non è colpa loro….

di Fabio Baldrati

“Perché l’albero rappresenta, fin dai tempi più antichi, il simbolo e l’espressione della vita, dell’equilibrio e della saggezza. L’albero del paradiso terrestre era la fonte della conoscenza del bene e del male. Spesso nell’antichità colossali patriarchi arborei millenari furono venerati come sacri. Qualsiasi stupido è capace di distruggere gli alberi”

Jean Giono (l’uomo che piantava gli alberi)


viale        Giolitti

“però anche altri politici: volevano bene
al “suolo patrio” (Giovanni Giolitti)”

Quante strade conoscete come questa della foto in alto? Provate un piacere indefinibile quando vi “tuffate” in moto in quei tunnell ombrosi vero? Una meraviglia davanti al manubrio che finisce sempre troppo presto. A volte torno a ripercorrerli come un bimbo su una giostra. E’ una bellezza particolare di cui non abbiamo coscienza, come spesso accade per le cose belle.
Le strade cinte di alberi fanno parte da sempre del “paesaggio italiano”, alcuni filari sono magnifici e secolari: risalgono al 1913 quando il Primo Ministro Giovanni Giolitti dispose per “Regio Decreto” la piantumazione di alberi d’alto fusto ai lati delle carrozzabili: “per donare al viaggiatore bellezza di italico paesaggio”. Altri tempi, il traffico….cos’era? Però anche altri politici: volevano bene al “suolo patrio”.

Nella “bassa” Francia questi viali alberati sono numerosi e chilometrici, fanno parte della “belle France”, se qualcuno ne ventilasse l’abbattimento per ragioni di “sicurezza” diventerebbe piuttosto antipatico ai francesi. In Italia, nella generale indifferenza, tale provvedimento è stato proposto, forse imposto, quasi suggerito, anzi (s)consigliato, più o meno (dis)approvato….eccolo lì: il solito pasticcio all’”italiota”. Oggi tutto viene delegato agli enti-locali: “fate un po’ come credete”. E così qualche amministratore ha consumato un ennesimo delitto ambientale e paesaggistico in nome di una discutibile “sicurezza”.
Qualcuno può fermare questa nuova follia? Esiste un Ministro dell’Ambiente?

Ogni giorno ne arriva una nuova. La Cassazione ha stabilito che la responsabilità per la “sicurezza” di una strada spetta all’ente-gestore; a priori il codice-stradale prescrive che fuori dai centri abitati gli alberi debbano essere a oltre sei metri dal ciglio. In pratica: chi va a sbattere su un albero può citare l’ente-gestore per “danni-materiali-morali”. E’ anche vero che la Cassazione non parla di “abbattimento”, ma di “messa in sicurezza” delle suddette alberature (per esempio con varie protezioni).

A quanto pare la questione è delegata agli enti-locali. Dalle mie parti si temporeggia: per sistemare delle protezioni non c’è un Euro in cassa (scusate ma….i proventi delle multe?), l’abbattimento è ostacolato da qualche legge (un po nebulosa) a tutela degli alberi, poi persiste un flebile scrupolo rimarcato dai cittadini. Al momento in cui scrivo questa è la situazione, o meglio il pasticcio. Cosa farei nei panni di un’amministratore? Buona domanda, sicuramente perseguirei ogni via alternativa alle motoseghe.
Vengono puntualmente citati i cipressi di Bolgheri, in Toscana, quando per questo “viale-simbolo” una soluzione si troverà. Innumerevoli vedute caratteristiche di bellissime strade alberate sono appese alle coscienze “on-off” degli enti locali, mentre da più parti è iniziata una “spogliazione” inaccettabile. Un viale “segato”, prima rigoglioso di alberi, ti incute tristezza, poi stizza: chi ha permesso questo?? E’ tornato Attila Re degli Unni? A quanto pare sì, e non da ieri: povero “belpaese”….

Andando a zonzo in moto possiamo vedere una moltitudine di “roba” lungo il ciglio a meno di sei metri: con tale criterio andrebbe abbattuta mezza Italia, perché proprio gli alberi dovrebbero “andare giù”? Non hanno colpe se qualcuno va a sbattere….sovente all’alba sbronzo e “impasticcato”(!). Incasserò una moltitudine di critiche: mi sembra che nel perseguire un distorto concetto di “sicurezza” abbiamo smarrito il senno.

Fate conoscere nel vostro “possibile” quanto sopra: non è per me….figuriamoci. E’ per una presa di coscienza, per ritrovare la bellezza davanti al manubrio, per ricordare chi ci ha preceduto (con maggiore senno).

Fabio Baldrati Guzzi Stelvio 1200 “la guzzalda giumenta”

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