La macchina del tempo

di Fabio Baldrati

Il segreto per restare giovani è una (s)regolata passione per il piacere

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Di mitologie sul gobbo di chi va in moto ve ne sono molte: alcune nascondono qualche verità, altre sono abbastanza stupide. Sicuramente soffriamo preconcetti sgradevoli appiccicati con più tenacia dei moscerini rinsecchiti sul casco. Potremo mai liberarcene? Non credo, anche perché certi “tuttologi” sempre lesti nel denigrare il “centauro” trovano fior di argomenti senza faticare: abbiamo “fratelli” le cui “prodezze” portano pessima acqua al nostro mulino, lo sappiamo bene, ne paghiamo ingiustamente il “conto”.
Un preconcetto particolarmente tenace è quello legato all’anagrafe di chi va in moto: roba per giovani. Questo è talmente scontato, usato, abusato, che abbiamo finito col crederci pure noi. Infatti un dogma impone un’ipoteca “ideologica” su questa passione con distorte definizioni di “gioventù”. E’ sempre stato così: la moto? Roba per ventenni, e probabilmente questa mitologia trova radici negli anni 70. Quasi inconsciamente arrivi a emarginare l’idea della moto dopo i quaranta (addirittura!) tanto ti hanno ubriacato con certi stereotipi; eppure sei in forma smagliante, ti avvicini ai cinquanta e ti piace montare in groppa più di ieri, anzi….non ti basta mai, ci faresti “il milione” di Marco Polo. Pensi alla moto in garage e speri nel bel tempo per il week end che non arriva mai, il mercoledì sembra invincibile. Torni fanciullo. Invece di appendere il casco al chiodo, come vorrebbe quello stupidotto “pensierino comune”, senti le sirene di ulisse ogni volta che metti piede in garage: “Daiiiii….montasùandiamoviaaaaaaa….”.

Il segreto per restare giovani è una (s)regolata passione per il piacere: questa portala con te, amico mio. La moto è un veicolo piacevole che si permette di sbeffeggiare l’anagrafe: basta partecipare a qualche raduno per vedere “ragazzi” dai 20 agli 80 anni in groppa a cavalcature di tutti i tipi.
Ognuno coltiva una propria concezione della moto, il mio “andare in moto” è la ricerca della bellezza dei paesaggi: gli ultimi rimasti. Il vento addosso e la percezione delle atmosfere con i cinque sensi, il “grigio-argento” che sfuma un palmo sotto ai piedi, il pulsare sornione del bicilindrico, di “questo” bicilindrico, a tremila giri. Non è sempre tutto edulcorato: fatica, caldo e freddo, disagi dovuti al maltempo, leggi idiote indigeribili. Anche questo è “andare in moto”. Chi coltiva una certa filosofia motociclante, chiamiamola “mototurismo”, non smette mai….al contrario dei “c’ho la moto” stagionali: finito il binomio luglio-agosto….”occasione-vendesi”. Quelli come noi montano “in groppa” per sempre.

La Moto Guzzi è semplicemente, squisitamente, una Passione, qualcosa di inesplicabile che può gratificarti per sempre; dai 20 agli 80 anni il magnetismo di questo manubrio ti delizia e ti tormenta. Cos’è una Passione? E’ qualcosa per cui puoi “vivere” e del tuo mestiere “sopravvivere”.
Ma poi, cosa significano termini come “gioventù” e “vecchiaia”? Sono parole vuote, mentre la soglia che scandisce la “non-più-gioventù” è piuttosto opinabile. 50 anni sono tanti? Pochi? Boh….sulla soglia dei 50 mi sento in forma strepitosa, di fisico e di spirito, anzi meglio di quando avevo 25 anni. I viaggi in moto mi hanno “innervato”, mi mantengono “ibernato” nel corpo e nello spirito. Dormire nei camping in tenda e sacco a pelo con la moto accanto, mangiare poco, bere “zero”, il fumo? “Vade retro”. I viaggi in moto sono stati un toccasana per fisico e spirito. Se ti piace andare in moto, amico mio, butta quell’armamentario di stereotipi dove sappiamo e tira la catenella. Siamo fruitori di un privilegio: la “macchina del tempo” (….non raccontiamolo in giro: passeremmo per matti).

Ho comprato la mia prima Moto Guzzi 30 anni fa, era una 1000 SP di “seconda mano” (….arrivavo “lì”): non ho più smesso, non vorrei smettere mai. Da alcuni mesi una rinnovata “scimmia” mi punzecchiava con insistenza, peggio di una zecca! Sensazione che non credevo potesse essere in me ancora così “magnetica”. La Stelvio è la mia settima Moto Guzzi. Mi hanno fatto aspettare un po per la consegna (un po tanto): sarà vero che le cose migliori sono quelle che faticano a “iniziare”. Hanno fatto una motocicletta incredibile; della Stelvio sono diventato un “tossico”. Andate a provarla e dopo datevi ‘na “botta di vita”. Se non mi romperanno troppo i “cosiddetti” con leggi capestro e obblighi dispotici (questi sì mi “stendono”) ringiovanirò in moto per altri 30 anni. Viva il “mutòr”: la “macchina del tempo”.

Fabio Baldrati
Guzzi Stelvio 1200 “la guzzalda giumenta”

2 Commenti su La macchina del tempo

  1. Sempre bello leggerti 😉

  2. Quoto al 100% :yes: :yes: e non potrei fare diversamente alla soglia dei 60 :yahoo: :yahoo: vai con la due ruote !! :good: :good:

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