interessato ad acquistarla, esorto il tipo
a formulare una cifra, gli chiedo anche se si rende conto dei
maltrattamenti a cui la sottopone. Il “faccia di bomboloni”
si gira e mi riversa addosso una sguaiata risata a bocca spalancata…….quella
cloaca di viscido masticume mi investe con un fetore nauseabondo
al wurstel!! Dio che schifo……mi si annebbia la vista. Quando
rinsavisco lo vedo dirigersi verso il Flipper lasciandomi un
mortificante “ma va laaaaaaaaa”.
Si avvicina un tipo e scoraggia ogni mia speranza, egli mi spiega
che lo scimmione ha ricevuto in eredità quella V7 Sport da un
parente defunto (un vero cultore) e non la vende, vi hanno provato
in molti prima di me. E io ci riprovo: qualsiasi cifra! Niente.
Mi sembra di corteggiare una super bellona e mi sento ridicolo,
incasso un altro “ma va laaaaaaaaa”. Non è cattivo, mi ricorda
l’accompagnatore del Tenente John Dumbar nella prateria nel
film -Balla coi Lupi-.
E’ frustrante: se avessi una moto simile la cullerei in una
cripta di vetro, mi pavoneggerei ai raduni come una Wanda Osiris
al maschile,……e invece la possiede quello scimpanzé lì, impegnato
a scassare il Flipper, e mai, mai, mai e poi mai ne comprenderà
il valore,…….quel “faccia di bomboloni” il cui intelletto non
oltrepassa l’uso del midollo spinale. Mondo infame.
L’Uomo di Neanderthall infila il casco in un braccio e sale
sulla V7, mette in moto e manda il motore al massimo dei giri
con sadiche sgassatone, Quando la sua zampata pianta la prima
marcia il CLAAAACK è impressionante, mi procura un disgusto
di unghie che graffiano una lavagna, porto le mani sulla faccia,….non
posso guardare. La “condannata” parte in un turbine di fumo
fra il tripudio della colorita “curva sud”. Alcuni idioti applaudono
compiaciuti,…..li prenderei a scapaccioni.
Salgo sulla mia California e torno a casa.

A distanza di circa due anni ancora soffro di una allergia
al wurstel. Ho tentato di sottrarre la meravigliosa creatura
dalle grinfie di quell’orco, ho tentato, non ci sono riuscito.
Guzzisti, perdonatemi.

Fabio Baldrati (Ravenna)

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